I Gurkha, il corpo d’elite nepalese
che torna a ricostruire la sua patria

Sono uno dei corpi speciali più apprezzati da Sua Maestà la Regina d’Inghilterra, per la quale prestano servizio dal 1815, quando Londra controllava l’India. Il loro motto è «Meglio morire che essere un codardo». Sono piccoli, robustissimi e di una temerarietà leggendaria. Si chiamano Gurkha, sono di etnia nepalese e quello che li rende famosi è la loro ferocia e la loro lealtà. Sono i figli più orgogliosi di una terra che essi onorano come sede degli dei, la “dimora dei ghiacci”, l’Himalaya. Sin dalla nascita, nel gelo delle alte vette del mondo, i genitori li abituano a non sentire la fatica, a camminare molte ore al giorno per compiere le funzioni più semplici, come trovare il cibo, o procedere per giorni senza sosta con un malato sulle spalle per portarlo in qualche lontano centro medico, nella valle di Kathmandu.

 

 

L’aiuto ai terremotati nepalesi. E decine di Gurkha nei giorni scorsi sono partiti per il Nepal a bordo di un aereo di trasporto militare britannico carico di approvvigionamenti, per dare aiuto alle popolazioni colpite dal devastante sisma che ha provocato oltre 7mila morti. Forti della loro padronanza della lingua nepalese, i militari verranno utilizzati come collegamento con le autorità locali e la popolazione. Sul Boeing C.17 sono state caricate più di 1.100 tende e 1.700 lanterne solari. Stando a quanto riferisce il Daily Telegraph sono 40 i militari di stanza in Kent in procinto di raggiungere altri 65 membri della brigata che si trovano già nella base dei Gurkha a Kathmandu. Inoltre sono 200 i Gurkha già sull’Everest per soccorrere gli alpinisti sorpresi dalla grande valanga provocata dal sisma: stavano scalando il tetto del mondo per celebrare i 200 anni del glorioso reparto. Ma non ci sono solo i Gurkha inglesi: tantissimi sono gli appartenenti a questa etnia che ancora abitano le alture del Nepal. I loro villaggi sono stati colpiti dal sisma di 10 giorni fa, e il Wall Street Journal è andato a vedere come stanno tentando di ripartire, tra povertà estrema e mancanza di giovani.

 

 

Le origini e la storia di un corpo leggendario. I Gurkha in origine erano una tribù di pastori che nel XVI secolo occupò l’intero Nepal, respingendo poi le invasioni di tibetani e cinesi. Secondo le leggende, Bappa Rawal, il fondatore del loro popolo, era un principe indiano che incontrò Guru Gorkhanath, il santo guerriero delle tradizioni indiane. È proprio da lui che questo popolo prende il suo nome: stupito dalla devozione del principe, questa semi divinità gli donò il Kukri, il tipico pugnale dei guerrieri Gurkha e insegnò loro a combattere, trasformandoli in un popolo guerriero.

Inglesi: prima nemici, poi alleati. Dall’India, loro terra d’origine, i Gurkha si spostarono prima in Afghanistan dove, dopo aver fermato l’avanzata musulmana, fondarono la città di Kandahar; poi, alcuni secoli dopo, conquistarono quei territori del Nepal che ora portano il loro nome. Da lì, verso la fine del 1700, ampliarono la loro influenza su tutto il Nepal moderno, fino ad arrivare a scontrarsi con la Compagnia britannica delle indie orientali. Il loro nome ricorda anche la valle Gorkhà nel Nepal occidentale, i cui abitanti indigeni presero ad essere arruolati come volontari nell’Esercito della Compagnia Britannica delle Indie Orientali a partire dalla conclusione della guerra Anglo-Nepalese del 1812-1815, nel corso della quale si distinsero agli occhi dei Britannici per spiccate attitudini al combattimento. Fu in una fortezza sul Monte Kalunga, che 600 gurkha asserragliati resistettero sotto il fuoco dell’artiglieria britannica sino all’ultimo uomo. I vincitori, stupiti, posero sul luogo una lapide: «Hanno combattuto per il loro onore pur senza avere speranza di vincere. Ci hanno combattuto da uomini e nelle pause della guerra ci hanno dimostrato una cortesia liberale». Era la base della nascita di una grande amicizia. E da allora i Gurkha iniziarono a essere arruolati come volontari nell’esercito britannico.

Le guardie e Buckingham Palace. Dopo la rivoluzione indiana del 1857, i Gurkha furono inquadrati come reggimenti di fucilieri nell’esercito inglese e sotto le insegne della regina combatterono in tutto il mondo, fino alla Seconda guerra mondiale. Dopo l’indipendenza indiana i dieci battaglioni formati da soldati nepalesi vennero divisi fra i due eserciti: sei restarono all’ex colonia e quattro alla Gran Bretagna. I fucilieri Gurkha sono così stimati che spesso hanno anche montato la guardia a Buckingham Palace al posto delle tradizionali guardie.

 

 

La Brigata Gurkha oggi. Oggi la Brigata Gurkha, che si ritiene essere la migliore fanteria d’assalto del mondo, conta circa 600 componenti e da quando esiste è stata impegnata in tutti i maggiori conflitti a cui il Regno Unito ha preso parte, dall’Afghanistan all’Iraq. Negli ultimi 50 anni hanno servito l’esercito di Sua Maestà a Hong Kong, in Malesia, in Borneo, a Cipro, alle Falkland, in Kosovo. Coprono una grande varietà di ruoli, anche se prevalgono in fanteria, con un numero significativo di ingegneri e logisti. È proprio l’Afghanistan il terreno di battaglia dove i Gurkha si sono distinti per spirito combattivo, coraggio e dedizione nella lotta ai talebani. Ancora oggi, infatti i Gurkha sono considerati i combattenti ideali per situazioni disperate. L’ideale per dare man forte agli aiuti per il terremoto in Nepal.