Più di mille al corteo per il Bocia

Si sono dati appuntamento alle 17.30 presso lo Spazio Edoné di via Gemelli più di mille tifosi atalantini (e non soltanto) per la manifestazione organizzata dalla Curva Nord in segno di solidarietà verso il Bocia, dopo la decisione del Tribunale di Bergamo che ha decretato 18 mesi di sorveglianza speciale per lo storico leader degli ultras atalantini. Tantissime le persone vestite coi colori nerazzurri, in un clima positivo, con forte aggregazione e armonia. A testimoniare la natura pacifica dell’evento, la presenza di diversi genitori con bambini, ragazze al seguito dei rispettivi fidanzati o ancora signore di mezz’età appassionate dell’Atalanta. Il giardinetto intorno all’Edoné è stato riempito in modo ordinato dai tifosi, che nell’attesa dell’inizio del corteo (annunciato da uno speaker per le 17.50) si sono bevuti una birra in compagnia.

Quando la manifestazione prende il via, il gruppo comincia a incamminarsi verso lo stadio, esponendo alcuni striscioni. Il primo è sorretto da alcuni bambini nerazzurri e recita: «Sorvegliate chi ci maltratta». Un secondo: «Ma quale sorveglianza… per Claudio amore e fratellanza». Altri ancora: «Dalla parte della Bergamo ultras» sorretto dai tifosi di Cosenza, «Free Freddy», per il ragazzo tedesco arrestato per le violenze in seguito ad Atalanta-Inter. Non manca uno striscione contro L’Eco di Bergamo. Vengono ben presto accesi dei fumogeni, mentre all’altezza di via Corridoni partono alcuni fuochi d’artificio. I tamburi risuonano insieme ai cori «Giù le mani dai nostri amici» e «Fuori gli ultras dalle galere». In testa al corteo lo striscione con la scritta a caratteri cubitali «Sorvegliateci». Mentre la folla procede, i passanti guardano, fanno foto e video, alcuni cantano, altri esprimono il loro scetticismo. Presso un ponte in via Corridoni qualcuno fa esplodere un forte petardo, subito seguito dall’avvertimento dello speaker che, arrabbiato, intima di non rifarlo.

Man mano che si procede, le file dei tifosi si ingrossano; all’incrocio tra via Corridoni e via Borgo Santa Caterina ormai si parla di quasi 2mila persone. Si fa una sosta per parlare, ribadendo «il sostegno a una persona colpita ingiustamente e agli altri tifosi in carcere senza processo». Si sbeffeggia la stampa, che «dà notizie false e condiziona l’opinione pubblica». A questo incrocio vengono lanciati altri fuochi d’artificio. Un padre insegna i cori al figlio piccolo e alcune persone escono da un bar a sostenere simpaticamente i tifosi. Non si risparmiano slogan contro la polizia, ma si sostiene con maggior veemenza l’amata Bergamo e la Dea. A metà di via Borgo Santa Caterina il corteo si ferma nuovamente, i cori risuonano nel silenzio del quartiere. La via è ora stipata di persone che gridano all’unisono «Forza vecchio cuore nerazzurro».

Arrivati a piazzale Oberdan, vengono scanditi altri proclami: «Chiediamo un cambiamento nella stampa locale, perché non vogliamo essere infamati a prescindere». Partono nuovi fuochi, si prosegue poi lungo via Giulio Cesare. Alle 19.30 ci si ferma, in attesa dei rintocchi del campanile. Quando terminano ripartono i cori. Arrivati allo Stadio, i capi invitano i tifosi a non fermarsi subito al Baretto, ma a proseguire nel parcheggio, dove ha luogo la parte conclusiva della manifestazione. Ora i discorsi sono più pacati e le parole più significative: «Questo non è tanto un corteo contro qualcuno, ma pro qualcuno». Altri fuochi, fumogeni, mani al cielo, sbandieramenti, e inni per Bergamo.

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