Che cosa ha detto Lidia Maggi
sulla donna nel cristianesimo

Foto di Clara Mammana

 

Il ruolo della donna nella società cristiana non è definito in maniera così vincolante dalla religione, perlomeno non ai livelli delle altre grandi religioni monoteiste, e quindi non ci sorprende che la condizione della donna sia simile nella confessione cattolica e protestante. Nonostante ciò, però, la disparità tra i sessi è evidente, soprattutto nell’ambito religioso. A spiegare il perché è Lidia Maggi, teologa e pastora battista, la sera di mercoledì 11 ottobre per la rassegna di Molte fedi sotto lo stesso cielo. La narrazione di Lidia è accesa e passionale, quasi teatrale: il tema le è molto vicino ed è emozionata di poterne parlare alla platea, soprattutto nella chiesa di Loreto, «bellissima e dalla forma rotonda che richiama le forme femminili, prima fra tutte il ventre gravido e il desiderio di futuro».

 

 

La figura silenziosa della donna. La donna nel cristianesimo è silenziosa, quasi passiva, anche se riveste un ruolo fondamentale. Dopotutto, alle donne è affidata l’educazione alla fede dei figli: basti pensare che quando si pensa alla catechesi vengono in mente le catechiste e non i catechisti, e che in chiesa «la maggior parte dei presenti è donna». Per non parlare poi che alle donne cattoliche non è permesso di accedere al ministerio, ossia di diventare preti, e nemmeno il diaconato. Ma se anche nella tradizione protestante alla donna è permesso, non è che una novità piuttosto recente. Lidia Maggi è pastora presso la comunità battista, ma «Ricostruendo la storia della mia comunità mi sono resa conto che solo da cinquant’anni in Italia alle donne è permesso di accedere al ministero religioso, nonostante quest’anno si celebrano i cinquecento anni dalla riforma di Martin Lutero».

La società patriarcale e il femminismo. Come mai questa disparità? Lidia ha una risposta chiara in mente: la società patriarcale, che abbiamo iniziato a lasciarci alle spalle nel secolo scorso, grazie al ruolo fondamentale dei movimenti femministi. La peculiarità di questi movimenti è che «le donne hanno cercato sin da subito di superare le barriere delle appartenenze di confessione. Si sono rese conto che le problematiche dello spazio religioso cristiano sono tutte molto simili». Ora, però, per proseguire questo riscatto è necessario tornare alle Scritture.

 

 

La rivoluzione di Cristo. La figura di Cristo, infatti, è rivoluzionaria anche per questo. Gli evangelisti descrivono con precisione il rapporto tra Gesù e le donne: «Cristo ha dato loro visibilità». Si pensi anche soltanto a quando, ai piedi della Croce, restano solo le donne: «Sono loro a nutrire la fede più grande». Gesù insegna alle donne, che lo seguono fino dalla Galilea. «Luca lo scrive chiaramente nel suo Vangelo: c’erano i dodici e le donne, nominate una a una. Sono delle diacone e alcune di loro sono state persino guarite e miracolate, come Maria di Magdala che Gesù liberò “da sette demoni”». Solo attraverso una lettura attenta della Bibbia si noterà che tra le donne che seguivano Cristo c’era «Giovanna, moglie di Cuza, che chiaramente lascia il marito andare dietro a questo predicatore itinerante». Per i tempi in cui fu scritto il Vangelo era un’affermazione decisamente forte: «Riuscite a immaginare Giovanna a tornare dal marito dopo l’ascesa di Cristo, in una società patriarcale? Che cosa gli avrebbe detto?».

 

 

Anche nella Genesi Dio dice alla donna che il marito la dominerà. Per Lidia però non è una punizione, bensì «una constatazione dei fatti» dovuta a un inasprimento dei rapporti tra i due, rappresentato metaforicamente dalla tentazione del serpente: «Una voce strisciante deforma l’intimità: il potere, dell’uomo sulla donna, entra nella relazione». La disparità tra uomo e donna non ha radici religiose, ma è stata la società patriarcale a insinuarsi nella tradizione, perché Cristo voleva istituire una nuova fratellanza, una parità, non basata sul sangue ma sulla fede.

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