Che cos’ha detto Daniel Pennac
lunedì in Santa Maria Maggiore

Molte Fedi Sotto lo Stesso Cielo è un sempre stata una rassegna politica: lo ribadisce fin da subito Daniele Rocchetti, presidente provinciale delle ACLI. Non sorprende, quindi, che l’ospite della serata di apertura di lunedì 11 settembre nella chiesa di Santa Maria Maggiore sia Daniel Pennac: uno scrittore «che non ha bisogno di presentazioni» e «che vive la scrittura come un impegno politico, avvertendo la responsabilità di morale di denunciare le contraddizioni del tempo presente, la paura del cambiamento e dell’altro». È proprio questo l’argomento dell’incontro: la paura, anzi, chi crea consensi sfruttando la paura, un tema che lo scrittore ha raccontato nel suo ultimo libro non ancora edito in Italia, Eux, c’est nous e che approssimativamente potremmo tradurre con “Quelli là, siamo noi”.

«I pusher sono dei cretini». È vero – spiega Rocchetti – che siamo di fronte a un processo che ci scompiglia e davanti a un quadro politico devastato. Ma dopo la globalizzazione di capitali e beni è ora di quella dell’umanità, delle genti, delle persone». Ma non possiamo farci prendere dalla paura: «Non è un sentimento da ignorare, bensì da affrontare». Tempi duri ci attendono, conclude, tra «pusher a basso costo di identità posticce». Ma Pennac non usa per giri di parole: per lui i “pusher” sono solo dei «cretini».

 

DANIEL PENNAC diretta audio

La diretta audio di “Loro sono noi”, l’appuntamento con DANIEL PENNAC di Molte Fedi 2017

Pubblicato da Molte fedi sotto lo stesso cielo su Lunedì 11 settembre 2017

 

Un libro dedicato ai rifugiati. Il suo libro nasce al contrario da un’iniziativa di alcuni giovani editori francesi che gli hanno chiesto di scrivere un testo sui rifugiati «da vendere senza che nessuno guadagnasse un soldo: tutto il ricavato sarebbe andato a un’associazione francese che si occupa di rifugiati». Pennac non ha rifiutato, perché «quella dei rifugiati è la questione per eccellenza, una questione alla quale si risponde massivamente con la paura e con lo sfruttamento della paura».

La Francia figlia di migranti. L’idea è semplice, spiega Pennac, alzando la voce in tono canzonatorio: «Dicono tutti “Oh povera Europa, saremo sommersi dal resto dell’umanità. Oh povera Francia, saremo sommersi dal resto dell’umanità”». Ma la questione dell’immigrazione si è sempre posta: «La storia della Francia del ventesimo secolo è tutta di immigrazione. A partire dal 1910 ci fu una forte emigrazione ebrea, in fuga dai pogrom dell’Europa Centrale. Nel 1915 la Francia ha accolto gli immigrati armeni in fuga dal massacro turno e tra il 1917 e il 1920 abbiamo accolto i russi in fuga dalla Rivoluzione. Tra il 1920 e il 1930 abbiamo accolto italiani e polacchi. Durante la guerra, negli Anni Trenta, abbiamo accolto gli spagnoli e dopo i portoghesi negli Anni Cinquanta. Negli Anni Sessanta fino alla fine del colonialismo abbiamo accolto i magrebini, poi gli abitanti dall’America Latina. Abbiamo accolto i cinesi e i vietnamiti dopo la sconfitta degli Stati Uniti nella Guerra del Vietnam e poi ancora negli Anni Novanta chi fuggiva dalle guerre in Iugoslavia».

 

  

 

«Li abbiamo sempre accolti male, all’inizio. Abbiamo coniato il termine rastaquouère – un po’ come il nostro nordico “terrone” – per indicare tutti questi migranti poveri che arrivavano in Francia. Era un termine brutto e sprezzante, ma non ha impedito ai muratori italiani di costruire le città francesi e ai taglialegna portoghesi di tenere pulite le foreste a ridosso delle Alpi». Insomma, nessuno è mai stato accolto con generosità, spiega lo scrittore francese, ma ciò non ha impedito alle differenti comunità di integrarsi. «Tutta la popolazione francese del ventunesimo secolo è composta prevalentemente dai figli degli immigrati del ventesimo secolo. Ma questi antichi migranti non sono più accoglienti con i nuovi migranti di quanto fossero stati i francesi un tempo».

Parlando ai ragazzi. È proprio questo paradosso, sostiene Pennac, a permetterci di sdrammatizzare questo «fantasma» dell’immigrazione. «Eux, c’est Nous è un libro scritto per i ragazzi. A loro ho pensato quando mi sono reso conto che la prima delle cose che fanno i politici che cercano consenso elettorale è rivolgersi alle paure istintive». E il primo istinto che produce paura è quello di conservazione, prosegue, che si declina in due modi: «la paura degli altri perché diversi e la resistenza di fronte al cambiamento della propria condizione. Certo – scherza Pennac – si tratta di un buon istinto che ha permesso alla specie umana di preservarsi per milioni di anni. Ma ha bisogno di essere ragionato, perché un giorno quello dall’altra parte potrei essere io».

L’integrazione si è fatta per davvero durante il ventesimo secolo, tra «popoli straordinariamente diversi dal nostro: nessuno conosceva il francese, eppure si sono assimilati e hanno lavorato per sopravvivere». Per questo motivo ha scritto il suo libro: «Volevo raccontare che questo movimento enorme è alle nostre origini». Poi si rivolge ai ragazzi, seduti numerosi per terra davanti a lui: «Dovete ascoltare e non farvi rendere sordi da quello che sentite continuamente dire: che non possiamo accogliere tutti i mali del mondo, che queste persone non sono come noi, che vengono a rubarci il lavoro, che verrebbero persino a rubarci la disoccupazione. Non fatevi fregare da parole così stupide».

Eux, c’est Nous è un libro rivolto al futuro: «È per voi perché siete tanti. Quello che dovrete fare nella vita è resistere alla stupidità che troverete su internet o anche tramite fonti più ufficiali come la televisione e i giornali. Vi diranno delle stupidaggini, ma che vi saranno incredibilmente facili da riconoscere: basterà che ascoltiate seriamente e capirete: ah-ah-ah! Quel cretino sta cercando di parlare al mio istinto di sopravvivenza, quel cretino pensa che io sia un essere istintivo, quel cretino pensa che io non possa ragionare. Quel cretino non pensa che non ho i mezzi per capire che lui è proprio un cretino».

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