I gelati della storica Pernigotti
potrebbero diventare bergamaschi

Da un lato un marchio storico del settore dolciario italiano in crisi, dall’altro invece un brand relativamente giovane e ambizioso, in fase espansiva. È la fotografia di Pernigotti, azienda piemontese nata nel 1868 e nota soprattutto per la produzione di gianduiotti ma forte anche nei preparati per il gelato, e Italcanditi, azienda di Pedrengo fondata nel 1963 e specializzata nella realizzazione di prodotti dolciari a base di frutta. Stando alle ultime voce degli ambienti finanziari, queste due realtà potrebbero incontrarsi, con il marchio bergamasco interessato all’acquisizione del settore gelati dello storico marchio piemontese.

 

 

Prima di arrivare a questo punto, però, bisogna fare un passo indietro. La Pernigotti è sempre stata in mano all’omonima famiglia fino al 1995, quando l’ultimo erede Stefano, rimasto senza figli a causa della morte dei suoi due, giovanissimi, in un tragico incidente stradale avvenuto in Uruguay nel luglio di quindici anni prima, decide di cedere l’azienda alla famiglia Averna. Nel secondo decennio degli Anni Duemila, però, anche Averna, nota per i successi legati al settore delle bevande alcoliche, entra in crisi e nel luglio 2013 (un anno prima di passare al centro per cento nel Gruppo Campari) cede la Pernigotti alla famiglia turca Toksoz, alla guida di un colosso operante in diversi settori (energetico, farmaceutico e anche dolciario). I nuovi proprietari mantengono la sede in Italia, a Novi Ligure, ma vengono anche criticati più volte per non puntare forte sullo storico marchio. In altre parole, l’accusa è di aver compiuto l’acquisizione soltanto per poter sfruttare la notorietà di Pernigotti, senza però interessarsi alla qualità dei suoi prodotti. Tant’è che, nel novembre dello scorso anno, la Toksoz annuncia la chiusura dello stabilimento di Novi, ma non la dismissione del marchio. I cento addetti della Pernigotti vengono messi in cassa integrazione e si apre così il capitolo sul futuro della storica azienda piemontese. La famiglia turca, infatti, si è detta subito interessata a “spacchettare” l’azienda, cedendo il comparto gelateria e mantenendo la proprietà solo del marchio per il cioccolato.

È in questo quadro che partono le trattative tra la famiglia Toksoz e Giordano Emendatori, il re dei gelati italiani, fondatore della Mec3 poi venduta al fondo americano Riverside. La trattativa pareva ormai in dirittura d’arrivo prima della brusca frenata di lunedì 8 luglio, quando è uscita la notizia che, al momento della firma dei primi contratti, le due parti non avrebbero trovato un accordo su alcune condizioni. A dare l’annuncio è stata l’assessore al lavoro della Regione Piemonte Elena Chiorino. Secondo le prime indiscrezioni, lo stop sarebbe legato ad alcune condizioni accessorie, soprattutto legate all’occupazione dei venti dipendenti del comparto gelato della Pernigotti. Davanti a questo stop, sono salite le quotazioni della Italcanditi, anche lei interessata al comparto gelato della storica azienda piemontese.

 

 

La società bergamasca, infatti, a gennaio ha dato un’importante svolta alla propria storia diventando al settanta per cento di proprietà del fondo Investindustrial, diretto da Andrea Bonomi. La famiglia Goffi, finora azionista unico dell’impresa che ha sede a Pedrengo, leader in Italia e in Francia nella produzione di frutta candita e creme destinate all’industria alimentare e che impiega circa quattrocento persone, è restata come socio rilevante con il trenta per cento del capitale. Stiamo parlando di un colosso del mercato che vanta ben 6.700 ricette e che per il 2018 stima un fatturato superiore ai cento milioni di euro. Con l’ingresso di Investindustrial, l’obiettivo è fare il definitivo salto di qualità e ampliare anche il proprio raggio di azione commerciale. È in questa ottica che Italcanditi si è interessata all’acquisizione del comparto gelato della Pernigotti. Ovviamente la società bergamasca parte indietro nelle trattative rispetto a Emendatori, ma dalla sua ha una forza economica importante e una vision aziendale che potrebbe dare un futuro ai venti dipendenti dell’azienda piemontese. Difficile, comunque, che ci siano novità a stretto giro di posta, anche perché per il 17 luglio è fissato a Roma un tavolo al Ministero dello Sviluppo economico proprio per discutere del futuro della Pernigotti.

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