Ex Creberg, il bidone dei diamanti
per la Finanza era truffa aggravata

Settecento milioni di euro. Anzi, per la precisione 743,3 milioni. A tanto ammonta la cifra sequestrata dalla Guardia di Finanza di Milano nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta truffa nella vendita di diamanti a investitori e risparmiatori da parte delle due società Intermarket Diamond Business spa (Idb, ufficialmente fallita a gennaio di quest’anno dopo che il suo ex presidente e amministratore, Claudio Giacobazzi, si è suicidato il 14 maggio 2018 in una stanza di hotel a Reggio Emilia) e Diamond Private Investment spa (Dpi) e di cinque banche, ovvero Banco Bpm, Unicredit, Intesa Sanpaolo, Mps e Banca Aletti.

 

 

La questione, di cui ci siamo occupati più volte nell’ultimo anno e mezzo sulle nostre pagine, riguarda da vicino Bergamo: la banca più esposta, infatti, è Bpm (come dimostra anche la cifra sequestrata, la più alta tra quelle delle banche: 83 milioni), che nel 2014 ha “inglobato” il Credito Bergamasco. Come gli stessi vertici Bpm hanno fatto notare con un comunicato stampa diffuso il 20 febbraio, i fatti «si riferiscono all’attività di segnalazione a Idb della clientela interessata all’acquisto di diamanti nel periodo che va dal 2003 al 2016 e dunque prima della data della fusione tra Banco Popolare e Bpm» e, per buona parte, prima anche dell’ingresso nell’istituto del Creberg. Un modo elegante, insomma, per “scaricare” la patata bollente (almeno mediatica) sulle precedenti gestioni.

Al di là dell’ingente somma sequestrata, l’indagine ha fatto notizia perché tra le presunte vittime della truffa ci sarebbero anche alcuni vip, come Vasco Rossi, Diana Bracco, Federica Panicucci e Simona Tagli. Ma sono stati soprattutto molti piccoli e medi investitori a rimetterci. Persone che, secondo l’accusa, sono stati spinti dalle banche stesse a investire nell’acquisto di diamanti, i cui valori, però, sarebbero stati gonfiati rispetto a quelli veri di mercato. In sostanza, gli investitori avrebbero pagato le pietre preziose ben più del loro valore effettivo, cosa che rendeva quasi impossibile liberarsi successivamente dell’investimento. Il territorio bergamasco è stato uno dei più colpiti, anche perché Bpm (in particolare l’ex Creberg) è l’istituto che ha maggiormente spinto su questo tipo di investimenti. E ora si sta presentato il conto: a differenza di Unicredit e Intesa, che hanno deciso di rimborsare totalmente i loro clienti “fregati”, Bpm ha avviato soltanto da pochi mesi delle trattative con i singoli investitori che hanno avanzato richiesta di rimborso, presentando spesso una proposta di risarcimento ben lontana dall’intera cifra investita dagli utenti. Questo perché…

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo a pagina 3 del BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 28 febbraio. In versione digitale, qui.

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