Francia, a votare estrema destra
sono stati soprattutto i giovani

“Le choc”: così titolavano oggi le prime pagine di alcuni dei più importanti quotidiani francesi. Il riferimento, ovviamente, è alla tornata di elezioni regionali tenutesi questo week end, che ha visto trionfare, in maniera tutt’altro che inaspettata, il Front National di Marine Le Pen, forza politica di estrema destra. Da un punto di vista dei numeri, oltre a segnalare un’astensione addirittura del 50 percento, il FN ha ottenuto il 27,96 per cento complessivo dei suffragi, la destra neogollista di Nicolas Sarkozy si è sistemata al secondo posto con il 26,89 percento, mentre i socialisti del presidente François Hollande e del primo ministro Manuel Valls solo terza forza politica con il 23,33 percento.

Marine Le Pen e il suo Front confermano senza sorprese gli ottimi sondaggi della vigilia, triplicando il numero dei voti ottenuti alle ultime elezioni regionali, catapultandosi al primo posto in sei regioni e riaffermando la tendenza positiva cominciata con le comunali e le europee nel 2014 e proseguita quest’anno con le dipartimentali; la sinistra evita la disfatta ma arretra in tutte le regioni, fatta eccezione per la Bretagna, dove brilla il candidato socialista, nonché ministro della Difesa, Jean-Yves Le Drian (e non è un caso, vista la recente svolta in senso bellico della Francia dopo gli attentati di Parigi). Il raggruppamento neogollisti-centristi racimola molto meno del previsto, e tutti gli osservatori concordano nel sottolineare che il vero sconfitto di queste elezioni è Nicolas Sarkozy. Si tratta solo del primo turno, per un quadro definitivo si dovranno attendere i vari ballottaggi; ma certo questa prima tornata offre fin da ora indicazioni molto significative.

Le Pen: «È la rivolta contro le élite». Avrebbe potuto, e ci si sarebbe aspettato, giustificare questo straordinario successo adducendo ragioni legate alla sicurezza, all’immigrazione e alla politica estera; e invece Marine Le Pen, leader del FN, ha voluto leggere la parziale vittoria del Front a queste regionali attraverso fattori di politica interna: «È la rivolta del popolo contro le élite. I cittadini non sopportano più il disprezzo di una classe politica che per anni ha difeso i suoi interessi e non quelli del popolo», ha dichiarato la Le Pen.

Un successo ottenuto soprattutto grazie al voto delle generazioni più giovani: secondo un sondaggio dell’istituto France Info, infatti, il FN è stato l partito più votato fra gli elettori di età compresa fra i 18 e i 24 anni. Nonostante le dichiarazioni della Le Pen, i quotidiani e gli analisti transalpini concordano sul fatto che questa schiacciante vittoria sia dovuta soprattutto a quanto avvenuto a Parigi lo scorso 13 novembre, e dal fatto che gli elettori francesi abbiano visto nel FN l’unica forza politica in grado di proporre posizioni nette e rassicuranti in termini di sicurezza e di controllo dell’immigrazione. Di certo, l’agone politico francese, che troverà il proprio culmine nel 2017 con le elezioni politiche, vede profilarsi uno scontro tripartitico da cui potrebbe seriamente emergerne vincitore una forza imprevedibile, abilissima nella comunicazione demagogica ma ancora attesa da seri banchi di prova governativi.

Per il FN, dunque, il difficile viene proprio ora: dimostrare al Paese di non trattarsi di un semplice fulcro populista e reazionario, ma di un partito dalle reali credenziali atte a governare una Francia sempre più scombussolata e in confusione. Se l’obiettivo, nel prossimo anno e mezzo, dovesse venir centrato a livello regionale, come spiegare agli elettori che Marine Le Pen non possa fare altrettanto bene pure all’Eliseo? Dall’Italia sono arrivati, fra l’altro, messaggi di congratulazioni dai leader politici nostrani più vicini alla Le Pen e al FN, come Matteo Salvini e Giorgia Meloni.

 

 

Socialisti nel caos. Nel partito del presidente Hollande, in queste ore, regna il più assoluto caos: si parla di ritirare alcuni candidati dai ballottaggi per unire le proprie forze insieme a quelle neogolliste al fine di scongiurare l’avvento di governatori lepeniani. Una scelta, francamente, non esattamente da partito maggioritario e che miri a ridar certezza ad un elettorato che non ha più chiaro quali siano gli estremi del socialismo francese. Oltretutto, nonostante questa direttiva diramata per diverse regioni dal cuore del partito, alcuni candidati socialisti hanno già fatto sapere che non intenderanno assecondare le volontà centrali, come ad esempio Jean-Pierre Masseret, candidato per l’Alsazia. Hollande si ritrova dunque alle prese con un partito svuotato di chiari riferimenti, sia a livello di principi che di gerarchia, e con parecchi leader locali che intendono ora fare da sé, stanchi della guida incerta del presidente. Prerogative che offrono pessimi presagi in vista delle elezioni politiche del 2017.

Sarkozy: «I francesi sono esasperati». «La Francia ha troppo indietreggiato, specie in questi ultimi quattro anni. E chiedono che non arretri più». Con queste parole Nicolas Sarkozy, leader neogollista, ha commentato i risultati elettorali e il crollo socialista. Senza sottolineare, però, che la forza in cui i cittadini hanno vista la possibilità di una svolta, secondo il suo ragionamento, non è certo il suo Ump. Sarkozy, come accennato, viene considerato il vero sconfitto di questa tornata regionale, incapace di imporsi come prima forza di Francia nonostante l’evidente stato patologico in cui versa irreparabilmente il partito socialista. Sarkozy si è presentato domenica sera davanti ai microfoni dando la colpa all’esecutivo socialista per i risultati e negando sia fusioni di liste con i socialisti sia il ritiro dei candidati in funzione anti FN. Quel Front National che forse Sarkozy ha eccessivamente sottovalutato in questa campagna elettorale, convinto di poter arginarlo semplicemente inasprendo i toni della contesa al fine di far emergere il pericoloso estremismo di Le Pen e compagni. Il discorso securitario e i modi muscolari non hanno prodotto i frutti sperati.

Ora si apre una stagione molto delicata per i repubblicani francesi: dimostrare agli elettori che gli estremismi lepeniani non sono l’unica possibilità di svolta per il Paese, attraendo verso di sé quei voti che hanno abbandonato gli ambienti socialisti per dirottarsi verso il FN. Il turno elettorale così a ridosso dei fatti di Parigi ha sicuramente dato una grossa mano alla Le Pen e ai suoi, ma, di sicuro, se socialisti e repubblicani non decideranno di riproporre una chiara identità politica ai propri elettori, e senza ridursi solamente ad uno sterile grido alla pericolosità dell’estrema destra al governo, le presidenziali del 2017 potrebbero davvero riservare sorprese storiche.

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