La 16enne venduta dai genitori
costretta a prostituirsi sulla 525

Ha solo 16 anni, ma ha già provato sulla propria pelle le peggiori umiliazioni. I genitori l’hanno venduta, il fidanzato- padrone non si è fatto tanti scrupoli e l’ha sbattuta sul marciapiede dopo un viaggio allucinante. Per mesi l’uomo e la sua banda l’hanno tenuta schiava. Costretta a battere i marciapiedi della Bassa Bergamasca e a consegnare l’incasso delle serate ai suoi aguzzini.

È l’odissea di una ragazza albanese, venuta a galla durante il processo per sfruttamento della prostituzione contro un’organizzazione composta da romeni e appunto albanesi (in tutto una ventina di persone), che per anni, fino al 2013, avevano eletto il territorio di Osio Sotto, l’ex statale 525, come loro regno. A “liberare” la sedicenne dal giogo della gang erano stati i carabinieri, che, durante le indagini, l’avevano agganciata una sera e l’avevano convinta a collaborare. C’era voluta molta pazienza e dolcezza per convincerla a confidarsi.

La ragazza era analfabeta, neppure si esprimeva bene nella sua lingua. Il padre e la madre vivono in un piccolo paese al confine tra l’Albania e la Grecia. L’avevano venduta ad una banda di mafiosi per due soldi, circa cinque milioni di vecchie lire. Lei aveva raggiunto Tirana, capitale dell’Albania, a bordo di un camion sgangherato e successivamente su un’auto con targa falsa. I suoi aguzzini le avevano tolto i documenti e imbarcata su un gommone, uno dei tanti che ospitano disperati diretti in Italia. Poi l’avevano costretta a salire su un treno e l’avevano trascinata nella Bergamasca, in una casa dove, per tre mesi, l’avevano tenuta segregata e una prostituta più anziana ed esperta le aveva insegnato il “mestiere”.

Fino a che la sua volontà si era piegata alla violenza del suo persecutore e aveva accettato di diventare una prostituta. Da quel momento era iniziato il suo inferno. Conosceva quattro parole in italiano, giusto quelle che le servivano per accordarsi con gli uomini. Non sapeva scrivere neppure il suo nome e cognome. Ogni notte, insieme alle sue compagne, veniva lasciata sui marciapiedi della Bassa Bergamasca dal suo protettore- fidanzato. E se non portava a casa i soldi, erano botte e umiliazioni continue.

Il posto dove era costretta a lavorare la sedicenne è tristemente famoso come il regno delle ragazze dell’Est. Ed è la zona con il più alto tasso di minorenni. Grazie ai controlli delle forze dell’ordine si è calcolato che circa il 60 per cento ha tra i 16 e i 17 anni (ma ne sono state trovate anche di 14 e 15). Tutte vestite uguali: leggins leopardati, stivaloni neri e poco altro. Proprio come si vestiva, o meglio era costretta a farlo, la sedicenne protagonista di questa triste vicenda. Adesso la giovane vive in una struttura protetta segreta e già trema al pensiero di varcare l’ingresso del tribunale di Bergamo e andare in aula per raccontare ai giudici la sua odissea.

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