Il consumismo celebra l’apoteosi
E per Amazon è il giorno d’oro

È il giorno apoteosi del consumismo. Eppure per uno strano gioco del destino è un giorno «nero». Il Black Friday, rito made in Usa, ormai importato in tutto il mondo occidentale (un tempo la si chiamava «colonizzazione»…) ha una ragione vera per essere «nero»: tradizionalmente arriva dopo il giorno del Ringraziamento, che cade il quarto giovedì di novembre, e sancisce l’inizio del periodo natalizio, dando il via al grande rito degli acquisti. Il giorno del Ringraziamento arrivava alla fine dei raccolti agricoli, come segno di gratitudine nei confronti del Padre Eterno (la colonizzazione non ha previsto l’esportazione di questo rito per altro molto civile…). Per incentivare gli acquisti gli esercizi commerciali americani praticavano grandi sconti, con il risultato di creare tali ingorghi al centro della città (Filadelfia è stata la prima a lanciare questa consuetudine) da trasformare i venerdì dorati in venerdì neri. Ma oggi, in tempo acquisti via Internet, il giorno è «nero» solo per coloro che devono correre da una parte all’altra per effettuare le consegne. Come ha scritto Sergio Ricolfi, facciamo parte di una nuova società «signorile di massa» che vive godendosi i consumi ma che ha comunque bisogno di una catena logistica ben oliata, affidata ai nuovi «proletari», siano fattorini o rider, poco importa.
Ma c’è un’altra interpretazione che spiegherebbe l’aggettivo «nero»: secondo alcuni farebbe riferimento alle annotazioni sui libri contabili dei commercianti che tradizionalmente passavano dal colore rosso (perdite) al colore nero (guadagni), per cui il Black Friday indicherebbe un giorno di grandi guadagni per le attività commerciali. Insomma è il giorno degli affari per chi vende e dell’ingordigia per chi compera. Il Black Friday è infatti la trappola che porta a fare gli acquisti inutili, quelli che non si farebbero mai se si non venisse attratti dalle sirene degli sconti. È vero che nella classifica delle merci più vendute lo scorso anno ci sono cose utili come la scopa elettrica Hoover FD22RP, venduta a 99 euro con sconto del 60% o il Fairy Original Detersivo Caps. Ma alla fine si finisce con il comperare quello che per gli altri 364 giorni dell’anno si guarderebbe attraverso la vetrina.

 

Il Black Friday è soprattutto il giorno d’oro di Amazon, la grande piattaforma, posseduta dall’uomo più ricco del mondo, Jeff Bezos, che si è imposta negli Usa e in Europa quasi come monopolista. Il segreto della catena americana si chiama Prime, ed è una forma di abbonamento che tiene legati i consumatori, garantendo consegne gratuite in un arco di tempo brevissimo, che nelle grandi città si riduce a un giorno. È l’efficienza della logistica che finisce con il creare un consumatore «viziato» (si può restituire anche la merce senza nessuna penalità); viziato ma anche «addicted», cioè sempre più bulimico e senza difese davanti al richiamo delle merci offerte dalla piattaforma. Nasce così quel sistema vorticoso che riempie le strade delle città di furgoncini per le consegne. E che paradossalmente garantisce pochissime entrate per lo Stato: il colosso di Jeff Bezos nel 2018 ha pagato la misera cifra di 6milioni di euro di tasse nel nostro Paese.

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