La Bolivia ricorda la sua libertà
Festa di musica e colori a Bergamo

Una bella festa per commemorare i 190 anni di indipendenza della Bolivia. Domenica mattina, in una giornata piena di sole, il Piazzale degli Alpini di Bergamo si è riempito di musica e colori per celebrare l’evento nazionale promosso dallo Stato Plurinazionale della Bolivia, dal Ministero degli Esterni e dal Consolato della Bolivia in Milano. Una grande festa che ha visto protagonista la storia e le tradizioni boliviane, incarnate da bambini vestiti con i costumi tipici dei nove dipartimenti in cui è suddiviso questo Stato: Beni, Chuquisaca, Cochabamba, La Paz, Oruro, Pando, Potosì, Santa Cruz, Tarija.

«La città di Bergamo è felice di partecipare a questa festa nazionale della Bolivia, nel ricordo della vostra conquistata libertà – ha detto Nadia Ghisalberti, assessore alla Cultura della città -. Siete la comunità più numerosa che Bergamo ospita, con 9.500 boliviani, e quindi è per noi molto importante questa unione di intenti che celebriamo oggi. La nostra città vuole essere una realtà accogliente ed inclusiva, per questo dobbiamo iniziare a costruire progetti comuni. Voglio sottolineare che i servizi culturali di Bergamo sono anche per tutti i cittadini boliviani, ecco perché vogliamo vedervi nelle nostre biblioteche, nei musei, nelle iniziative del teatro per suggellare questo antico legame Italia-Bolivia e in particolare della Bolivia con la città di Bergamo. Impariamo dunque a conoscerci. Noi siamo desiderosi di conoscere le vostre tradizioni e la vostra cultura artistica e culinaria, e di mostrarvi la nostra, in uno scambio reciproco».

Molte le personalità presenti sul palco, allestito ai piedi della scuola Vittorio Emanuele: il Console Generale Eva Chuquimia Mamani, l’assessore all’innovazione Giacomo Angeloni, il prefetto di Bergamo Francesca Ferrandino, il Vice Questore Barbara Ciacca, il Commissario della Polizia Provinciale Demetrio Neri, Stefano Memoli dell’associazione Poliziotti Italiani (Api), Giuseppe Crippa, ex Console Onorario della Bolivia, don Davide Rota, superiore del Patronato San Vincenzo, don Mario Marossi, Cappellano della Missione Santa Rosa di Lima, Ruth Cuevas dell’associazione ACAT, l’avvocato Filippo Tirone, e lo scrittore, docente e giornalista Sabatino Annecchiarico, esperto di geopolitica nato a Buenos Aires da genitori italiani. Presente inoltre Moreno Turco, rappresentante dell’Istituto Italiano Fernando Santi.

Un po’ di storia. Il popolo boliviano è stato il primo a ribellarsi con le armi alla Corona Spagnola. Iniziata nel 1809 per azione di Pedro Domingo Murillo, il 6 agosto 1825 l’indipendenza diventa realtà grazie all’azione congiunta del popolo, trascinato da Simon Bolivar, da cui prese poi il nome la Bolivia. Oggi la Bolivia sta vivendo una profonda trasformazione politica e sociale, legata all’affermazione del presidente Evo Morales Ayma. La sua nomina a capo dello Stato ha coinciso con l’inizio di un processo di riforma, volto a combattere la povertà e le disuguaglianze sociali. In campo economico si favorisce lo sviluppo di progetti di grande impatto, che permetta la ridistribuzione delle ricchezze. Parallelamente, la lotta contro le disuguaglianze sociali avviene attraverso le disposizioni contenute nella nuova Costituzione Politica, in vigore dal 2009, e che dichiara la Bolivia uno “Stato Plurinazionale”, in cui si riconoscono i diritti di tutti i popoli indigeni e l’accesso a beni primari come acqua e servizi di prima necessità.

Nella celebrazione dei 190 anni d’indipendenza, il Console Generale Eva Chuquimia Mamani ha ricordato le parole di Simon Bolivar: «Cosa è la Bolivia? È un amore sfrenato per la libertà!». «Una libertà guadagnata con il sangue dei nostri martiri – ha proseguito la Console – eroi dell’indipendenza. In effetti, i boliviani hanno pianto e piangono tutt’oggi per costruire uno Stato libero, sovrano, degno e inclusivo». Tra i dati più interessanti citati dal Console di Milano, c’è la riduzione della povertà del 32% solo nell’ultima decade e la prospettiva di crescita economica del Paese, per il 2015, del 5%. «Una crescita progressiva che ha permesso una maggiore coesione sociale. Ecco così che la nostra cultura diventa allora un motivo di orgoglio». La festa si è chiusa con l’Inno d’Italia, “nostra seconda Patria” secondo le parole dei boliviani, seguito dall’Inno nazionale boliviano. Infine, si è esibito il gruppo di musica andina Wiñay.

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