La password va verso la pensione
Il futuro della privacy è nel corpo

Che le password siano cose dell’archeo-tecnologia è ormai chiaro a parecchi. Chi si prende più la briga di inventarsene di veramente efficaci? È un fastidio anche solo trovare nomi di parenti e/o animali da compagnia che abbiano almeno otto lettere e che siano più o meno combinabili con dei caratteri speciali. Per non parlare del fatto che le password non garantiscono la sicurezza assoluta. La nostra privacy è blindata come un belvedere sul mare. Per recuperare una parvenza di segretezza, alcune società si sono inventate un nuovo metodo per proteggere i nostri dati. Un metodo basato interamente su qualcosa di (quasi) irriproducibile: il nostro corpo.

 

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La biometria per la sicurezza online. La biometria permetterà di autenticare le carte di credito con un selfie, le portiere dell’auto con il battito cardiaco e l’accesso al computer con il movimento del bulbo oculare. Tutte cose che nessuno (o quasi) ci può rubare: impronte digitali, iride, vene, onde cerebrali. Il Biometric Research Group ha fatto notare che l’anno scorso sono state almeno 650 milioni le persone che hanno usato un sistema “fisiologico” per proteggere i loro dati e prevede che, entro il 2020, il numero potrebbe crescere anche del 20 percento. L’antesignana della nuova tendenza in materia di sicurezza online è stata – guarda caso – Apple. Nel 2013 l’iPhone 5s era già in grado di riconoscere l’impronta del pollice e di utilizzarla per sbloccare il cellulare. In tempi più recenti Microsoft ha reso possibile effettuare il log in del suo nuovo sistema operativo, Windows 10, con la lettura dell’impronta, la scansione dell’iride o del volto. Apple e Microsoft non sono le uniche due rivali che si sono lanciate su questo fronte. Fujitsu ha proposto dei cellulari in grado di scansionare l’iride e una pistola che funziona – che spara – solo se è maneggiata dal proprietario, di cui ha registrato le impronte digitali. Mastercard, poi, sta sperimentando la lettura facciale per autenticare la carta di credito (il selfie di cui sopra).

 

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Pareri discordanti. Isabelle Moeller, amministratore delegato del Biometric Institute, è convinta che questi metodi segneranno l’evoluzione della sicurezza informatica: «Che siano wearable, cellulari o tablet, già quest’anno vedremo i sistemi biometrici diffondersi sempre di più e molto presto saranno in grado di estinguere le password. Però bisogna fare attenzione. La biometria non è perfetta e va usata in maniera appropriata. Un esempio? È inutile applicare un lettore d’impronte digitali a una porta vecchia e malconcia». C’è un però: «Non esiste una biometria non falsificabile». Così dice Kasper Rasmussen, esperto di cyber security e professore del dipartimento di Scienze informatiche dell’università di Oxford. «Sicuramente verrà usata molto di più in futuro, ma soprattutto dalle forze dell’ordine e nella sorveglianza di massa», aggiunge, raffrenando gli entusiasmi.

Qualche punto debole. Il sistema biometrico, infatti, non ha mancato di presentare dei punti deboli. Lo scorso settembre le impronte di 5,6 milioni di impiegati statali americani sono state falsificate da alcuni hacker, probabilmente cinesi. Un altro rischio è poi rappresentato dallo spoofing: il “furto” del dito. Lo scenario che si prospetta è quello di agenti segreti in azione, ma è comunque un’eventualità che non va trascurata, per quanto cinematografica possa sembrare. In Germania, ad esempio, degli hacker hanno oltrepassato i sistemi di sicurezza di un iPhone fotografando l’impronta digitale che il proprietario aveva lasciato su un bicchiere e usandola per creare un pollice in lattice. In Spagna, invece, alcuni ingegneri hanno riprodotto un’iride in modo così preciso da ingannare i sistemi di lettura usati negli aeroporti.

 

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Esperimenti in corso. Rasmussen, però, assicura che si stanno facendo ricerche per trovare dei parametri meno esposti al rischio di falsificazione: «Si stanno facendo esperimenti con le onde cerebrali, il reticolo di vene del palmo della mano e i battiti del polso. Io per esempio sto lavorando a un sistema che è in grado di riconoscere i movimenti degli occhi, controllati dai muscoli. Questi movimenti sono misurabili e unici per ciascuno di noi. In futuro si potrebbe sbloccare lo schermo del computer o avviare il motore dell’auto solo con lo sguardo».

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