Intervista esclusiva a Matteo Salvini
«Imprenditori, dateci una mano»

«Il Conte bis non durerà molto, ma non voglio governare un Paese ridotto in macerie. Quando torneremo al Governo, però, avremo bisogno di tutti voi». Matteo Salvini non ha dubbi: presto la Lega tornerà protagonista della scena politica italiana. Ma è pure convinto che da solo, il Carroccio, non ce la può fare. E lancia un appello agli oltre cento imprenditori e stakeholder intervenuti lunedì scorso nella splendida location di Villa Walter Fontana, a Capriano di Briosco, dove ha partecipato alla serata organizzata dal nostro gruppo editoriale, il circuito Netweek, con la collaborazione della onlus Cancro Primo Aiuto. Il leader della Lega ha parlato ad ampio raggio di Governo, Ilva, tasse e persino della Chiesa, senza tralasciare il mondo dell’impresa e dei giovani, sollecitato dalle domande dei direttori di Netweek, Giancarlo Ferrario ed Ettore Ongis.

Quanto durerà il Conte bis?

«Non so se cadrà prima il Governo o il Milan tornerà a vincere il derby. Razionalità vorrebbe che andassero avanti a lungo perché il collante della poltrona è molto più solido di qualunque ideale. Credo comunque poco. La Lega, stando agli ultimi sondaggi, è al 34,5% mentre il Movimento 5 Stelle al 15%. Egoisticamente parlando, potrei lasciarli fare. Poi, però, non voglio tornare a governare un Paese sulle macerie. Sulla stessa Ilva, chi parla di nazionalizzare torna indietro di decenni. Il punto è trovare il modo di non far scappare gli imprenditori e gli investitori stranieri».

Torniamo ad agosto. Alcuni osservatori sostengono che lei abbia staccato la spina all’Esecutivo per non affrontare la manovra “lacrime e sangue” che deve fare al Governo Conte bis. È così?

«È vero l’esatto contrario. Ci avevano detto che la manovra fondata su un corposo taglio del cuneo fiscale non l’avrebbero fatta passare. Oggi, come successo in Spagna, avremmo già un Parlamento diverso. Diverso anche per approccio culturale. Avevamo preventivato pure di estendere la pace fiscale. Solo sulle persone fisiche porterebbe 26 miliardi di euro nelle casse dello Stato. Restituirebbe vita a gente che oggi è fantasma e lavora in nero, quindi porterebbe in cascina una quantità di soldi da reinvestire».

Deficit e debito vanno ridotti non solo perché ce lo chiede l’Europa ma anche perché lo dobbiamo ai nostri figli… Perché nella manovra economica non si parla mai di tagli della spesa pubblica?

«L’unica ricetta è quella di ridurre le tasse e far ripartire i consumi interni. Vi ricordate che mazzo ci hanno fatto per il 2,04 di deficit? Questo Governo, invece, si spinge fino al 2,2 con una manovra che non abbiamo capito dove va a mettere soldi. Mentre abbiamo compreso bene le tasse che sta introducendo… Noi abbiamo detto basta ai loro no dei Cinque Stelle: no all’autonomia, no alla Tav, no alla Tap, no alla riapertura dei cantieri… Autonomia significa responsabilità, premia il merito e taglia gli sprechi. Bisogna applicare a tutta Italia i tassi di spesa della Lombardia. Certo, un conto è la Brianza e un altro conto è Lamezia Terme, ma dobbiamo cominciare un processo virtuoso, applicare le best practices. Se dovessimo adottare il metodo lombardo potremmo risparmiare 66 miliardi all’anno».

Restiamo sul tema autonomia. Alcuni osservatori sostengono che lei aveva la possibilità di affondare il colpo quando era al Governo, ma siccome stava facendo una nuova “spedizione dei Mille” per riunificare l’Italia sotto l’insegna della Lega, ha preferito non farlo. È vero?

«Sarei stato masochista allora. Può esserci questo retro pensiero, ma non è così. La prima telefonata del lunedì, prima ancora dei miei figli, era di Luca Zaia o Attilio Fontana che mi chiedevano: “A che punto siamo?”. Dopo la partenza dell’iter nel giugno 2019, sono seguiti 37 tavoli tecnici. Lì mi è sorto il dubbio che questi non volessero l’autonomia. Ma bisogna farla perché serve al Paese ed è una risposta che devo alle imprese».

Esiste ancora la speranza di mettere un po’ d’ordine nel nostro Paese?

«Sì, certo. Lo dico anche quando vado in Calabria. In Umbria, ad esempio, ho visitato imprese incredibili del settore della meccanica. Anche lì c’è voglia di autonomia. Abbiamo passato giornate a discutere delle sovrintendenze e di lacci e lacciuoli che impongono gli enti statali: gli imprenditori e i cittadini la prima cosa che mi chiedono è semplificazione e meno burocrazia. Richiesta che…

 

Articolo completo alle pagine 18 e 19 di BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 21 novembre. In versione digitale, qui.

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