Captagon, l’altra arma dei terroristi
Una droga che cancella la paura

Armi, droga, guerra. Si potrebbe definire la “triade del male”. La strettissima relazione, o interdipendenza, che lega insieme questi tre elementi ci è stata messa sotto gli occhi una volta di più nei giorni seguiti all’attentato parigino. Che le armi costituissero l’alimento base del terrorismo (e non solo) non è una novità, ma forse era meno noto che i jihadisti avessero una loro droga, chiamata Captagon. Tracce di questa sostanza sono state trovate nella casa di uno degli attentatori di Parigi, nel sangue di Seifeddine Rezgui, il terrorista tunisino che nel giugno scorso ha ucciso 38 persone a Sousse, e nelle tasche dei miliziani dell’Isis uccisi a Kobane dai combattenti curdi. Eppure il Corano vieta categoricamente l’uso delle droghe.

Cos’è il Captagon. Il Captagon, la “droga della Jihad”, è un cloridrato di fenetillina, un composto di anfetamina, caffeina e altre sostanze stimolanti. Chi l’assume entra in uno stato di euforia che impedisce di sentire la fatica e la fame, conduce alla perdita di giudizio e all’abbandono di ogni inibizione, paura inclusa. Si può rimanere svegli e a digiuno per giorni e giorni e si prova un senso di onnipotenza, di invincibilità. La droga si vende di solito in pasticche, anche se si può anche iniettare, e ogni dose costa dai 5 ai 20 dollari.

 

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Un commercio in crescita. Fino agli anni Ottanta il Captagon era usato in alternativa all’anfetamina per risolvere i disturbi da deficit dell’attenzione e l’iperattività, la narcolessia e la depressione. Il mondo medico si accorse però delle conseguenze nefaste della sostanza e nel 1986 la inserì tra gli stupefacenti. Da allora è tenuta sotto controllo dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. La droga, però, tornò a essere assunta nei paesi del Medio Oriente. Il commercio del Captagon in questa regione è cresciuto enormemente, in particolare in Siria, e Hezbollah vi avrebbe un ruolo cruciale. Il Time ha riportato che nel 2013 le autorità libanesi hanno rintracciato un carico di Captagon del valore di circa 200 milioni di dollari, partito da Homs, mentre secondo Libération i sequestri di questa sostanza in Medio Oriente tra il 2012 e il 2013 sono saliti da 4 a 11 tonnellate.

Nel mondo e negli USA. La droga non serve solo allo Stato Islamico, né gli apparati militari ne fanno uso solo da adesso. Il Modafinil, un farmaco classificato come sostanza dopante e creato per curare la narcolessia, è tutt’ora testato su soldati di varie nazionalità, per prolungare le ore di veglia: la lunghezza delle missioni militari, infatti, richiede ai soldati uno sforzo fisico notevole. La prima volta in cui il Modafinil fu somministrato ai militari fu nel 2003, quando i piloti dell’Air Force americana “ingoiarono la pillola” per rimanere svegli durante l’invasione dell’Iraq. È inoltre emerso che i soldati statunitensi in Afghanistan usano le anfetamine, dopo che nel 2002 il pilota di un F-16 uccise per sbaglio quattro soldati canadesi. In generale, l’utilizzo di droghe da parte dei militari ha sollevato un grande problema, negli Stati Uniti. Le sostanze, com’è noto, danno dipendenza e sono assai numerosi i casi di soldati costretti a entrare in comunità per tossicodipendenti. I prodromi della questione si profilarono già durante il conflitto in Vietnam (1955-1975), quando a essere somministrata era l’eroina, la marijuana e altro. Il presidente Nixon dovette sviluppare un piano di riabilitazione per soggetti dipendenti dalla droga, dopo che il 10-15 percento delle forze militari cominciò a presentare segni di assuefazione.

 

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Gli effetti disastrosi sui soldati. Al momento, lo stimolante più usato, secondo Christian science monitor è la Dexedrina, una dextroanfetamina legale consigliata ai piloti. Non sono obbligati a prenderla, ma in caso di rifiuto «la loro carriera può soffrirne». I militari devono firmare dichiarazione in cui acconsentono ad assumere queste sostanze, anche se lo USA Food and Drug Administration non ha approvato l’uso della Dexedrina per alleviare la stanchezza. I piloti, dunque, prendono la go-pill (nome in gergo per le anfetamine) e, una volta rientrati dalle missioni, devono assumere la no-go pill, un sedativo che permette loro di dormire. Gli effetti dell’uso di questi farmaci sono ovviamente deleteri per l’organismo. Basti pensare che il ministero della Difesa britannico è costretto a congedare annualmente un numero di militari pari a un battaglione proprio a causa dei problemi dovuti alla tossicodipendenza. L’esercito britannico ha perciò perso, per uso di cocaina, un numero di soldati  cinque volte superiore ai morti in battaglia in Iraq e in Afghanistan per mano di Al Qaeda.

 

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Durante la seconda guerra mondiale. L’uso delle droghe in guerra, tuttavia, non risale certo ai nostri giorni. I soldati di Hitler assumevano regolarmente anfetamine e Pervitin, un farmaco usato anche da Rommel e dal Fuhrer in persona, perché permetteva di combattere giorno e notte, senza sentire la stanchezza. La pillola era stata sviluppata nel 1937 dal medico Fritz Hauschild, ispirato dagli effetti delle benzedrine sugli atleti americani che avevano partecipato alle Olimpiadi di Berlino nel 1936. Il Pervitin avrebbe permesso ai soldati tedeschi di combattere per quattro giorni consecutivi durante l’invasione dell’Olanda, nel 1940, e sarebbe stato distribuito in tavolette sui tank tedeschi e austriaci, tanto che fu soprannominato Panzerschokolade, “cioccolato per carri armati”. Si servì di metanfetamine anche l’esercito giapponese, tra il 1939 e il 1945, e i piloti alleati, perché gli americani non volevano che i loro soldati si sentissero inferiori al nemico. Le conseguenze furono devastanti per tutti, vinti e vincitori.

Droga e guerra, una brutta, lunga storia. Ma andiamo ancora più indietro. Nel Settecento e nell’Ottocento la morfina veniva somministrata per “curare” le ferite da arma da fuoco e la dissenteria, i soldati Prussiani assumevano cocaina e anche gli hashshashin, gli appartenenti a una corrente dell’Islam sciita contro cui combatterono i Crociati nel 1200, si drogavano, probabilmente di hashish. Benché non vi sia la certezza assoluta, sembra che il loro nome, da cui deriva il termine “assassini”, derivi infattti dal plurale arabo al-Hashīshiyyūn, “coloro che sono dediti all’hashish”. In generale, nessuno, nel corso della storia, è mai andato in guerra con tutte le facoltà al loro posto. Nemmeno i vichinghi, che prima di gettarsi nella battaglia entravano in trance. E nemmeno i greci e i romani, che miscelavano l’acqua con del vino, per darsi coraggio e “scaldare” gli animi.