La débâcle civica della Lega
Fortissima, ma senza nomi

A differenza della neve caduta in città la scorsa settimana, ci hanno messo un po’ di più. Ma il risultato, alla fine, è lo stesso: anche tutte le ipotesi di candidati civici vagliate dalla Lega per la corsa a Palazzo Frizzoni da sei mesi a questa parte si sono sciolte al primo raggio di sole. Anzi, sarebbe meglio dire sotto la ritmata pioggia che sta cadendo sul Carroccio bergamasco, alle prese con una situazione che, francamente, era difficilmente pronosticabile. Perché nel suo momento di maggior consenso di sempre, era quasi impossibile immaginare che Enrico Sonzogni e compagni potessero trovare tante difficoltà nell’indicare un nome pronto a sfidare Giorgio Gori.

L’indicazione era chiara sin da subito: meglio un non politico, una personalità vicina al centrodestra ma apartitica, in grado di trovare il consenso sia della coalizione che del cosiddetto «mondo civile». Facile a dirsi, difficile a farsi. Soprattutto in una città in cui, da sempre, l’esposizione politica non piace granché. E così i profili individuati sono iniziati a cadere uno alla volta, come foglie in autunno: Andrea Pezzotta, Stefano Paleari, Paolo Agnelli, Baldassare Agnelli, Angelo Agnelli (poi erano finiti gli Agnelli), Agostino Da Polenza, Alessandro Bertacchi. Alcuni hanno declinato gentilmente l’offerta (la maggior parte), altri si sono piegati alle logiche di coalizione. Fatto sta che, a quattro mesi circa dal voto del 26 maggio prossimo, di nomi civici ne erano rimasti soltanto due: il primario di senologia del Papa Giovanni, Privato Fenaroli, e l’ex dirigente Mediaset, nonché fumettista e scrittore, Luca Tiraboschi.

Il secondo era il cavallo su cui la Lega bergamasca aveva deciso di puntare forte. Un po’ perché già nel 2014 Tiraboschi si era detto interessato a sfidare Gori, un po’ per il suo profilo, per certi versi vicino a quello del sindaco uscente. Sembrava tutto fatto, anche Matteo Salvini aveva dato il suo benestare. C’era solo un piccolo problema: da poco, Tiraboschi ha lasciato Bergamo per trasferirsi vicino a Lugano, in Svizzera, dove ha anche preso residenza. E alla fine la Svizzera ha vinto sulla voglia di sfidare Gori (chiamalo scemo…). «Sicuramente mi sarei candidato, se fossi stato ancora residente a Bergamo», ha dichiarato Tiraboschi al Corriere. Ma non è certo con i condizionali che si…

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo a pagina 5 del BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 14 febbraio. In versione digitale, qui.

Lascia un commento

Devi loggarti per pubblicare un commento.