C’era una volta la bella Manhattan
(sembra un quartiere fantasma)

Foto in apertura di Gray Malin (Pinterest)

 

“Tanto desiderabile che nessuno osa”. È, questa, una sensazione frequente quando si passeggia per Manhattan guardando le tante vetrine di negozi dove, al posto di capi di abbigliamento, oggetti per la casa oppure gioielli, ci sono locandine di affitto. Secondo le indicazioni di Morgan Stanley e di alcune tra le più importanti società immobiliari statunitensi, la percentuale di immobili vacanti a Manhattan è ormai vicina al venti percento. Una cifra allarmante se unita al numero dei lavoratori al dettaglio, diminuiti nell’isola newyorkese di oltre diecimila unità per tre anni consecutivi, dal 2014, periodo che ha invece coinciso con una forte e costante crescita economica nella Grande Mela.

 

 

Perché sta succedendo tutto questo? La prima ragione è da ritrovarsi nel costo degli affitti, aumentati, secondo le stime, di oltre l’ottanta per cento nel quadriennio 2010-2014, raggiungendo livelli tanto alti da tagliare inevitabilmente fuori tutte le piccole e medie imprese e lasciando Manhattan nelle mani di pochi grandi nomi che ormai si contendono gli affitti nelle parti più costose della città. La seconda causa sta nell’impennata degli acquisti online, che corrisponde a un cambio netto nella gestione delle merci, che sempre più transitano direttamente dai magazzini alle case dei clienti. Così i commercianti che restano sono solo quelli che se lo possono permettere, oppure quelli che offrono servizi non reperibili online, come quelli legati alla cura della persona: manicure, massaggi, trattamenti estetici. La terza ragione del declino degli esercizi commerciali a Manhattan dipende da qualcosa che non sta accadendo, ovvero la mancata “fioritura” di pop-up store che spesso accompagna il boom di vendite di grandi e-commerce: la creazione di temporary shop, negozi aperti per un tempo limitato, dove i clienti possono trovare gli articoli visti e/o comprati online. A Manhattan, però, tutto questo non sta succedendo, perché chi ha investito nel mercato immobiliare ed è ora proprietario di spazi commerciali non vuole “svenderli” affittandoli per un tempo limitato, e aspetta, fiducioso nel richiamo dell’area da sempre considerata più cool della Grande Mela, che arrivi un grande marchio nazionale o internazionale, oppure un operatore finanziario o una società bancaria a chiedergli l’immobile con un contratto di locazione di lunga durata.

 

 

C’era una volta Manhattan. Il risultato è un periodo di stallo in cui i negozi continuano a chiudere e gli affitti a salire, mentre Manhattan sta velocemente perdendo le caratteristiche che a suo tempo l’avevano resa così affascinante: l’eterogeneità delle persone che ci abitavano, l’originalità degli esercizi commerciali che vi si trovavano, l’autenticità dei proprietari e dei gestori. Quello che aveva reso questo quartiere newyorkese così bello era stata, per anni, la diversità sociale, piccoli microcosmi di culture e tradizioni differenti che stanno ormai lasciando il posto a grandi catene commerciali e filiali di banche, gli unici ancora in grado di permettersi affitti esorbitanti. La maggior parte delle persone sta così scegliendo altre zone, Brooklyn prima fra tutte, che è ormai diventata uno dei cuori pulsanti della Grande Mela, il quartiere dove cercare nuovi trend, bar e locali di nicchia, negozi pronti a lanciare sul mercato brand che nel giro di due o tre anni diventeranno dei must per chiunque voglia essere alla moda. Quello che affascinava tanto di Manhattan era il suo proporsi come laboratorio di nuove idee, dove mettere alla prova e far crescere imprese prima sconosciute. Oggi, visti i costi degli affitti, tutto questo sembra essere solo un ricordo. Così, se si valutasse New York sulla sola base di Manhattan, si potrebbe prospettare un futuro dove la Grande Mela sarebbe equiparata a qualsiasi altra città americana, con le stesse identiche catene e nessuna traccia di quell’atmosfera che ha fatto per decenni di New York (assieme a città come New Orleans e San Francisco) il cuore del sogno americano.

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