Francia, un nuovo (strano) ’68
La periferia attacca le élite

Un nuovo strano ’68. La Francia è stata presa in contropiede da una rivolta massiccia come da decenni non se ne vedevano. Centinaia di migliaia di persone che sono scese nelle strade in ogni angolo del Paese causando dei blocchi stradali. Li hanno ribattezzati i “gilet gialli” perché indossano i gilet che è obbligatorio avere a bordo dell’auto in caso di emergenza. Una trovata che li ha resi ancora più visibili e quindi che ha avuto una grandissima ricaduta mediatica. Ma chi sono e perché protestano? Secondo un sondaggio Odoxa, il movimento è sostenuto dal 74 per cento dei francesi, al grido di «Macron, t’es foutu, les Français sont dans la rue» (Macron sei finito, i francesi scendono in piazza).

 

 

1. I gilet gialli rappresentano la Francia extra urbana, quella che vive lontana dalle grandi città e che in buona parte lavora nelle grandi distese delle campagne transalpine. L’agricoltura e gli allevamenti sono un asset importante dell’economia francese e loro ne sono la struttura portante. Molti dei “gilet gialli” però sono anche in fuga dalle città, per i costi insostenibili della vita nei centri urbani, specie per le famiglie. Sabato circa trecentomila persone hanno fatto oltre duemila blocchi che hanno paralizzato la Francia.

2. I primi malumori contro le nuove politiche del presidente Emmanuel Macron e del suo primo ministro Edouard Phillippe si sono sentiti quando è stata decisa la limitazione di velocità sulle strade francesi (autostrade escluse). Un abbassamento da 90 a 80 km orari che è stato dettato da ragioni di sicurezza ma che non è stato ben digerito da chi macina tanti chilometri su quelle strade per ragioni di lavoro. Una misura che secondo Parigi, dati alla mano, si dovrebbe tradurre in alcune centinaia di morti sulle strade in meno all’anno, ma che in provincia si trasforma in tempi più lunghi per andare al lavoro.

 

 

3. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la decisione di aumentare le tasse sui carburanti per accelerare la transizione verso le politiche verdi, la trazione elettrica, le energie rinnovabili. Accanto all’escalation del prezzo del barile del petrolio in ascesa, i “gilet gialli” hanno dovuto subire anche l’impennata delle tasse su gasolio (+14 per cento) e sulla benzina (+7 per cento) legata appunto al disegno del governo verso una transizione ecologica.

4. Non c’è solo la questione del prezzo della benzina e del diesel e quella dei nuovi limiti di velocità. I “gilet gialli” rappresentano una Francia che si ritiene penalizzata dalle politiche del governo rispetto anche all’accelerazione del cambio del parco auto. Sono state introdotte norme per la revisione delle vetture molto restrittive e in tanti si sono visti senza più possibilità di circolare in quanto le loro auto non erano più a norma (pare che metà dei veicoli non riesca a passare i controlli delle nuove revisioni).

5. La rivolta dei “gilet gialli” ha molti punti di contatto con l’ondata anti élite che sta scuotendo molte democrazie, dagli Usa all’Italia. Nel mirino c’è la Francia benestante e anche benpensante, che vuole una conversione ecologica senza tenere conto che c’è una Francia profonda che non ha i mezzi per passare all’ibrido e tanti meno all’elettrico. Per questo Macron è identificato come rappresentante del cittadino ricco e privilegiato. «Tanto lei signor Macron viaggia con l’auto blu», è il tormentone di tutti i manifestanti. Che ieri si sono fatto vedere anche Disneyland Paris per fare un blocco anche lì. Protestavano contro il caro parcheggio. Ormai è lotta senza quartiere.

Lascia un commento

Devi loggarti per pubblicare un commento.