«Dio non ci serve”», dicono
La laicizzazione dell’Europa

Nel Vecchio Continente è oramai da anni che si parla di “islamizzazione”, cioè di sempre più cittadini europei di fede islamica presenti nel Continente storicamente individuato come roccaforte cristiana. La realtà, numeri alla mano, è ben diversa: su una popolazione europea (non solo comunitaria) stimata in 742,5 milioni di persone, circa 56 milioni sono islamiche. Non poche, ma neppure così tante come potrebbero far credere certi proclami socio-politici. La realtà è che il Vecchio Continente sta vivendo un’epoca di forte cambiamento, a tutto tondo, a cui anche la religiosità non può restare immune. Secondo l’indagine Eurobarometro 2010, appena il 51% degli europei crede nell’esistenza di Dio, in calo rispetto al 52% riscontrato nell’indagine del 2005. Si attende, per il prossimo anno, un nuovo dato, ma gli analisti spiegano che la tendenza è evidente: sempre più persone si dicono atee o agnostiche (si dichiara tale il 20% della popolazione europea, un 2% in più rispetto al 2005).

Tra chi crede ancora e chi non crede più. È interessante analizzare come, dal punto di vista religioso, l’Europa sia quanto mai divisa in due grandi tronconi. Nonostante la crescita dei non fedeli, restano Stati in cui la fede è ancora oggi un elemento centrale della vita della popolazione. In assoluto, la Nazione più credente è Malta, con il 94% della popolazione che crede in Dio, seguita da Romania (92%), Cipro (88%) , Grecia e Polonia (79%). Come si può intuire da questo breve elenco, parlando di cristianesimo, oggi, non si può fare a meno di parlare di una grande famiglia cattolico-ortodossa. Secondo molti, infatti, la vera religione che sta conquistando spazio in Europa non è l’Islam, ma quella ortodossa, soprattutto grazie all’apertura delle frontiere europee orientali e con le nuove adesioni di Romania e Bulgaria. L’Italia, seppur culla della Chiesa Romana, si ferma al 74% della popolazione credente, davanti a Irlanda e Portogallo che arrivano al 70%. Impressiona il dato della Spagna, storicamente molto legata a Roma: solo 58%. Decisamente diversi i numeri nell’Europa centro-settentrionale. In particolare, colpiscono i numeri del Regno Unito: secondo un sondaggio di inizio 2014, solo il 14% della popolazione si definisce cristiana praticante, il 38% è cristiana non praticante e il 41% è atea o agnostica, con la restante percentuale legata ad altre religioni. In Danimarca e Olanda solo il 28% della popolazione crede nell’esistenza di Dio, in Francia si scende al 27%, fino ad arrivare al 22% della Norvegia e al 18% della Svezia, dove, a Malmoe, l’unica vera divinità è, per molti, il calciatore Zlatan Ibrahimovic.

I motivi della laicizzazione. È evidente, come spiega il settimanale Pagina99, che gli Stati in cui la laicizzazione è più forte sono quelli in cui il trittico welfare-consumismo-istruzione superiore funziona meglio ed è più forte. Emblematico, in questo senso, è il caso della Repubblica Ceca: piccola nazione di appena 10 milioni di abitanti, storicamente colta e molto legata all’arte, ha un Pil pro capite di 28 mila dollari e un indice di sviluppo umano tra i migliori al mondo. Lì, appena il 16% della popolazione crede in Dio. Viene quindi da pensare che, dove la gente vive bene, non ci sia più bisogno di Dio, che la visione di Marx della religione «come oppio dei popoli» fosse, in qualche modo, fondata. La certezza è che una società in salute accelera certamente l’agnosticismo, ma allo stesso tempo non può cancellare il bisogno di spiritualità. Per questo crescono movimenti religiosi alternativi, che, molte volte, definire “religiosi” è fin troppo. Nel Regno Unito, ad esempio, si sta lentamente diffondendo la Wicca, sorta di ritorno ai riti pagani legati alla natura, al druidismo e ai riti celtici, mentre addirittura 180 mila britannici si dicono fedeli alla religione degli Jedi, quella ispirata a Guerre Stellari. Per non parlare dell’espansione europea di Scientology e il ritorno delle religioni New Age, che tanto di moda andavano tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70. Forse in Dio si crede sempre meno, ma che l’uomo abbia bisogno di nutrimento per il proprio spirito resta una certezza.