Hotel dei profughi, rifiuti in fiamme
Nasce la fake news: «Una rivolta!»

Nella tarda mattinata di sabato una colonna di fumo si è alzata vicino all’hotel la Rocca di Romano. Un incendio infatti è divampato nel giardino di un’abitazione privata. Sul posto è arrivata una squadra dei vigili del fuoco volontari di Romano che si è allacciata alla torretta antincendio che si trova nel cortile dell’hotel dove è stipata l’immondizia.

La fake news sulla «rivolta». Il fumo e l’ andirivieni dei vigili del fuoco dal cortile dell’hotel, che ospita migranti gestiti dalla cooperativa Gasparina di Sopra, ha indotto i presenti, cittadini residenti che osservavano dall’esterno a pensare che l’incendio fosse proprio nel cortile della struttura ricettiva. Appiccata proprio dagli stessi ospiti.  In poco tempo si è diffusa la voce che fossero stati proprio loro a dar fuoco ai rifiuti in segno di protesta, per protestare rispetto alle condizioni di permanenza nell’hotel.

La verità. A smentire queste voci ci ha pensato il presidente della cooperativa che gestisce il centro di accoglienza, Fabio Loda. «L’incendio ha interessato un giardino privato e i vigili del fuoco sono entrati nel cortile dell’hotel solo per allacciarsi alla torretta antincendio», ha detto. «Non c’è stata nessuna rivolta, anzi la struttura ha aiutato con questo contributo a spegnere le fiamme».

La «rivolta» di Padova. I casi in giro per l’Italia di proteste vere si moltiplicano. Sono intervenute le volanti della Polizia a sedare gli animi accalorati di una ventina di profughi, ospiti del Cas, il Centro di accoglienza straordinario della Croce Rossa di Padova, lo scorso 2 giugno. I migranti temevano non venisse loro onorato il «pocket money» di 2,5 euro al giorno, erogato a cadenza quindicinale. Ogni straniero doveva incassare 37,5 euro ma per un lieve ritardo la spartizione dei denari non è avvenuta al mattino, come capita usualmente. Gli amministrativi della Croce Rossa erano impegnati a stendere il bilancio annuale, e l’operazione ha rallentato le procedure della distribuzione della «diaria». I profughi temevano che quei soldi non sarebbero più arrivati e hanno inscenato davanti alla sede della Croce Rossa stessa, che di fatto è la loro «casa temporanea», una protesta a suon di urla e schiamazzi. «È stata una protesta senza alcun danno e senza alcuna minaccia, né a cose né a persone, protesta però – argomenta il presidente della Croce Rossa di Padova, Giampietro Rupolo – oggettivamente eccessiva rispetto al ritardo, di poche ore. Tutto comunque si è risolto per il meglio».

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