Il caso pertosse, Martina e Sofia
non devono essere morte invano

Né l’una né l’altra sono delle No Vax. Veronica Nissoli, 30 anni, e Rodica Bolohan, 44, sono semplicemente due madri che, a causa della sfortuna e di una scarsa informazione sui vaccini, hanno visto morire di pertosse le rispettive figlie neonate, Martina e Sofia. La pertosse è una malattia infettiva (che si trasmette per via aerea) abbastanza comune, ma che nei bambini appena nati è pericolosissima. Anche e soprattutto perché la vaccinazione contro di essa può essere fatta soltanto dopo i primi tre mesi di vita. Per questo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) raccomanda alle madri, negli ultimi mesi di gravidanza, di vaccinarsi o di fare il richiamo: in questo modo gli anticorpi possono “passare” al feto e, quindi, al nascituro. Il problema è che né Veronica né Rodica sono state consigliate in tal senso.

I due casi. Il 6 maggio, Sofia Bolohan nasce all’ospedale di Seriate. Poco meno di un mese dopo il ritorno a casa con mamma Rodica e papà Vila, viene portata nuovamente al pronto soccorso del Bolognini per dei forti attacchi di tosse. La situazione si aggrava e, da lì, la piccola viene trasferita al reparto di Pediatria dell’ospedale di Alzano. Il 16 giugno, Sofia ha una forte crisi respiratoria e i medici decidono di trasferirla di nuovo, questa volta a Bergamo, dove viene subito ricoverata in Terapia intensiva pediatrica. Purtroppo le condizioni sono critiche: viene sottoposta all’Ecmo, tecnica di circolazione extracorporea utilizzata in ambito di rianimazione per trattare pazienti con insufficienza cardiaca o respiratoria acuta, ma il 23 giugno muore.

 

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Tre giorni dopo, all’ospedale di Treviglio viene alla luce Martina Cappa, figlia di Veronica e Cristian, coppia di Scannabue (Cremona). La piccola è nata prematura, ma nonostante questo sembra stare bene. Il 19 luglio, invece, i primi segni della malattia, con una forte e persistente tosse. La neonata viene ricoverata a Treviglio, dove le viene diagnosticata una bronchiolite e viene curata con aerosol e lavaggi nasali. Le sue condizioni, però, peggiorano. Da lì il dubbio: e se fosse pertosse? I medici isolano il reparto e procedono con le cure. Il 27 luglio Martina va in blocco respiratorio e si decide allora il suo trasferimento a Bergamo, prima in Patologia neonatale, poi (dato l’aggravarsi delle sue condizioni) in Terapia intensiva pediatrica. Come Sofia, anche Martina viene sottoposta all’Ecmo, ma il 30 luglio, purtroppo, muore.

I casi sono in aumento? Il fatto che, nel giro di meno di un mese, due neonate siano morte per la stessa patologia nello stesso ospedale, preoccupa. Qualcuno ipotizza che in Bergamasca sia presente un focolaio di pertosse, ma l’assessore al Welfare di Regione Lombardia, Giulio Gallera, tranquillizza: «Non è in atto alcun focolaio. I casi sono avvenuti a quaranta giorni di distanza e in località differenti, Seriate e Treviglio». Nonostante questo, la vicinanza delle morti di Martina e Sofia lascia immaginare che i casi di pertosse siano in aumento.

 

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Un’ipotesi confermata dai dati: se nel 2012 furono riscontrati solo 489 casi di pertosse in tutta Italia, nel 2016 il numero era salito a 965. «Questa patologia era stata “dimenticata”. Ora è riemergente: c’è stato un incremento dei ricoveri che non ha avuto uguali negli anni scorsi», ha dichiarato al Corriere della Sera Paola Marcisio, direttore della Pediatria ad alta intensità di cura del Policlinico di Milano. E anche in Bergamasca i casi sono fortemente aumentati. Certo, parlare di emergenza sarebbe esagerato, come sottolinea il direttore sanitario de ll’Ats di Bergamo, Giorgio Barbaglio: «Non c’è emergenza, nel 2017 in tutta la provincia sono stati denunciati solo sedici casi a fronte di quasi ottomila parti». Eppure, quando si parla di salute, anche dei piccoli segnali diventano spie a cui è necessario prestare grande attenzione.

Perché non si è intervenuti? Come detto, non è possibile sottoporre i neonati al vaccino contro la pertosse prima dei tre mesi. Per questo l’unico modo per tutelare i piccoli è che la madre in attesa, negli ultimi mesi di gravidanza, si sottoponga al vaccino o al richiamo dello stesso, così da “passare” gli anticorpi al nascituro. Se anche la madre è stata vaccinata in passato contro la pertosse, il…»

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo a pagina 7 di BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 16 agosto. In versione digitale, qui.

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