Il Bocia tra le rovine di Amatrice
e quell’incontro sfiorato col Papa

Il 4 ottobre, Claudio Galimberti, meglio noto come il Bocia, e tre amici, Adriano, Stefano e Massimo, sono andati ad Amatrice per incontrare il sindaco Sergio Pirozzi. I quattro ragazzi bergamaschi hanno camminato tra le macerie e, per un’incredibile coincidenza, erano nel piccolo borgo devastato dal terremoto del 24 agosto negli stessi minuti in cui anche Papa Francesco era lì presente per una visita a sorpresa. Quattro ultrà dell’Atalanta, il Papa e la voglia di fare del bene.

È proprio il Bocia a raccontarci questo viaggio: «Sono rimasto senza parole, abbiamo visto un vero disastro. Siamo partiti da Bergamo domenica scorsa dopo la partita con il Napoli, abbiamo fatto tappa a Terni dai nostri gemellati rossoverdi e io, alle 22, ero a casa di un amico come da prescrizioni di legge per la sorveglianza speciale. Martedì mattina ci siamo diretti ad Amatrice, avevamo un appuntamento con il sindaco Pirozzi per visitare il piccolo paese devastato dal sisma. Mentre eravamo in macchina, dalla radio abbiamo saputo della visita a sorpresa di Papa Francesco e quindi pensavo che il sindaco mi avrebbe chiesto di rimandare il nostro incontro. Invece no, ci siamo visti e siamo stati assieme per circa 45 minuti».

 

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Com’è andato l’incontro?
«Gli abbiamo regalato una sciarpa dell’Atalanta e un cappellino della Curva Nord, devolveremo i 26mila euro raccolti dalla tifoseria atalantina (ultrà e Club Amici, ndr) alla comunità di Amatrice. Torneremo qui il 29 ottobre e consegneremo il denaro. Il sindaco, durante l’incontro, ha dimostrato di conoscere benissimo la nostra tifoseria. Parlava lui di noi, ha ricordato Stromberg, la trasferta a Zagabria e molto altro della storia della Dea. Ha detto che siamo rudi ma siamo anche passionali e veri. Conosce bene quanto siamo attaccati al calcio e visto che anche lui lo è (allena il Trastevere, ndr) abbiamo parlato molto anche di pallone. Domenica era ad Ascoli, sotto la Curva di casa, con 6mila persone che lo applaudivano e ci ha raccontato la grande solidarietà bianconera. Adesso ha una missione in quanto sindaco, c’è tanto da fare e abbiamo deciso, come in passato per Rocchetta di Vara (Liguria), di donare tutto direttamente alla comunità. Ci fidiamo di lui».

Cosa avete visto ad Amatrice?
«Uno spettacolo doloroso, un paese morto. Arrivare non è semplice, parliamo di un borgo fatto di tre vie tra le montagne. Immaginate Borgo Santa Caterina a Bergamo: completamente distrutto. Ci sono in totale 69 piccole frazioni, ma il cuore di Amatrice è davvero piccolo: una trattoria, un bar, le poste, qualche negozietto. Pochissimi abitanti, tante seconde case e la festa dell’Amatriciana che in passato ha radunato decine di migliaia di persone. Si sarebbe svolta il giorno dopo. Adesso non esiste più nulla».

Per voi non è il primo terremoto.
«Ho visto le macerie a L’Aquila, ma qui l’impatto è stato molto, molto forte. Sono morte 260 persone in un fazzoletto di terra, la televisione o i giornali non riescono a trasmettere davvero quello che si prova camminando per quelle strade. Dopo l’incontro con il sindaco siamo stati accompagnati da una squadra di vigili del fuoco e ciò che mi ha lasciato senza parole è vedere tanti, troppi giocattoli in mezzo ai detriti. I volontari han cercato di riordinare ma vedere case sventrate con dentro pezzi di vita, scarpine e stivaletti da bambino e tanti altri piccoli dettagli ti toglie il fiato. Una bomba in tre vie. Allucinante».

 

FOTO DA TWITTER POPE VISITS AMATRICE c_2_fotogallery_3005477_10_image

 

L’unico sorriso è stato vedere Papa Francesco da pochi passi.
«Incredibile, sembra quasi che io e lui ci fossimo messi d’accordo. Eravamo ad Amatrice nello stesso momento, lui usciva dal centro storico e noi entravamo. Avrei potuto dargli il nostro cappellino ma sul momento mi sembrava troppo. Potevo parlargli del dipinto che mi ritrae come Gesù Cristo all’ospedale di Bergamo, oppure del Daspo, sperando che potesse fare qualcosa per togliermelo. Ma non fa nulla, mi tengo un’emozione fortissima trasmessa in un luogo veramente incredibile».

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