Legambiente valuta le città italiane
Non c’è storia: si vive meglio al nord

Da anni Legambiente monitora la salute ambientale delle città italiane, analizzando una serie di parametri che riguardano il trasporto pubblico, la raccolta differenziata, la produzione di agenti inquinanti e via dicendo. La ricerca Ecosistema Urbano, questo il nome dato all’indagine di Legambiente giunta ormai alla sua ventiduesima edizione, è stata condotta in collaborazione con l’Istituto di ricerche Ambiente Italia e con Il Sole 24 Ore. Il quadro complessivo che ne è uscito non presenta grandi novità: le nostre città faticano a “riciclarsi”, il loro sistema circolatorio, in senso metaforico, fatica a raggiungere le aree periferiche, che spesso, per proseguire con la metafora, si trovano in carenza d’ossigeno. Ci sono però anche significativi segnali positivi.

 

[Padova]

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I parametri. Legambiente, l’Istituto di ricerche Ambiente Italia e Il Sole 24 Ore hanno usato diciotto indicatori di qualità per confrontare la situazione dei 104 capoluoghi di provincia italiani. Tre parametri sono dedicati alla qualità dell’aria (concentrazioni di polveri sottili, biossido di azoto e ozono), tre alla gestione delle acque (consumi idrici domestici, dispersione della rete e depurazione), due ai rifiuti (produzione e raccolta differenziata), due al trasporto pubblico (il primo sull’offerta, il secondo sull’uso che ne fa la popolazione), cinque alla mobilità (tasso di motorizzazione auto e moto, modal share, indice di ciclabilità e isole pedonali), uno all’incidentalità stradale, due all’energia (consumi e diffusione rinnovabili). Per gli incidenti stradali e i consumi energetici domestici sono stati impiegati dati Istat.

La raccolta differenziata. Pordenone è la città che fa funzionare meglio la raccolta differenziata, raggiungendo una percentuale dell’80 percento. Si difendono bene anche Benevento e Salerno, che superano il 65 percento, grazie ai “virtuosi” della differenziata. Rispetto al 2014, inoltre, è diminuito il numero delle città con concentrazioni medio annue di biossido di azoto superiori al limite di legge.

 

[Pordenone]

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Il comparto dell’energia. Qualche segnale positivo, anche se non entusiasmante, viene anche dalla produzione di energia pulita, soprattutto quella solare. Le città che contano su impianti di questo tipo salgono da sedici a diciassette. Questi capoluoghi fanno uso di dieci o più kiloWatt di energia non inquinante. Al primo posto c’è Salerno, con 181 kW 1.000 prodotti ogni mille abitanti, seguita da Padova, Massa e Pesaro, con circa 30 kW/1.000 ab. Sono però ancora 23 i centri che non arrivano a 1 kW/1.000 abitanti. Otto di questi sono fermi a quota zero.

La rete idrica. Sono in calo i centri in cui si sono registrate perdite della rete idrica superiori al 50 percento: nel 2014 erano 16, mentre quest’anno sono scese a 12. Tutte nel Centro-sud: sono Bari, Cagliari, Catania, Catanzaro, Cosenza, Frosinone, Grosseto, Latina, Matera, Palermo, Rieti, Salerno. Sono però aumentate da sette (2014) a nove (2015) le città in cui le perdite della rete idrica sono pari o inferiori al 15 percento dell’acqua immessa. Si tratta di Ascoli Piceno, Foggia, Macerata, Milano, Monza, Piacenza, Pordenone, Udine e Trento.

 

[Bolzano]

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La mobilità. Il trasporto pubblico funziona a singhiozzo e a fatica, in Italia, e sono troppo poche le persone che ne fanno uso. Il 68 percento dei comuni, infatti, ha assistito alla diminuzione del numero di passeggeri, a fronte di una stabilità della rete di piste ciclabili e isole pedonali. In un solo capoluogo, Bolzano, le politiche di mobilità sono riuscite ad abbassare gli spostamenti motorizzati privati al di sotto di un terzo degli spostamenti complessivi, soprattutto grazie alla puntualità, all’efficienza e, fattore non secondario, alla pulizia dei suoi mezzi pubblici. Tra le grandi città spicca anche Venezia, in crescita (629 viaggi per abitante annui, erano 592 l’anno passato). Purtroppo i casi di Bolzano e di Venezia costituiscono un’eccezione, all’interno di un quadro in cui il trasporto pubblico è in calo. Sono in diminuzione i pendolari milanesi, visto che ogni abitante esegue 457 viaggi su mezzo pubblico, contro i 474 del 2014. A Catania, Messina, Palermo e Taranto non si raggiungono nemmeno i 50 viaggi all’anno. Per quanto concerne le città di medie dimensioni, superano i 150 spostamenti/abitante in 12 mesi solo Brescia e Trento, senza alcuna novità rispetto all’anno scorso. I valori peggiori si registrano ad Alessandria, Brindisi, Grosseto e Latina, che non contano nemmeno 15 viaggi/abitante annui.

 

[Venezia]

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Ai primi posti ci sono le città del Nord. In generale, i risultati ottenuti dallo studio indicano che è meglio abitare in una città del Nord, perché è qui che la qualità della vita raggiunge livelli medio-alti. Il primo posto è occupato dalla virtuosissima Verbania, che raggiunge l’83 percento dei punti assegnabili, cioè prendendo in considerazione tutti i parametri. È seguita da Trento, Belluno e Bolzano. Macerata, al quinto posto, e Oristano, al sesto, rappresentano le città più “virtuose” del Centro-Sud. Al settimo posto torna il Settentrione, con Sondrio e Venezia, prima delle città di grandi dimensioni. Ci sono poi Mantova e Pordenone. Appena fuori dal podio troviamo Cosenza, undicesima, seguita però da un serie di capoluoghi del Centro-Nord, cioè Parma, Cuneo, Lecco, Forlì, Udine, Biella, Novara, Reggio Emilia e Gorizia. Agli ultimi posti troviamo Catania, Vibo, Palermo, Agrigento e Messina. Qui figura anche Bergamo, 41esima, con il 55,7 percento di punti assegnabili, davanti però a Brescia, che è al 79esimo posto.

 

[Catania]

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Come migliorare? Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, esprime il suo parere su come poter migliorare le condizioni di vita dei capoluoghi italiani, puntando tutto sulla collaborazione tra i ministeri: «Per sperare che le nostre città migliorino c’è una sola strada. Fare la scelta strategica, con i ministeri interessati coordinati da una vera cabina di regia, di fare dell’innovazione urbana e del miglioramento della vita in città la vera grande opera pubblica. La trasformazione delle città è una grande sfida che intreccia nuovi bisogni con cambiamenti istituzionali e organizzativi con sviluppo di nuove filiere industriali e passa dalla messa in sicurezza dalle catastrofi naturali, dal rilancio della vita sociale nei quartieri, dalla valorizzazione della cultura, dalla riqualificazione energetica, dall’arresto del consumo di suolo, dagli investimenti nel sistema del trasporto periurbano, dal sostegno alla mobilità nuova. Una scelta politica che andrebbe nella direzione dell’interesse generale: si crea lavoro migliorando il benessere e mettendo al sicuro le nostre città».