Il canto del gallo Maurice emblema
di una Francia sempre più divisa

Un gallo in Francia è diventato un caso nazionale. Si chiama Maurice e, secondo Le Monde, è «diventato il simbolo della cultura rurale minacciata». La sua vicenda ha un lungo pregresso. Tutto è iniziato nel 2015, quando Corinne Fesseau, una cantante popolare dell’isola d’Oléron, nel dipartimento della Charente Maritime, aveva accettato il regalo di un pulcino di una razza protetta per allargare la sua aia. Corinne era convinta di avere una gallina, invece scoprì di avere un bel gallo, che quindi cambiò nome e da Mauricette divenne Maurice. Il tempo di diventare adulto e raffinare le corde vocali ed ecco che nel 2017 il gallo Maurice inizia a diventare una notorietà in zona. Il suo canto all’alba, apprezzato da tanti, in realtà iniziava a infastidire un gruppo di vicini evidentemente urbanizzati: si tratta di pensionati che hanno scelto una lottizzazione di villette nell’isola vicinissima alla costa per le loro vacanze.

 

 

A madame Fresseau iniziano ad arrivare lettere per denunciare il «fastidio intollerabile» rappresentato dal gallo, «arrivato dopo gli occupanti delle vicine abitazioni». La faccenda si ingrossa, perché i protestatari si appellano all’autorità e così un ufficiale giudiziario per tre volte si fa vivo a misurare i decibel di coq Maurice. Ma in questo modo ottengono il contrario di quello a cui puntavano. Madame Fresseau dà vita un’associazione che ribattezza “Les Coqs d’Oléron en colère” (“I galli arrabbiati d’Oléron”). Il sindaco del paesino, un dinamico esponente della destra, Cristophe Sueur, capisce che il caso è di quelli da cavalcare e in men che non si dica l’appello di solidarietà a favore del gallo supera le centomila firme. Sueur non si ferma qui e lancia anche un appello perché i «rumori della campagna» non solo vengano preservati, ma diventino patrimonio nazionale riconosciuto. Ancora una volta, Francia urbana e Francia rurale entrano in collisione, come già si era evidenziato in occasione delle clamorose manifestazioni dei Gilet Juanes.

 

 

Intanto però le traversie del gallo Maurice non sono finite. Il 6 giugno c’è stata un’udienza presso il tribunale di Rochefort, ma il giudice ha deciso di spostare l’udienza al 4 luglio. Nel frattempo, Corinne Fesseau ha provveduto a sistemare il pollaio e tiene il gallo al chiuso sino alle 8,30 del mattino. Ma anche questo non sembra basti agli insofferenti vicini, che si sono affidati a un avvocato per difendere le loro ragioni. Vincent Huberdeau, questo il suo nome, continua a difendere la tesi che siamo di fronte a una lite di vicinato e niente di più. Ma Corinne Fesseau non è disposta ad arretrare ulteriormente, anche perché ha capito che questa non è più solo una lite di vicinato, ma è quasi un caso nazionale. Intanto pare che il gallo, intristito da tutte queste incomprensioni nei suoi confronti, nelle ultime settimane canti con minor verve. «Un gallo deve poter vivere, deve cantare, così trasmette gioia a tutti – ribadisce Corinne -. Spero tanto che una volta chiarite le nostre ragioni torni a essere quello di prima». Con buona parte di quei “citoyen” imborghesiti e intolleranti.

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