La sfida del cardinale “elettricista”
che ha riacceso la luce a Roma

Alla fine un po’ spazientito perché nessuno voleva dargli garanzie, si è calato lui nel pozzetto, ha tolto i sigilli, manovrato con abilità le leve e così la luce è tornata tra i quasi cinquecento abitanti dello Spin Time, uno stabile occupato nel cuore di Roma. Il “lui” non aveva una tuta da elettricista, ma la porpora del cardinale: Konrad Krajewski è infatti l’elemosiniere di papa Francesco, che con un gesto altamente simbolico l’aveva fatto appunto cardinale, pur non avendo lui nessun curriculum che giustificasse quella nomina.

Konrad Krajewski è l’uomo che meglio di ogni altro rappresenta l’dea di chiesa di papa Francesco. Gli è stata data questa carica nel 2013, appena Bergoglio era stato eletto papa, con la precisa indicazione di cancellare l’idea di mettersi dietro a una scrivania, in quanto la scrivania sarebbe stata la strada. Krajewski in questi anni ha preso alla lettera quell’indicazione e quindi le sue giornate trascorrono tra le strade di Roma, dove gira con la sua Fiat Cubo, a intercettare quei bisogni a cui nessuno dà risposta. Dato che Francesco prima che Papa ha sempre detto di ritenersi vescovo di Roma, ecco che Krajewski fa quello che Bergoglio per il suo ruolo non può fare: il pastore di quel “suo” particolare popolo.

 

 

Sabato scorso ha quindi agito seguendo quella filosofia chiara: prima di ogni cosa vengono i bisogni delle persone. Così, quando è arrivato davanti a quel palazzone in Santa Croce di Gerusalemme per portare i giochi per i bambini (ce ne sono ben novantotto in quelle case), ha scoperto che da una settimana gli abitanti erano senza corrente elettrica, perché l’azienda fornitrice aveva messo i sigilli per morosità. Si è dato da fare con il suo cellulare per smuovere qualche ufficio comunale; ha sentito anche il prefetto, annunciandogli che se non si muoveva chi di dovere si sarebbe mosso lui. Ed è andata proprio così: davanti agli abitanti increduli, e anche felici per aver trovato un paladino di quel livello, sua eminenza si è calata nel tombino e ha ridato luce a tutti.

 

 

Un gesto doppiamente simbolico. Primo perché ha risposto in modo concreto ad un’emergenza reale («Si parla di soldi, ma non è questo il problema», ha detto al Corriere della Sera. «Lì ci sono i bambini. E allora la prima domanda da porsi è perché sono lì?»). Il secondo valore del suo gesto è l’assunzione di responsabilità. Krajewski ha fatto certamente un atto fuori dalla legalità, ma ha chiarito subito che era pronto ad assumersene tutte le conseguenze, comprese le multe che potrebbero arrivare. D’altra parte, ha detto con un filo di ironia «a Roma nel fine settimana non funziona nulla, a parte i bar e i ristoranti»: il riferimento era ai tentativi fatti di mobilitare qualche ufficio comunale davanti a questa emergenza.

È un’altra idea di Chiesa quella che attraverso Krajewski papa Francesco cerca di far passare. Una chiesa con meno prediche, meno tentennamenti, meno moralismi e più passione per le persone. È una chiesa schierata dalla parte della realtà, che non teme il teatrino che la politica ovviamente ha immediatamente allestito per attaccare il cardinale “elettricista”.

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