Cosa cambia (forse) nelle adozioni

Qualcosa si muove: dopo anni di battaglie da parte di molte associazioni, finalmente la politica italiana si è iniziata a preoccupare di un tema molto caro a tante famiglie, cioè l’adozione. La novità è arrivata giovedì 6 novembre quando il sito de La Repubblica ha riportato che la commissione Giustizia del Senato ha dato un primo sì alla riforma dell’attuale legge 184 del 1983, relativa alla disciplina dell’adozione e dell’affidamento di minori. Nello specifico, la riforma permetterebbe alle famiglie affidatarie, o alle persone single che hanno in affidamento un minore, di adottarlo. Infatti, fino ad oggi, questo non era possibile. In Italia, sin dall’entrata in vigore della legge, adozione e affido sono sempre stati due percorsi paralleli che non s’incontrano mai. La riforma, che ha ottenuto il primo sì, andrebbe a modificare la norma in questione.

Un’apertura dovuta. La nuova disciplina prevede che quando il rapporto di affido familiare si protrae per oltre 2 anni, e il minore viene dichiarato adottabile, viene offerta la possibilità alla famiglia, o alla persona affidataria che ne faccia richiesta, se corrisponde al superiore interesse del minore, la possibilità di essere considerata in via preferenziale ai fini dell’adozione stessa. L’obiettivo è quello di garantire al minore una continuità di affetti e legami familiari fondamentali per la sua crescita. Si porrebbe così rimedio all’attuale situazione che vede, ogni giorno, migliaia di bambini e bambine strappate dalle famiglie in cui sono cresciuti per anni per il semplice motivo che, in quelle famiglie, erano solo in affido. Ciò accade spesso, per vari motivi, principalmente perché la coppia o la singola persona affidataria non sono in possesso degli stringenti limiti di legge previsti per l’adozione. Tutto questo crea delle evidenti anomalie: un single, ad esempio, può essere genitore “a tempo” (grazie all’affido), ma non adottivo. Un paradosso, a cui talvolta la magistratura ha tentato di rimediare attraverso un’interpretazione elastica dell’articolo 44, che disciplina l’adozione in casi particolari. Adesso, con la riforma che si sta tentando di portare a termine, l’obiettivo è che questi non siano più casi speciali ma la normalità.

Di certo non è una riforma complessiva della normativa, ma sarebbe un primo passo concreto di cui c’è grande bisogno. Del resto è evidente che se si permette ad una persona single, che è stata affidataria di un minore, di divenirne genitore adottivo, sarà sempre più difficile anche negare la possibilità per un single di avanzare domanda di adozione, ipotesi che, al momento, la legge non contempla. Come sottolinea La Repubblica, soprattutto grazie all’opera della magistratura, nell’ultimo anno molte cose sono cambiate: una bambina è stata affidata dal tribunale ad una coppia gay, il tribunale di Roma ha riconosciuto ad una famiglia lesbica una “stepchild adoption” e una mamma single ha potuto far riconoscere l’adozione della sua bambina avvenuta in America. Il legislatore non poteva più restare inerme.

 

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Adottare? Un percorso a ostacoli. Da tempo, le associazioni che seguono le coppie desiderose di adottare un bambino, chiedono una riforma della legge 184 del 1983, basata su di una visione della famiglia e delle problematiche socio-economiche oramai superata. La coppia intenzionata a intraprendere questo iter deve innanzitutto sapere che gli costerà molto e che dovrà dotarsi di molta pazienza. L’adozione nazionale infatti, sebbene più corta in termini di tempistiche (intorno all’anno e mezzo) è anche molto più complicata perché il numero di minori da adottare è inferiore a quello a disposizione con l’adozione internazionale. Senza contare che il cosiddetto “rischio giuridico”, cioè la possibilità che il bambino debba ritornare alla famiglia di origine (oppure ai parenti sino al 4° grado) durante il periodo di collocamento provvisorio, è molto più elevato. Con l’adozione internazionale, invece, le tempistiche non sono facilmente prevedibili, ma si parla di diversi anni.

Prima di poter iniziare ufficialmente il percorso, inoltre, il Tribunale deve valutare la presenza, nella coppia che ha avanzato la richiesta, dei requisiti previsti dalla legge: coniugi uniti in matrimonio da almeno 3 anni e tra i quali non sussista separazione personale, neppure di fatto, e che siano idonei ad educare, istruire ed in grado di mantenere i minori che intendono adottare; l’età degli adottanti deve superare di 18 anni e di non più di 40 anni l’età dell’adottando. Sono requisiti apparentemente semplici, ma che, soprattutto per il primo, prevedono un lungo cammino di controlli amministrativi, economici e dei servizi sociali. Senza tener conto che, oggi, i limiti d’età previsti dalla legge sono eccessivi tenendo conto di come sia cambiata la società, in cui sempre più spesso le coppie rimandano il momento in cui decidono di diventare genitori, spesso anche oltre i 40 anni d’età. Infine, una volta che la coppia è riuscita a portare nella propria casa il desiderato figlio, è previsto un anno di affidamento preadottivo, in cui il Tribunale e i servizi sociali tengono monitorata la situazione della famiglia ed, eventualmente, possono anche annullare l’adozione. Insomma, la speranza è che il sì giunto dalla commissione Giustizia del Senato sia solamente il primo passo di una riforma organica e quanto mai completa.