Becoming, il libro di Michelle Obama

Uscito in Italia il 13 novembre, Becoming, l’autobiografia della ex first-lady Michelle Obama, ha registrato un boom nelle vendite. Un memoir che ripercorre la vita di Michelle, un libro che racconta la storia di una donna ormai diventata un’icona internazionale, svelando anche molti aspetti delicati e problematici del suo passato. Un passato con origini umili, radicato in un piccolo appartamento di Chicago dove viveva con papà Fraser e mamma Marian, che le fecero capire da subito «l’importanza di lavorare sodo, ridere spesso e mantenere la parola data», un insegnamento che la ex first-lady si è portata dietro per tutta la vita. Quella di Michelle è, del resto, una storia di speranza, una vita basata sull’ottimismo, che lei stessa definisce «una sorta di fede». «Se c’è posto per noi, allora può esserci posto anche per molti altri», scrive la ex first-lady, sottolineando come la cosa più importante sia, a suo avviso, non tanto il cercare una perfezione che non esiste, quanto porsi di fronte un traguardo e non avere paura a raccontare la propria storia autentica.

 

 

Prima di presentare il libro, Michele ha scelto di condividere una serie di scatti molto personali, diffusi via Instagram: dalla foto con la madre in un appartamento di Chicago a quella con Obama il giorno del matrimonio, passando per lo scatto che la ritrae fiera, di fronte a Princeton, dove era arrivata spezzando quelle convenzioni sociali che per decenni avevano visto questa prestigiosa università americana frequentata solo da bianchi benestanti. Becoming non è solo la storia di un’icona internazionale, ma è anche una confessione intima di una donna, dalle difficoltà matrimoniali fino all’aborto e alla fecondazione in vitro. Così una delle coppie più amate d’America racconta di come abbia fatto ricorso a un consulente matrimoniale per allenarsi a far fronte alle reciproche differenze. Michelle sceglie anche di sfatare quel mito che vede tutte le coppie durature come prive di momenti bui. Con alle spalle venticinque anni di matrimonio, la signora Obama decide di parlare non solo delle luci ma anche delle difficoltà affrontate nel rapporto con Barack. Tra questi, il delicatissimo periodo che seguì il suo aborto spontaneo, che la fece sentire «sola e persa». Un ricordo tanto personale quanto di necessaria condivisione, secondo Michelle, per far capire a tante giovani donne che vivono questo trauma che non sono sole, e che, anche se pochissimo se ne parla, perdere naturalmente un bambino è una cosa molto più comune di quanto si creda, che circa una donna su quattro sperimenta. Da qui la decisione di ricorrere alla fecondazione assistita per la nascita delle due figlie.

 

 

Michelle fa anche sapere ai suoi lettori della volontà di restare distaccata dalla politica in futuro, una scelta apparentemente confermata proprio dall’esperienza decennale alla Casa Bianca, che l’ha portata a capire in maniera ancora più netta che quello della politica non è il suo mondo. Niente candidature in vista, insomma: ci tiene a precisarlo proprio nel libro la ex first-lady alla quale in tanti domandano se mai si candiderà seguendo le orme del marito. Le sono, probabilmente, bastati i dieci anni alla Casa Bianca, dove la aspettava una dimora grandiosa, chef di livello internazionale e agenti segreti dietro ogni porta: un ambiente particolare al quale nel corso del tempo era riuscita ad abituarsi, così come ad essere la prima first lady afroamericana. Uscita da quell’ambiente, però, Michelle si dice felice della sua ritrovata quotidianità, della privacy riconquistata e dei tanti momenti che ora può godersi col marito, in quello che lei stessa definisce un «ritrovarsi insieme».

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