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La bufera sulle 4 banche salvate

È molto vivo in queste ore il dibattito circa la scelta del Governo di intervenire in salvataggio delle quattro banche (CariChieti, CariFerrara, Cassa Marche e Banca Etruria) che dal 22 novembre sono in amministrazione straordinaria a causa delle sofferenze finanziarie non più autosostenibili. Come noto già da alcune settimane, l’operazione vera e propria consiste nell’attingere denaro da un fondo apposito, rimpinguato da denaro di grandi istituti di credito come UniCredit, Ubi e Intesa, per un valore complessivo di circa 3,5 miliardi di euro. Accanto a questo intervento, che non prevede l’utilizzo di soldi pubblici, è spuntata in questi giorni una proposta che invece comporterebbe sì l’utilizzo di finanze dello Stato: destinare una cifra di circa 100 milioni di euro agli obbligazionisti delle banche salvate che hanno visto deteriorare i propri investimenti in seguito alla crisi delle stesse. Una proposta che ha scatenato un polverone, persino a Bruxelles.

 

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L’ipotesi del rimborso. Si tratta di concedere una sorta di parziale àncora di salvataggio per tutti gli investitori obbligazionisti che hanno visto azzerato il valore dei propri titoli in seguito alla crisi della quattro banche. L’idea è concedere la possibilità di far intervenire un Fondo dotato di circa 100 milioni di euro e partecipato dalle sole banche, o anche allargato ad una partecipazione pubblica (che qualcuno considera d’ostacolo rispetto alla normativa Ue). Una somma simile permetterebbe di rimborsare circa il 30 percento dell’esposizione dei piccoli obbligazionisti. Si è parlato anche, in alternativa, di concedere a questi investitori danneggiati alcuni crediti d’imposta da far valere al momento del pagamento delle tasse, come sorta di rimborso. Ma questa seconda possibilità appare piuttosto remota, e comunque non risolverebbe il problema che sta al fondo di tutte le polemiche: concedere un trattamento statale di favore nei confronti di una certa categoria di investitori, scelta che andrebbe contro, anzitutto, al diritto dell’Unione europea.

 

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Lo stop da parte di Bruxelles. Le norme europee, anzitutto, prevedono che gli investitori si facciano carico di parte dei costi di ogni salvataggio bancario, e che quindi non c’è nulla che debba spingere lo Stato ad intervenire in loro soccorso. Che però, come detto, è esattamente l’intento del Governo: in maggioranza le risorse verrebbero dal sistema bancario italiano, mentre il resto arriverebbe dal Tesoro. Con le conseguenti perplessità europee. Il solo modo per arrivare a rimborsi legali, ha dichiarato Roberto Gualtieri (Pd), presidente della commissione EcoFin all’europarlamento, è dimostrare che la vendita delle obbligazioni da parte delle banche è avvenuta con la frode: per esempio, senza fornire informazioni adeguate o sulla base di promesse inesistenti. Ma il Governo non intende fare nulla per gli investitori che hanno visto totalmente svalutato il proprio capitale, anche perché tale svalutazione è dovuta proprio al piano di salvataggio predisposto a fine novembre: nel decreto relativo all’operazione, infatti, si prevede che le azioni e le obbligazioni subordinate delle “vecchie” banche siano interamente svalutate: diventano pezzi di carta, nulla di più. E rappresentano quindi una perdita al 100 percento per chi le ha sottoscritte. Stante questo processo che ha portato gli investitori a vedere completamente azzerato il proprio capitale, il Governo vorrebbe almeno in parte rimediare concedendo il rimborso di cui si è detto. Questa complessa situazione, insomma, potrebbe essere riassunta così: il Governo ha predisposto un piano di salvataggio per le banche senza usare soldi pubblici ma svalutando in toto il capitale di numerosi investitori; per compensare, ha in mente di rimborsare a questi ultimi parte del capitale perduto; l’Ue però non lo consentirebbe, poiché verrebbero considerati aiuti di stato e quindi contro il regolamento comunitario.

 

PORTA A PORTA

 

La tragedia del pensionato di Civitavecchia. Oltre a creare grattacapi a livello normativo e istituzionale, la vicenda del salvataggio delle quattro banche ha inoltre già portato a tragici accadimenti. Il 28 novembre, infatti, un 70enne pensionato di Civitavecchia si è suicidato, impiccandosi al balcone della propria abitazione. Nel computer dell’anziano è stata rinvenuta una lettera in cui veniva spiegato il motivo di questo gesto: aveva perso 110mila euro, tutti i suoi risparmi, in seguito all’azzeramento del valore del suo capitale depositato presso Banca Etruria. Nello scritto, il signore parlava anche dei tentativi fatti negli ultimi mesi tesi ad incassare i suoi risparmi dalla banca, avendo intuito che le cose non andassero per nulla bene, definendosi disposto addirittura a riprendersi una cifra inferiore rispetto a quella che gli sarebbe spettata. Ma l’istituto non ha voluto saperne di accogliere la richiesta, esponendo persino il capitale dall’anziano ad un rischio di investimento più alto di quello pattuito all’inizio del rapporto.

Che accadrà dunque? In ogni caso, la soluzione non arriverà prima del fine settimana. Domani, sabato 12 dicembre il Ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, sarà ascoltato dalla Camera ed in quella occasione il Governo potrebbe rendere note le sue decisioni. E, con ogni probabilità, la partita si giocherà su due grandi alternative: o perseguire la strada di questi pseudo aiuti di Stato, e quindi generare un grosso strappo con Bruxelles; oppure, fondamentalmente, abbandonare al proprio destino gli investitori danneggiati.

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