Domeniche al centro commerciale
Il governo chiude, ma la gente?

Era una delle proposte contenute nel Contratto di governo tra 5Stelle e Lega: ora è diventata proposta di legge incardinata giovedì 6 settembre nella Commissione delle attività produttive. È la legge con la quale si disciplinano gli orari degli esercizi e limitano le aperture nei giorni festivi alle sole domeniche del mese di dicembre, oltre ad altre quattro domeniche o festività durante l’anno. In sostanza si va verso l’abrogazione dell’articolo 31 del cosiddetto decreto Salva Italia approvato dal governo di Mario Monti che liberalizzava le aperture a discrezione dei negozianti. In quel periodo il provvedimento era dettato dalla necessità di dare una spinta ai consumi in un Paese in recessione. Ora che quell’emergenza non c’è più, il governo ha pensato che sia arrivato il momento di ripristinare la normalità. In totale saranno otto le domeniche di apertura durante l’anno. Un’eccezione dovrebbe riguardare gli esercizi commerciali delle località prettamente turistiche. «Oggi in commissione abbiamo iniziato l’iter per rivedere le assurde liberalizzazioni del governo Monti sugli orari di apertura degli esercizi commerciali. Cambiamo rotta per non penalizzare più i piccoli commercianti e le botteghe storiche, e ridare a lavoratori e famiglie la libertà della domenica», ha commentato sulla sua pagina Facebook Barbara Saltamartini, leghista e presidente della Commissione.

 

 

La situazione che si era creata con il provvedimento del governo Monti aveva fatto dell’Italia un caso unico in Europa per quanto riguarda le aperture dei negozi e di centri commerciali nelle festività. Già nella scorsa legislatura era stata lanciata un’iniziativa per frenare questa apertura indiscriminata dei luoghi del commercio. Ma la proposta dell’allora sottosegretario Michele Dell’Orco, il cui ddl obbligava le attività commerciali a chiudere per un arco minimo di sei festivi all’anno fu approvata alla Camera senza ottenere però parere positivo al Senato. Anche la chiesa ha più volte spinto perché si arrivasse ad una nuova regolamentazione restrittiva. E con la chiesa i sindacati, che chiedevano di proteggere lo spazio di riposo domenicale. «La festa non si vende» era lo slogan della campagna lanciata contro le aperture indiscriminate nei giorni festivi.

 

 

Il provvedimento del governo delega alle Regioni l’organizzazione delle giornate di apertura, sempre nel rispetto dei numeri stabiliti. «Le regioni, d’intesa con gli enti locali – si legge nel ddl – adottano un piano per la regolazione degli orari di apertura e di chiusura degli esercizi commerciali di cui al comma 1 che prevede l’obbligo della chiusura domenicale e festiva dell’esercizio».

Ovviamente ora la scommessa riguarda i consumatori che ormai hanno fatto l’abitudine all’idea del negozio sempre aperto. Soprattutto nelle grandi città, la valvola di sfogo per la spesa domenicale era un’opportunità che agevolava l’organizzazione della vita. Dall’altra parte bisogna dire che la notizia è stata accolta con grande positività dai piccoli negozi che si sono sempre sentiti penalizzati dalle aperture domenicali, non potendo reggere una simile organizzazione dei tempi. Non a caso la reazione più positiva alla proposta di legge è venuta da Confesercenti. Prepariamoci dunque a domeniche diverse…

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