Gori burattinaio delle nomine Rai?
«È solo una battuta di Mentana…»

Nelle scorse ore sono state rese note le nomine per i massimi ruoli dirigenziali dei canali della Rai, e gli eletti hanno certamente destato sorpresa in molti: Rai1 è stata affidata ad Andrea Fabiano, giovane, anzi giovanissimo (è il più giovane responsabile della storia dell’ammiraglia della Rai), master ad Harvard e del tutto fuori dalle dinamiche di viale Mazzini; Rai2 è toccata invece a Ilaria Dallatana, cresciuta in Mediaset alla Magnolia; e infine le redini di Rai3 le ha prese Daria Bignardi, arcinota conduttrice delle Invasioni barbariche su La7 e con già una breve parentesi in Rai nel 2009. Ed è proprio su questi ultimi due nomi che la stampa italiana si è maggiormente eccitata fra ieri ed oggi, poiché si dice che, per motivi diversi, dietro alle nomine della Dallatana e della Bignardi possa esserci lo zampino niente meno che del sindaco Gori, da molti additato come una sorta di regista occulto delle sostituzioni ai vertici della tv pubblica.

 

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Molte particolari congiunture. In effetti, ad essere sinceri, sono parecchi i punti che legano Gori non solo ad Ilaria Dallatana e a Daria Bignardi, ma persino al numero uno della Rai tutta, Antonio Campo Dall’Orto. Quest’ultimo, per esempio, è stato per sei anni, fra il 1991 e 1997, il vice di Gori ai tempi della sua direzione di Canale5. Una collaborazione molto stretta, dunque, ed anche una reciproca e sincera stima. E che dire della Dallatana? Nel 2001 fu cofondatrice di Magnolia, la società televisiva che mise in piedi programmi di grande successo come L’isola dei famosi, L’eredità o il Grande Fratello. Cofondatrice, naturalmente, perché il suo socio nella realizzazione di questa azienda di successo fu nientemeno che Gori stesso, che rimase al timone di Magnolia fino al 2011. Il cerchio si chiude con Daria Bignardi, lanciata nella televisione che conta proprio da Gori e dal Grande Fratello. Dunque, procedendo per sillogismi, se Renzi e Gori hanno uno stretto legame, come pare, se la Rai è un’azienda sempre più vicina al Pd, e se le nuove nomine hanno tutte un passato fatto di legami a doppia mandata con il sindaco di Bergamo, il dubbio che che ci possa essere Gori dietro alle assegnazioni di questi posti sorge, naturalmente.

 

[Andrea Fabiano]

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Gori: «Io non ho parlato con nessuno, è colpa di Mentana…» Per scacciarci dalla testa questo fastidioso tarlo abbiamo parlato con il sindaco in persona, a cui abbiamo chiesto in tutta franchezza quanto di suo ci sia in queste nuove nomine della Rai. Gori ha precisato di non aver mai ricevuto telefonate, né tanto meno di averne fatte, che avessero ad oggetto il tema della direzione dei canali Rai: «Vi assicuro che non c’è alcun legame fra me e queste nomine, semplicemente ho avuto la fortuna di lavorare con persone capaci e di talento durante la mia carriera e a cui oggi vengono riconosciuti i giusti meriti. Con Campo Dall’Orto c’è amicizia e stima, ma non mi ha mai certamente chiesto pareri per le nomine, e io non mi sono mai offerto di dargliene». Il sindaco si è inoltre detto «molto contento» per le assegnazioni alla Dallatana e alla Bignardi, soffermandosi  velocemente su entrambi i profili: «Ilaria è una delle migliori figure della televisione italiana, la sua nomina è stata una scelta giusta. Daria è una scommessa, nonostante la sua grande esperienza: arriva da fuori, da La7, e non ha trascorsi manageriali; ma ha il talento per vincere questa sfida». Infine, una battuta finale su queste voci che lo additavano come gran burattinaio delle nomine Rai: «La colpa è tutta di Enrico Mentana… Ieri ha messo una foto su Instagram di me e Renzi con un commento che lanciava il dubbio su chi dei due comandasse in Rai. “È il Rutelli della tv…” ha detto… Ma era solo una battuta». Il riferimento a Rutelli è dovuto all’uscita dell’ex leader della Margherita che nei giorni scorsi aveva ironizzato sui candidati sindaci di Roma, i quali più o meno tutti, in un modo o nell’altro, sono stati suoi collaboratori.

 

[Daria Bignardi]

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Ciò che invece è vero: il baricentro si sposta a Milano. Passando invece ad aspetti che possono essere considerati ben più effettivi, emerge chiaramente come questo nuove restyling dei vertici Rai riorienti la bussola di viale Mazzini con decisione verso Milano, considerata – ormai non ci sono più molti dubbi – il cuore pulsante del nuovo corso renziano del Pd. Già di suo, Campo Dall’Orto passa metà della sua settimana lavorativa nel capoluogo lombardo, e oltretutto le nuove nomine rappresentano una chiara svolta “Milanocentrica”: la Dallatana si è professionalmente formata proprio a Milano, fra Mediaset e Magnolia; la Bignardi è notoriamente legatissima al mondo meneghino, dove da sempre ha tessuto i suoi più importanti rapporti e contatti. In Rai, insomma, sembra siano in atto due grandi svolte: una in senso anagrafico, con un costante rinnovamento in senso giovanile dei ruoli dirigenziali, e una in senso geografico, con Milano che pian piano sta diventando sempre il luogo delle decisioni e della conduzione della nostra televisione di Stato. A discapito di quella Roma mai realmente amata da Renzi e dai suoi.

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