L’arrivo di Reja su un’astronave
e l’emozione per il papà di Yara

Il sabato sera, alla Festa della Dea, non è mai una serata banale. Normale. Scontato. Anche questa volta, nonostante l’assenza di campioni della prima squadra o di vecchie glorie, quello che si è vissuto nel parcheggio esterno di OrioCenter è stato qualcosa di toccante.

Il programma. Edy Reja ha conosciuto per la prima volta il calore del pubblico atalantino nella festa di popolo più bella che c’è, sul palco sono stati salutati gli amici di Cava dei Tirreni, Cannes, Terni e il pugile Luca Messi, ma soprattutto sul finale della serata ecco la sorpresa che nessuno si aspettava. Fulvio Gambirasio, il papà della piccola Yara rapita e uccisa il 26 novembre del 2010, ha fermato le voci e il cuore di tutti i tifosi atalantini e ha presentato l’associazione “La Passione di Yara”. Dopo il suo discorso, una stupenda fiaccolata ha illuminato il cielo sopra Orio Al Serio con centinaia di lanterne che si sono levate in volo.

Il dibattito del pomeriggio. Come ogni edizione della Festa della Dea, anche questa volta il pomeriggio del sabato è stato caratterizzato da un dibattito su tematiche ultras. Lo spunto, questa volta, è arrivato dal lavoro di alcuni ragazzi del gruppo Curva Nord che hanno speso circa tre mesi del loro tempo per raccogliere in un opuscolo informativo una serie di documenti sul tema della repressione, dentro e fuori gli stadi. Alle 17, sotto il tendone birreria, si sono radunati alcune centinaia di appassionati che per oltre un’ora hanno dato vita ad un confronto sulla repressione, sul famigerato articolo 9 e sulla Tessera del Tifoso. Gli ultras bergamaschi, anche per la prossima stagione, hanno confermato l’intenzione di non sottoscrivere la Dea Card e di accedere alle partite interne dell’Atalanta con il voucher. E alle trasferte, nonostante gli spiragli aperti dalle “away card”, preferiranno rinunciare.

Edy Reja e l’astronave. L’attesa delle migliaia di tifosi presenti a Orio era per l’esordio assoluto di mister Edy Reja sul palco della Festa della Dea. Il tecnico goriziano, nonostante una carriera lunghissima e tante piazze vissute, è arrivato a bordo di un mezzo non identificabile (pareva un’astronave) e tutto il suo staff lo ha seguito a bordo di alcuni camion. Il mister è parso completamente rapito da quanto stava vivendo, alle sue spalle sono stati sparati perfino i fuochi d’artificio e una volta sul palco il tecnico, shorts chiari e maglietta scura subito coperta dalla maglia ufficiale della Festa, non ha trattenuto l’emozione. Canti, balli, salti a chiamata dal pubblico. Le sue parole, poi, hanno reso perfettamente chiare le emozioni del momento.

Mai visto nulla di simile. «In tanti anni, sono sincero, non ho mai visto niente di simile. Mai. In tutta la mia carriera. L’anno scorso è stata durissima, sono arrivato da pochi mesi ma ho già capito quanto siete preziosi per noi. La salvezza che abbiamo conquistato è stata merito di tutti, voi compresi. Quest’anno vogliamo ripartire alla grande, lavoreremo al massimo e daremo il 200 percento stando al campo e concentrati per tutto il tempo necessario».

Andare in Europa. Qualcuno ha chiesto l’Europa, il tecnico ha sorriso e dopo aver presentato il suo gruppo ha spiegato perché bisogna avere tanta fiducia. «Questi sono i ragazzi del mio gruppo di lavoro. Siamo uno staff, non c’è primo o secondo ma l’unione fa la forza. Vale per tutti: se facciamo gruppo, se siamo forti e coesi, non ci fa paura nessuno. Se ci crediamo e riusciamo a completare e migliorare ancora il gruppo, potremo fare un bel campionato: a testa alta e a petto in fuori. Bergamo deve essere un fortino, con voi e con un presidente come Percassi con tanta ambizione possiamo fare ottime cose. Grazie e forza Atalanta».

Le prime parole di Bollini, Porrini e Biffi. Insieme a Reja, sul palco è salito anche il neo vice allenatore Alberto Bollini. Al momento dell’arrivo in mezzo alla folla, l’ex tecnico del Lecce era concentratissimo nelle riprese con il cellulare. Una volta preso in mano il microfono, ecco le prime impressioni sul popolo orobico. «Per me è un onore essere qui con Reja davanti a tutta questa gente. L’Atalanta ha una grande società e una grande tifoseria, solo due anni fa vi ho dato un dolore vincendo con la Lazio lo scudetto Primavera (3-0 a Gubbio contro l’Atalanta) ma spero di ripagare con tantissime gioie. Mai successo in tanti anni di vedere una passione e un calore incredibile come questo». Sergio Porrini, ex giocatore della Juve ai tempi di Marcello Lippi, è stato premiato dai ragazzi della Curva e le sue parole, al pari di quelle del preparatore dei portieri Biffi, sono tutta un’emozione. «Qui ho iniziato il mio percorso da calciatore, con un clima e un ambiente eccezionali. Grandi emozioni, siamo qua per darvene tantissime, speriamo di continuare con quanto stiamo provando stasera». «Avevo avvisato Reja – ha confidato Biffi – che non aveva mai visto una cosa come la Festa della Dea. Mi sembra di aver proprio indovinato».

Cavesi, Ternani, Francesi e non solo. Sul palco, dopo lo staff nerazzurro, sono saliti gli amici della curva provenienti da Cava dei Tirreni, Cannes e Terni. In particolare, uno dei fondatori del gruppo francese ha confessato che la prima gara vista dal vivo è stata Inter- Atalanta 7-2. Indipendentemente dai risultati, seguire l’Atalanta è sempre stato il massimo per lui. Dai ragazzi di Terni, è stata donata una bandiera celebrativa con gli stemmi di Atalanta e Ternana e il numero 30, tanti sono gli anni dì amicizia.

La corona di Messi. Alla Festa erano segnalati anche amici austriaci e il mitico Jeff Lancaster di Londra. Poco prima dell’arrivo del papà di Yara Gambirasio, sul palco è salito Luca Messi che ha fatto un regalo speciale alla Curva Nord. «L’8 marzo del 2002 ho vinto il mio primo titolo italiano. Dopo tanto che combattevo, l’ho vinto proprio a Bergamo. Ricordo quella serata, fu epica: il match bellissimo, la festa finale, i fumogeni dentro al Palazzetto dello Sport. Voglio regalare quella corona ai tifosi dell’Atalanta. Potete metterla al Covo e tenerla fin quando vorrete».

 

 

Le parole del papà di Yara Gambirasio. Poi, finalmente, è stato il momento dell’arrivo del papà di Yara Gambirasio. Fulvio si è presentato visibilmente emozionato e ha raccontato quello che la sua famiglia, gli amici di Yara e tante altre persone stanno facendo in ricordo della piccola figlia. «Abbiamo deciso di rompere il nostro silenzio. La tragedia che ci ha colpito è stata condivisa da tutti voi, da tutta Bergamo ma anche da tutta Italia. Yara aveva una grande passione e io vedo questa passione in tutti i vostri occhi, in tutti i vostri cuori. La sapete dimostrare veramente alla grande. Abbiamo fondato un’associazione che si chiama “La passione di Yara”: raccoglieremo fondi per finanziare le passioni di quei ragazzi che magari non hanno i mezzi per poter studiare, per poter dare un domani ai propri sogni. Abbiamo capito, sappiamo bene che se un ragazzo o una ragazza sono felici perché riescono a portare avanti la propria passione, tecnica, artistica o sportiva che sia, i genitori e tutti quelli che vivono intorno a lui stanno meglio. Vaglieremo progetti, decideremo come e cosa fare. Tutto nel nome di Yara».

 

 

Torce e lanterne. Dopo le parole del papà di Yara, intorno alle 23.35, dal piazzale di Orio Al Serio si sono levate al cielo centinaia di lanterne luminose mentre dai tendoni le torce da stadio illuminavano a giorno il silenzio assordante di un popolo che, ancora una volta, ha dimostrato come si vive e si porta avanti quello in cui si crede e quello che si ama.

Una risposta a “L’arrivo di Reja su un’astronave
e l’emozione per il papà di Yara”

  1. Massimo Paravisi

    Tutto bello, meraviglioso, fantastico.
    Ecco, evitassero di tirare bombe carta sulla polizia e far squalificare lo stadio per mesi sarebbe ancora meglio…

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