L’amarezza del quartiere Guzzanica
«Dalmine ci ha abbandonato»

Stretta tra l’autostrada e la strada provinciale 525, Guzzanica è la frazione che resta maggiormente isolata rispetto al centro di Dalmine. Gli abitanti non sono molti, all’incirca 650, e non è che vivano più di tanto il quartiere. In parecchi ci vengono solo a dormire perché lavorano fuori e frequentano altri paesi, mentre i residenti storici, soprattutto gli anziani, non godono nemmeno dei servizi essenziali.

 

 

Alberto Steffenoni Grandi con la moglie Sandra

 

A Guzzanica non c’è un alimentari, non c’è il panificio, non c’è lo sportello bancomat, l’edicola ha chiuso lo scorso anno, non c’è nemmeno un bar: «C’è il bar Daina, ma è da l l’altra parte della provinciale e c’è quello dell’oratorio, frequentato da anziani che non sono di Guzzanica, vengono qui solo perché si paga meno. La piazza della chiesa e il campo dell’oratorio sono sempre vuoti, i giovani qui non si ritrovano, neanche i bambini». A parlare è Alberto Steffenoni Grandi, nato a Guzzanica nel 1950, dove ancora risiede: «Io sono nato qui, al Casinet, nella casa che era di mio padre e di suo fratello. Non siamo riusciti a capire, nemmeno facendo delle ricerche, la provenienza originaria della nostra famiglia. Sappiamo che questa casa l’ha comprata mio nonno e poi ce la siamo tramandata di generazione in generazione. Quando ero piccolo io, c’era la casa con attaccata la stalla e avevamo anche un pezzo di terra nella zona che va verso l’autostrada, verso Sabbio. Poi l’abbiamo ristrutturata nel 1960».

Fino al 1962 Guzzanica era una frazione di Stezzano ed era molto più viva rispetto ad oggi. «Io avevo 12 anni quando c’è stato il passaggio, ma la gente di qui è sempre rimasta più legata a Stezzano. Quando ero ragazzo andavo lì, avevo gli amici, la compagnia, c’è una bella piazza dove ci si ritrovava, si parlava, si facevano nuove amicizie. Non siamo mai stati legati a Dalmine perché alla fine non è un paese, non c’è coesione, ci sono troppe anime, troppi campanili», spiega Alberto.

 

 

A Guzzanica non c’è neanche più la scuola elementare e un paio d’anni fa è stato chiuso pure l’asilo, con il risultato che i bambini del quartiere sono costretti ad andare a scuola in altre frazioni. Di conseguenza il loro giro di frequentazioni si sposta e qui non rimane più nessuno. «Quando ero piccolo io qui c’era parecchio movimento – continua Steffenoni -. L’80 per cento dei residenti coltivava la terra e c’erano tante cascine: il cortile dei Conti Cherubini, quello dei Conti Vitalba, il cortile Paratico attaccato alla chiesa di San Vito, lo Stal di Ere, gli Stalec, il Casinet, un’altra cascina vicino alla scuola. C’era la cascina della famiglia Daina, che fino al 1950 gestiva una trattoria, una salumeria e il gioco delle bocce, poi si sono spostati e hanno costruito la pensione con ristorante, salumeria e macelleria, chiuse anche queste nel 1960 per far posto all’hotel. C’era poi la villa che si trova accanto alla torre rotonda di Guzzanica, che ha cambiato destinazione diverse volte: al piano terra c’era l’asilo, due aule per la scuola elementare, lo studio del fattore e un’abitazione».

Alberto la prima e la seconda elementare le ha fatte proprio in quelle aule, mentre terza, quarta e quinta nell’edificio che è stato costruito nel 1959 dal Comune di Stezzano e che ora è sede di alcune associazioni. La strada che…»

 

Per leggere l’articolo completo, rimandiamo a pagina 28 e 29 di Bergamopost cartaceo, in edicola fino a giovedì 16. Per la versione digitale, qui.

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