Sistina di Casnigo, latte e chesciöla
in cambio di un tetto nuovo

Foto di Valerio Rota Nodari

 

Per quanti apprezzano l’arte e la storia, Casnigo è probabilmente il luogo ideale, con percorsi artistici di indubbia suggestione, tutt’oggi lontano dai lustrini delle grandi ribalte. Nel borgo della Val Gandino, la chiesa arcipresbiterale di San Giovanni Battista propone per esempio l’antica sacrestia lignea, opera settecentesca di Ignazio Hillipront.

Tutte le ricchezze di Casnigo. A monte dell’abitato, seguendo una strada che si snoda fra prati e boschi, si può scoprire il Santuario della Madonna d’Erbia, eretto per ricordare le apparizioni mariane del 1550 e del 1839. Qui è conservata l’ultima veste talare appartenuta a San Giovanni Paolo II Papa. Per non parlare della ex chiesa di Santo Spirito, oggi centro culturale. Casnigo è anche e soprattutto la patria del baghèt, l’antica cornamusa bergamasca, in omaggio al casnighese Giacomo Ruggeri detto “Fagòt”, ultimo suonatore dell’intero arco alpino. Un capitolo a parte merita la chiesa della Santissima Trinità, un gioiello dell’arte romano gotica, arricchito dal polittico dei Marinoni e dagli affreschi del Giudizio Universale dei pittori Baschenis, che caratterizzano l’arco trionfale ed il presbiterio. Quest’ultimo ciclo pittorico, fra i maggiori dell’intera Lombardia per valore ed estensione, ha fatto meritare alla Santissima Trinità di Casnigo l’appellativo più che giustificato di Sistina della Bergamasca.

 

 

La Sistina ha bisogno di un tetto. In un quadro tanto idilliaco (ispirato anche dal luogo ameno in cui la chiesa si trova a monte dell’abitato) arriva in questo scorcio di primavera un fulmine a ciel sereno: la Sistina della Bergamasca ha bisogno di un tetto, altrimenti rischiamo di perderla. La chiamata preoccupata arriva da un gruppo di volontari locali, che ha avviato un progetto, con relativa necessità di raccolta fondi, per salvare un vero e proprio capolavoro. E si stimano almeno 200mila euro di impegno, mica bazzecole.

«Parlare del tetto della Santissima Trinità – sottolinea Natale Bonandrini a nome dei volontari – non è facile perché, a partire dall’ultimo decennio del Cinquecento, nessuno è mai intervenuto su di esso in maniera organica. Questo significa che possiamo fare delle previsioni basate su sondaggi molto parziali, che potrebbero anche non corrispondere (in peggio) alla situazione che andremo a trovare. È evidente che oltre quattrocento anni non possono non aver creato infiltrazioni dal tetto e relativi ammaloramenti delle strutture, con segnali allarmanti che certo non vorremmo verificare dopo una copiosa nevicata o dopo qualche evento atmosferico intenso, ahimè sempre più probabile».

 

 

Il santuario della Valle. Lo sforzo, è evidente, non può riguardare la sola (pur motivata) comunità casnighese: anche perché la Santissima Trinità è per storia e vocazione il santuario della Valle. «Un aspetto testimoniato – sottolinea Bonandrini – dalla affluenza nei secoli e dalle cerimonie che vi si tenevano a beneficio di tutta la Valle. La Confraternita che alla Santissima Trinità faceva riferimento aveva, per esempio, un numero di componenti più alto di quello dei casnighesi maschi allora residenti: tanti arrivavano da fuori. Siamo di fronte ad un’urgenza che riguarda tutti: i nostri discendenti non potranno non imputarci a colpa il fatto che noi, con i mezzi di cui disponiamo e che sono sicuramente assai superiori ai loro, non siamo riusciti a tramandare un’opera che abbiamo ereditato in tutto il suo splendore».

L’intervento e le spese. Per sommi capi (le linee progettuali sono in via di definizione) si può ipotizzare la necessità di scoperchiare il tetto in lotti successivi, provvedere al rinforzo del legname portante, stendere un manto isolante con funzione di coppo di fondo, utilizzando i coppi antichi per la copertura a vista. Si parla di una superficie di circa 1200 metri quadrati. Al momento l’impegno è affidato allo studio specializzato Architettura Leggeri di Seriate e sarà necessariamente condiviso con la Sovrintendenza e le autorità competenti. A livello finanziario le forze dei volontari si uniranno a quelle di Comune e Parrocchia, ma con disponibilità limitate dalla contingenza economica degli enti locali e dallo sforzo recente attuato per realizzare in paese il nuovo Oratorio, inaugurato dal vescovo mons. Beschi nel dicembre del 2012. «È decisivo che qualcuno possa proporre ipotesi concrete di finanziamento – sottolinea Bonandrini – e per questo il nostro appello è rivolto a tutti e ciascuno: lo scopo unico e urgente è salvare la nostra Sistina!».

 

 

Domenica la festa. Per chi volesse approfondire domenica 27 maggio è in programma a Casnigo la festa della Santissima Trinità, in coincidenza con la celebrazione liturgica. Dopo la messa delle 10.30, nel pomeriggio il sagrato si animerà con la distribuzione della chesciöla, il tipico dolce riservato ai pellegrini del Santuario, servito con latte fresco. I volontari dell’Associazione Santo Spirito proporranno visite guidate e ad allietare la giornata sarà anche il suono “d’allegrezza” di campane e campanine curato dalla Federazione Campanari Bergamaschi. Sarà allestita una mostra del Circolo Artistico di Casnigo e dalle 16 verranno proposte visite guidate. Per i buongustai suggeriamo i casoncelli artigianali alla base della cena di sabato 26 maggio alle 19.30 e del pranzo di domenica alle 12.30. (prenotazioni al 3484702039). «Proporremo su alcuni pannelli con dati tecnici e immagini aeree – conclude Bonandrini – le linee principali del progetto di restauro e contiamo di raccogliere adesioni fattive di collaborazione». Vorremo mica perderci la Sistina della Bergamasca?

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