Bergamo e i cani: «Non metteteli
in cima al “branco” familiare»

Stefano Faverzani è docente di Semeiotica medica al dipartimento di medicina veterinaria della Statale di Milano e presidente dell’Ordine dei veterinari della provincia di Bergamo. Sposato (con una veterinaria), risiede a Filago con quattro cani, un gatto, tre capre «e uccelli quanti ne vuole».

Professore, la Bergamasca si è riempita di cani.
«Sono aumentati molto anche i gatti e tutti quelli che vengono definiti “nuovi animali di compagnia”: conigli, cavie, uccelli da voliera e pure pennuti abbastanza impegnativi come pappagalli di grossa taglia».

Come spiega questo fenomeno?
«Noi lo registriamo, l’interpretazione dovrebbe chiederla a un sociologo».

Voi però conoscete meglio di chiunque altro l’investimento affettivo dei proprietari.
«Questo sì. E la mia sensazione è che in molti casi sia esagerato. Bisognerebbe però entrare nella vita di ciascuno…».

Uno dei compiti del veterinario è porre fine alla vita dell’animale. C’è gente che soffre tantissimo.
«È comprensibile che la soppressione di un cane col quale si è vissuto per dieci o quindici anni sia un evento traumatico. Mi colpisce di più quanto avviene prima…».

 

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Cioè?
«Molte persone non accettano che il ciclo di vita di un animale sia più breve di quello di un essere umano. In secondo luogo, per quanto la medicina veterinaria abbia fatto importanti passi, ci sono patologie in un cane o in un gatto che non possono essere curate oltre certi limiti».

Stiamo arrivando all’accanimento terapeutico anche sulle bestie?
«Talvolta sì».

Di questo passo il veterinario dovrà diventare anche psicologo. Dei padroni.
«Si sta già andando in questa direzione».

Tutto questo è un segno della fragilità della nostra condizione?
«Non lo so. Potremmo anche vederlo come un sintomo di maggiore sensibilità verso forme di vita che non siano quella dell’uomo».

Come ci si deve comportare con i cani?
«Il cane è un animale che deriva dal lupo. Il lupo vive fondamentalmente in branco e nel branco c’è una gerarchia sociale accettata da tutti gli individui. L’ultimo del branco può sembrare il più “sfigato”, ma in realtà è sereno perché sa qual è il suo posto e sa che comunque il branco si prenderà cura di lui. Il nostro problema è che si porta troppo spesso il cane in cima al branco-famiglia, si finisce per posizionarlo in una gerarchia che non dovrebbe essere la sua».

 

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Se occupa il divano o il letto, ad esempio…
«Al cane va benissimo, alla famiglia un po’ meno, probabilmente. Ma ciò non significa che se il cane non sale sul letto non sia contento. Così come non significa che se va in giro in borsetta o nel passeggino sia felice, perché l’animale ha bisogno di socializzare con i suoi simili, ha bisogno di conoscere e confrontarsi con gli altri cani. Anche in un piccolo branco come quello che si crea in un’area dedicata ai cani, si deve stabilire una gerarchia. Questo consente loro la convivenza e di imparare dagli altri quali siano i comportamenti socialmente accettabili».

Soffre un cane in un appartamento?
«Il cane ha sicuramente bisogno di correre o di muoversi, ma la questione vera è il rapporto che si instaura tra lui e il suo proprietario. Se un padrone esce alle sette di mattina e rientra alle sette di sera lasciandolo sul terrazzo, certamente l’animale non sarà contento. Poi dipende anche dal tipo di cane che uno sceglie: ci sono razze tranquille e altre che hanno bisogno di sfogarsi».

Perché sono aumentati così tanto i cani?
«Perché la prevenzione sanitaria e le cure veterinarie hanno allungato significativamente la loro vita. Quando mi sono laureato, i più longevi arrivavano a dodici-tredici anni, adesso vediamo regolarmente cani di quindici o sedici anni».

Che cosa devono tenere presente le persone?
«Che al di là dell’investimento affettivo, la scelta di avere un animale comporta delle responsabilità. Non è un giocattolo. È molto impegnativo e uno, prima di fare un passo del genere, dovrebbe farsi consigliare da persone competenti. Prima di prendere un cane dovrebbe pensare al tipo di vita che fa, e quindi allo spazio che questo animale potrebbe occupare nella sua esistenza».

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