La diatriba palme in piazza Duomo
(ma cominciò il cardinal Borromeo)

Chi l’avrebbe detto che una dozzina di palme potessero scatenare una simile bagarre? Sono le palme piantate in piazza Duomo, su iniziativa di Starbucks, la multinazionale del caffè americana che si prepara ad aprire in autunno il primo punto vendita in Italia, nell’ex palazzo delle Poste di piazza Cordusio, a poche centinaia di metri da lì. Per Starbucks si tratta di un ritorno all’origine, in quanto, come rivela Wikipedia, il suo fondatore, Howard Schultz, ebbe l’idea di lanciare la catena proprio durante un suo viaggio a Milano nel 1983.

Voleva essere un’operazione di marketing sofisticato, e invece è esploso tra le mani di chi lo ha ideato e ora è un po’ fuori controllo: sabato notte una palma è stata addirittura incendiata (pur essendo ancora protetta dalla steccata del cantiere). Intanto in consiglio comunale le polemiche infuriano. Dalla sinistra accusano la giunta di aver ceduto l’uso pubblicitario della piazza per pochi euro (sono 220mila, le palme resteranno tre anni; ma non c’è nessuna insegna di Starbucks nelle aiuole).

Le palme cinesi, tipiche dei giardini lombardi. Da destra invece è arrivata anche la rocambolesca accusa di islamizzazione strisciante, pensando alle palme come pianta del deserto. In realtà le palme che sin dal secolo scorso hanno rappresentato un tocco esotico molto diffuso nei giardini lombardi, sono quelle di origine cinese, una tipologia che resiste a temperature fredde, sino a meno 15 gradi. Il Tachyrcarpus Fortunei venne importato nel 1844 dalle aree meridionali dell’Himalaya da un esploratore inglese, Robert Fortune (da cui il nome della palma) e conquistò i giardini non solo italiani ma anche inglesi e scozzesi. Tutt’altro tipo sono le palme che deviamo sui lungomari nel meridione d’Italia, la Phoenix Canariensis, che sono di origine mediterranee e che erano usate anche dai romani.

 

 

La palma del cardinal Borromeo. Anche questo tipo di palma in realtà è presente a Milano in un luogo inaspettato e di grande portata simbolica. La volle il Cardinale Federico Borromeo ad inizio 1600 sotto la cripta della chiesa del Santo Sepolcro, a metà strada tra il Duomo e il prossimo Starbucks. È di rame e pochi  la conoscono perché quel luogo (qui sopra in foto) è rimasto inaccessibile sino alla riapertura avvenuta in occasione di Expo. Ebbene il cugino di san Carlo, suo successore alla sede vescovile milanese, la volle in quel punto perché quello era il “punto zero” di Milano. Cioè quello che Leonardo da Vinci nel Codice Atlantico aveva indicato come il centro geometrico della città. Infatti in quel punto, nella planimetria della città romana, s’incrociavano il cardo e il decumano. E lì già nel medioevo la chiesa milanese aveva visto un luogo di particolare importanza simbolica, tanto da ricostruire un’imitazione fedele del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Il cardinal Federico (quello dei Promessi Sposi) nel 1616 fece lavorare in rame la palma da Gian Andrea Biffi e Gerolamo Olivieri e spiegò che l’aveva messa lì, a fianco del sepolcro come simbolo di “sapienza e rigenerazione”. Il titolo tradizionale di quella pianta lavorata in rame è Palma del Paradiso terrestre. Se le cose stano così, le palme in piazza Duomo non possono che essere le benvenute.

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