Gori verso le elezioni di marzo
«Mancano tre punti, li recupererò»

Quindi sarà Gori contro Fontana. Contento?
«Va benissimo, sarei contento anche se fosse rimasto Roberto Maroni. Di Attilio Fontana posso dire che è un ottimo ex sindaco, bravissima persona».

Meglio lui di Maroni, no?
«Io ho deciso di candidarmi contro Roberto Maroni, l’avversario probabilmente più forte. Se adesso il rivale è un po’ meno forte, meglio. Del resto, non mi sono candidato contro una persona, ma contro un modo di governare questa Regione. Poi, se l’avversario fa pasticci, si divide, litiga, ovviamente questo è un aiuto».

Il centrodestra è convinto di avere, anche con Fontana, almeno dieci punti di vantaggio su di lei.
«Tantini… Il sondaggio Ipsos fatto a inizio dicembre parlava di sei punti tra il sottoscritto e Maroni prima che iniziasse la mia campagna di affissione dei manifesti».

E sei punti percentuali si recuperano?
«Sì, credo di sì. Anche perché, secondo me, oggi quei sei punti sono già dimezzati».

Come pensa di recuperarli?
«Facendo quello che sto facendo. Vado in giro, parlo con la gente, mi faccio conoscere. È lo stesso metodo con cui abbiamo portato avanti la campagna elettorale a Bergamo quattro anni fa, non ci siamo inventati niente. Allora era più facile perché si andava nei quartieri, ora tocca fare un po’ più di chilometri, ma lo spirito è lo stesso: capire il territorio e i suoi problemi. Quando vado a Casalmaggiore, non è che vado a fare la passerella, ma a parlare dei problemi di quella zona lì, oltre che della mia idea di Lombardia».

 

 

A che tappa è arrivato delle cento che ha in agenda?
«Ne ho già fatte tante, molte già prima che fosse pubblicizzato questo mio tour. Se dovessi fare un bilancio, diciamo che ne mancano ancora una trentina circa, più i capoluoghi».

E che riscontri sta avendo?
«Mi sono accorto che a questo tipo di approccio la gente non è abituata. È colpita positivamente. Trovo sempre sale piene di gente. Non militanti, ma cittadini».

Infatti anche nei suoi manifesti il Pd si vede poco.
«Semplicemente perché parto dall’idea che chi è vicino al Pd è già abbastanza convinto di votare il candidato del centrosinistra. O almeno lo spero. Chi devo convincere, piuttosto, sono quelli che cinque anni fa o non sono andati a votare o hanno votato per qualcun altro. Quindi secondo me è meglio fare una campagna che va in quella direzione».

Sono tanti gli indecisi?
«Io li stimo attorno al milione, milione e mezzo. Sono ben più del sei per cento insomma, e sono quelli su cui dobbiamo puntare».

 

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Pubblicato da Giorgio Gori su Martedì 12 dicembre 2017

 

Ha detto di essersi sentito solo sul ring dopo che Maroni ha annunciato la decisione di ritirarsi dalla corsa alla Regione.
«Ho sempre immaginato il nostro come un nobile combattimento. In due sul quadrato pronti a sfidarci. Invece poi, a un certo punto, mi son ritrovato da solo».

E Violi non è sul ring? Sta nel pubblico?
«No, va be’, c’è anche lui, certo. Però credo di non mancare di rispetto a nessuno se dico che la vera partita è una partita a due».

 

 

È interessante questo rapporto tra lei e Maroni. C’è grande stima.
«Sì, è vero. Nei ruoli di sindaco e di governatore ci siamo incontrati tante volte in questi anni e abbiamo avuto modo anche di conoscerci. Posso dire di provare stima per lui, almeno dal punto di vista umano. Poi, politicamente, non mi sono mai tirato indietro nel criticare le sue scelte e le sue posizioni, ma nonostante tutto è una persona che continuo a stimare».

È vero che due mesi fa Maroni le rivelò che non era convinto di candidarsi ma lei non lo prese sul serio?
«È vero. Eravamo a Malpensa e, in un colloquio a mezza voce, mi chiese se veramente avevo intenzione di candidarmi. Gli confermai la cosa e lui mi disse che invece non era così convinto di fare lo stesso, anticipandomi le ragioni che ha rimarcato anche in questi giorni, ovvero che è tanti anni che fa questa vita, ha raggiunto grandi soddisfazioni e ora vorrebbe pensare un po’ di più ad altro. Ammetto, però, di non averlo preso troppo sul serio. Mi sembrò un po’ una moina. E invece ci stava pensando davvero a quanto pare».

 

 

Lei è uno che studia molto prima di parlare. Quanto ha studiato per questa sfida?
«Tanto, ma spesso mi sembra di non avere studiato abbastanza. La materia è veramente ampia, i temi sono tantissimi. Si fa il possibile, ma ho sempre l’impressione che qualcosa sfugga».

Ma i temi su cui fa affidamento sono sempre gli stessi che ha esposto nel lancio della sua campagna elettorale a Milano a novembre?
«Sì, assolutamente. Tornassi indietro, direi esattamente le stesse cose. I temi restano quelli, semplicemente ora abbiamo anche delle proposte su cui abbiamo lavorato molto e che vogliamo esporre ai lombardi».

Sicurezza e ambiente sono i due punti su cui la sua…»

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo a pagina 4 di Bergamopost cartaceo, in edicola fino a giovedì 18 gennaio. In versione digitale, qui.

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