Ana Antonijevic positiva come Sylla
È stato davvero cibo contaminato?

Mentre in Italia, e soprattutto a Bergamo, si attende trepidamente l’esito delle controanalisi richieste da Miriam Sylla lo scorso mercoledì – la giocatrice della Foppapedretti Bergamo è stata trovata non negativa al clenbuterolo, un broncodilatatore inserito nella lista delle sostanze proibite, a un test antidoping effettuato il 6 agosto scorso dopo la finale del World Gran Prix persa dall’Italia contro il Brasile in cui, peraltro, la schiacciatrice azzurra non è nemmeno scesa in campo – e che dovrebbe essere reso noto a giorni, se non a ore, anche la Serbia è stata coinvolta in un caso analogo. A distanza di qualche giorno è stata infatti resa nota la positività della palleggiatrice serba Ana Antonijevic. E anche in questa circostanza la sostanza proibita con un valore oltre il consentito è il clenbuterolo.

 

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Già in prima istanza, immediatamente dopo l’uscita della notizia in Ansa, il presidente federale Bruno Cattaneo si era già schierato in difesa di Sylla parlando di valori di poco oltre il consentito e quindi di una sospetta contaminazione alimentare. Anche il Volley Bergamo, attraverso un comunicato ufficiale, ha mostrato la propria vicinanza all’atleta che nel frattempo ha preferito, a nostro avviso giustamente, chiudersi nel silenzio. Il clenbuterolo, oltre a essere un broncodilatatore per l’asma, viene utilizzato anche in alcuni allevamenti per pompare il bestiame (nonostante in molti paesi sia vietato questo tipo di trattamento) e proprio per questo motivo la tesi lanciata dal numero uno federale italiano potrebbe non rappresentare la classica scusa nel tentativo di difendere la propria atleta. Anche la Federazione serba, dopo la notizia della positività della palleggiatrice, ha immediatamente contattato la Wada cercando di accelerare i tempi.

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Certo è che i casi di Sylla e Antonijevic rappresentano, per il mondo della pallavolo, un qualcosa di più unico che raro. Due atlete di diverse nazionali vengono trovate non negative a un test antidoping alla stessa sostanza durante la stessa manifestazione – la Serbia, come l’Italia si era qualificata alle final six del World Grand Prix svoltosi a Nanchino in Cina la prima settimana di agosto – e entrambe le rappresentative alloggiano nello stesso albergo. Una situazione che di fatto spalanca le porte a una reale contaminazione alimentare che però dovrà essere dimostrata qualora anche l’esito delle controanalisi ribadisca la positività delle atlete. Anche il ciclista Alberto Contador, nel 2010, intraprese la strada della contaminazione alimentare dopo una positività al clenbuterolo, ma dopo un lungo tira e molla venne condannato a due anni di squalifica retroattivi.

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