Chi ha inventato le barzellette?
(Una domanda attualissima)

Dobbiamo pensare a un copyright? Chi ha il genio di inventarle ha diritto ad avere delle royalties? L’ipotesi è ovviamente fantascientifica, anche perché rintracciare l’autore di una barzelletta è impresa improba. Eppure, sul tema nei giorni scorsi si è tenuto addirittura un convegno a Milano all’università Iulm con uno dei maggiori esperti della materia come moderatore, Stefano Bartezzaghi. Titolo del convegno: La comicità dei copioni.

Un incontro serissimo. A chiunque può capitare di pronunciare la battuta che fa ridere l’intera compagnia e oggi, soprattutto tramite i social network, questa battuta può avere una circolazione di vastità prima impensabile. Così il problema già annoso della proprietà ideativa e dei conseguenti possibili diritti si allarga. Come mandare a rendita la capacità di far ridere gli altri? Non è soltanto un problema giuridico ma, più estesamente, è una questione culturale anche molto interessante, hanno sottolineato i promotori dello strano convegno. Infatti una battuta è spesso il risultato di una combinatoria, un guizzo geniale fra gli elementi del mondo e la loro formulazione linguistica e semiotica, e non è affatto escluso che venga in mente a più di una persona nello stesso tempo.

 

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Chi sono gli autori. Uno dei misteri più fitti e forse insolubili è, del resto, chi sia l’autore delle barzellette che ci tramandiamo. Eppure qualcuno che dà il via c’è sempre. Le barzellette non nascono da sole. Quindi in linea teorica, in quanto opera originale, ha un suo autore che ne detiene i diritti. Il punto è che l’opera deve essere originale per poterla tutelare. Invece le barzellette vivono di continue modifiche e anche se qualcuno si era avventurato a chiedere alla Siae di aprire una sezione “barzellettieri”, la cosa appare del tutto improbabile. Questo spiega perché sul web proliferino i siti di barzellette senza che nessuno si sia mai preso preoccupazione per eventuali violazioni di diritti.

Dall’antica Grecia. Non ci sono diritti per il Philogelos (in greco “amante della risata”), la più antica raccolta di barzellette e facezie risalente a 1.500 anni fa e giunta intatta fino a noi. 265 storielle in lingua greca potrebbero aver rappresentato i ferri del mestiere per chi intratteneva la compagnia in feste e banchetti, alla maniera dei “parassiti”. Ma dall’antica Grecia ci arriva una testimonianza che la barzelletta è frutto di una fantasia collettiva. Ad Atene esisteva un circolo di comici, i “Sessanta”, che si riunivano presso il santuario di Eracle alla periferia della città. Appartenenti all’alta società, erano così famosi che ogni barzelletta cominciava con “I Sessanta dicono che…”. E questo nonostante sia Aristotele che Platone deprecassero la moda di chi sghignazzava per le battute, anche fossero stati degli dei…

O forse prima… Come scrisse il grande Achille Campanile nel suo libro imperdibile dedicato all’argomento, «le barzellette son un fiume ininterrotto che accompagna l’umanità dalle origini e l’accompagnerà sempre. È presumibile che Adamo ed Eva si raccontassero barzellette». In quel caso non si può sbagliare: il copyright o era dell’uno o dell’altra. A meno che non fosse direttamente Dio a suggerirle…

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