Corruzione, chi ha più colpe?
Sorpresa: non sono i politici

L’istituto di ricerca e sondaggio Swg ha effettuato un’interessante analisi circa il pensiero degli italiani a proposito di un tema che, negli ultimi mesi, è purtroppo tornato con grande enfasi sulle prime pagine dei giornali: la corruzione. Swg ha chiesto ai cittadini cosa pensassero del fenomeno, chi ne fossero i principali responsabili, quali sarebbero le misure più adeguate da prendere per contrastarlo… Ne è uscito un quadro interessante.

Quanto e chi. Anzitutto, più di un italiano su due, il 52 percento per la precisione, è convinto che la corruzione sia un fenomeno in continua espansione; per il 42 percento resta sempre uguale, mentre solo il 6 percento è convinto che si tratti di una dinamica in contrazione. In sostanza, dunque, pressoché tutti sono convinti che la guerra alla corruzione non stia portando nemmeno lontanamente i risultati sperati, nonostante siano passati ormai 23 anni da Tangentopoli. Da un punto di vista della responsabilità dei meccanismi corruttivi, ben 4 italiani su 5 sono convinti che gli imprenditori giochino un ruolo fondamentale, mentre solo l’8 percento scarica l’intero fardello sulle spalle dei politici. Non solo, è interessante rilevare come il 47 percento della gente ritenga che anche i cittadini giochino la loro parte nel proliferare della corruzione: mea culpa o indistinti spari sulla folla?

Come agire? Assodato dunque un clima in cui non c’è da fidarsi nemmeno nei propri fratelli, la domanda sorge spontanea: che fare per arrestare questa patologica distorsione del sistema? Anche in questo caso, i cittadini italiani serrano i ranghi: il 91 percento è convinto che attraverso una maggior trasparenza dell’utilizzo dei soldi pubblici si potrebbe prevenire in maniera corposa il fenomeno della corruzione. Ma al di là della burocrazia, in moltissimi sono convinti che anche un irrigidimento delle norme penali gioverebbe parecchio: l’86 percento è concorde nell’aumentare le pene per chi dovesse risultare oggetto o soggetto di corruzione, il 73 percento per aumentare i tempi di prescrizione dei reati in questione, notevolmente ristretti dalla legge Cirielli del governo Berlusconi, e ora riportati a regime da Renzi. Da un punto di vista più generale, il 47 percento degli intervistati ritiene che comunque la via migliore sia quella delle riforme, e che solo attraverso la legge sia possibile ottenere dei risultati in materia. Un buon 42 percento spinge addirittura per una “rivoluzione”, da capire se in termine metaforici o cos’altro. Il restante 13 percento si definisce spiazzato, disorientato rispetto alle adeguate misure da prendere, poiché avverte che ormai non ci sia più nulla da fare.

Le reazioni. Da un punto di vista dei sentimenti che la gente prova di fronte alla corruzione, il panorama è piuttosto variegato: quasi un italiano su due avverte anzitutto “disgusto”, una sensazione in aumento del 7 percento rispetto alle medie di soli tre mesi fa: indubbiamente, i recenti casi di Mafia Capitale, delle Grandi Opere e degli appalti per i centri di accoglienza dei migranti hanno notevolmente influito. A ridosso del disgusto c’è la “rabbia”, citata dal 41 percento degli intervistati. Un buon 30 percento ha parlato di “tristezza” per un Paese dalle grandi potenzialità che si vede fenato per causa del perseguimento dell’interesse personale di pochi individui. Un italiano su cinque si definisce “in attesa”, convinto che un fondo più basso di quello attualmente toccato non sia possibile raggiungerlo, e che quindi l’unica possibilità è un’inversione di tendenza. Più o meno sulle stesse percentuali vi sono coloro che parlano di “paura” di fronte ad un sistema malato che ogni giorno presenta sintomi sempre più gravi. Solo l’8 percento dei cittadini professa “fiducia”, in perfetta linea con la retorica renziana. Al 3 percento, pochissimi per fortuna, sono coloro che sostengono di provare “gioia” di fronte a notizie di corruzione: sarebbe interessante chiederne il motivo. Sulla medesima percentuale c’è anche chi si definisce “sorpreso”.

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