I cieli di tutta Bergamo sono invasi
dagli stormi degli storni (notato?)

«Va bene che hanno appena restaurato Gli uccelli di Hitchcock, ma non staremo esagerando?». Lo ha scritto su Facebook il nostro collaboratore Giuseppe Previtali (cura la rubrica “Il film del weekend”) a commento della sua fotografia, che abbiamo pubblicato in prima pagina. L’ha scattata dalla terrazza del Collegio Baroni, via Pignolo: si riconosce, in angolo, il profilo della scultura in bronzo Giulia e Mileto in carrozza, di Manzù. Il resto dell’immagine è cielo, ma oscurato dagli storni, mai fermatisi tanto a lungo in città come quest’anno.

 

 

Altro che passero solitario (lo storno è un passeriforme): Leopardi lascia il posto, davvero, al maestro della suspense. Perché ora gli uccelli sono decine di migliaia, si muovono in perfetta sincronia, sono voraci: mangiano insetti, bacche di edera o di siepi naturali; ma anche olive, dicono in Toscana, Puglia e Liguria, dove sono considerati una piaga. Ci sono aree in cui si spara a salve (sono una specie protetta), proprio per allontanarli dalle coltivazioni. In alcune aree urbane di Roma sono stati utilizzati falchi pellegrini, nemici naturali degli storni. L’effetto collaterale più fastidioso, in alcune zone, è la pioggia di guano: segnalati casi a Valtesse, sponda San Colombano. Ma non saranno gli unici. Per la gioia degli autolavaggi. Anche se le problematiche della capitale, con strade e marciapiedi resi estremamente scivolosi, qui non si sono ancora verificate.

I social in questi giorni sono pieni di foto e video, perché stormi di queste dimensioni danno corpo a evoluzioni impressionanti. Movimenti ben precisi, «traiettorie impercettibili, codici di geometria esistenziale», cantava Battiato, andando a creare forme bellissime e gigantesche. Anche dalle Mura si possono….

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo a pagina 3 del BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 24 gennaio. In versione digitale, qui.

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