Bye bye Maggiolino. Ci mancherai
L’auto di Hitler va fuori produzione

Era l’anno 1934 e Adolf Hitler in un discorso aveva annunciato la nascita di un’auto per tutti. Ne aveva tracciate precisamente le caratteristiche: doveva poter trasportare cinque persone o, in alternativa tre soldati con una mitragliatrice, doveva viaggiare a 100 km all’ora consumando sette litri ogni 100 km. Infine il suo prezzo non doveva superare i 1.000 marchi. Furono interpellati due progettisti, Ferdinand Porsche e Jacob Werlin, entrambi in forza alla Mercedes. Vinse il primo e così nacque non solo l’auto più celebre della storia, in italiano “il maggiolino”, ma anche l’azienda che aveva il compito di produrla: la Volkswagen (cioè “l’auto del popolo”). Sono passati oltre 80 anni, e oggi il Maggiolino cessa di esistere: infatti uscirà l’ultimo modello dalla fabbrica che ancora le produce, quella di Puebla in Messico. Finisce quindi la storia dell’auto più popolare della storia, la quarta più venduta al mondo, con oltre 20milioni di modelli. Un’auto che è qualcosa di più di un semplice mezzo meccanico, ma nell’immaginario collettivo si è trasformata in una creatura, complice anche la fantasia di Walt Disney, che si era inventato Herbie, il maggiolino tutto matto: un successo planetario.

 

Era stato Hitler a volerla e a battezzarla con un nome che ripugnava al suo stesso progettista (KdF Wagen, ovvero Fraft und Freude Wagen, “auto della forza attarverso la gioia”…), tuttavia il destino del Maggiolino è stato quello di diventare auto simbolo di libertà. «Negli Stati Uniti le caratteristiche del Maggiolino gli conferirono subito un’aria profondamente eccentrica in una cultura automobilistica dominata invece dalle grandi dimensioni e dall’appariscenza», ha scritto Bernhard Rieger nella sua storia “L’auto del popolo”, pubblicata nel 2013. Non è un caso negli Usa il boom di vendite avvenga in un anno chiave come il 1968, grazie anche ad una campagna pubblicitaria di successo in cui si invitavano gli acquirenti a “pensare in piccolo”.

 

A parte l’estetica affascinante e simpatica che ne ha dettato i nomi in tutte le lingue (“Beetle” nel Regno Unito, “Coccinella” in Francia, “Escarbajo” in Spagna…), il successo dell’auto del popolo venne garantito in particolare dalla sua grande affidabilità. Il direttore e fondatore di Quattroruote, la più celebre rivista d’automobili italiana, Gianni Mazzocchi nel 1959 volle testarla sottoponendola ad una prova massacrante: fece percorrere a due Maggiolini per 100 volte ininterrottamente il tratto dell’Autostrada del Sole, appena inaugurata, tra Bologna e Milano. Dovevano tenere una media di 110 km all’ora: al 74esimo giro uno delle due auto si fermò per un guasto alla puleggia della dynamo. I tecnici della Volkswagen non si diedero per vinti e invitarono a proseguire il test, alzando l’asticella: 130 km di media a 3800 giri (cioè 500 giri in più delle potenzialità del motore). Ebbene uno dei due Maggiolini, arrivò a fare 200 volte il tratto di autostrada, senza sosta, coprendo oltre 40mila chilometri. Scommessa vinta. Del resto nel Museo della Volkswagen è conservato un modello appartenuto ad un signore californiano, che lo ha voluto donare, dopo averlo usato per la bellezza di 2.562.885 chilometri…

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