Mai più bandiere confederate
La scelta storica del South Carolina

Il South Carolina ha detto “no” alla bandiera confederata, simbolo sudista e della segregazione razziale. Sventola, o a questo punto è meglio dire sventolava sulla State House di Columbia dal 1962, all’apice del confronto sull’ integrazione razziale, issata in segno di sfida e lì sempre rimasta, sotto quella degli Stati Uniti. Il voto che ha abolito il suo sventolio è un fatto storico, che potrebbe aprire la strada a scelte analoghe in altri stati del sud. Del resto il South Carolina già una volta nella storia ha fatto la parte del pioniere: è stato lui il primo Stato che tentò la secessione dagli Stati Uniti per formare gli Stati Confederati d’America, portando allo scoppio della Guerra civile che vide contrapposti il Nord industriale contro il Sud agricolo e schiavista. Dopo quattro anni di guerra, nel 1865, la Confederazione si arrese e lo schiavismo fu abolito in tutta la nazione.

Il dibattito dopo la strage razzista. Eppure il South Carolina conservò il diritto di esporre la bandiera confederata una cinquantina di anni fa, come eredità della sua storia. Oggi lo Stato decide di rinunciare all’ostentazione di questa eredità, per non alimentare l’odio e le tensioni razziali. Una decisione, quella del South Carolina, a cui si è arrivati in seguito alla strage del 17 giugno scorso alla Emmanuel African Methodist Episcopal Church di Charleston, dove un 21enne ha aperto il fuoco e ha ucciso 9 persone, 3 uomini e 6 donne, membri della comunità afroamericana che frequenta la chiesa. Lo sdegno della popolazione è stato unanime di fronte alla foto con la bandiera confederata postata sul web dall’autore della strage, e ha innescato una vibrante polemica sull’esposizione dei simboli che richiamano al periodo della schiavitù sudista. Già il presidente americano, Barack Obama, era sceso in campo per la rimozione della bandiera, affermando che il posto giusto per quel vessillo oggi può essere solo il museo, e in molti Stati era stata avviata una petizione per togliere il simbolo dagli edifici pubblici e fare in modo che i grandi rivenditori, da Wal-Mart a Amazon a Sears, sospendessero la vendita di articoli che la raffigurano.

 

 

Anche la tv nel mirino.  La bandiera confederata è motivo di scontro da anni. Molti bianchi del sud la ritengono un simbolo di identità culturale, mentre molti afroamericani vedono in essa una sorta di omaggio all’epoca della schiavitù. Il suo significato è poco noto, ma il suo uso è abbastanza diffuso, dagli stadi alla tv. È anche la bandiera disegnata sul tetto del Generale Lee, la mitica Dodge Cherger arancione del 1969, proprietà dei cugini Duke nel telefilm Hazard. Dopo la strage di Charleston l’emittente Cbs ha deciso di non ritrasmettere più la serie, troppo ricca di riferimenti all’unica guerra mai combattuta sul suolo americano (lo stesso nome dell’auto Generale Lee, è anche il nome del comandante delle truppe sudiste).

 

 

La bandiera. Si tratta di una croce di Sant’Andrea blu in campo rosso, sui cui bracci sono disegnate tante stelle bianche quanti erano gli stati ammessi alla Confederazione. La bandiera confederata venne approvata dal Congresso il 4 marzo 1861. Non riscosse molto successo e nel 1863 già venne rimpiazzata da una bandiera bianca con integrata quella che allora era la bandiera dell’armata della Virginia del Nord, guidata dal generale Lee. La stessa bandiera che oggi è nel mirino delle polemiche sul riemergere dell’odio razziale. Nel corso degli anni gruppi come il Ku Klux Clan e esponenti delle supremazia dei bianche usi neri hanno adottato tale vessillo come loro simbolo, stravolgendone il significato originario.

Effetto boomerang? Però, secondo il Washington Post, che in seguito alla strage di Charleston si era espresso sul significato della bandiera in giro per il mondo, il fatto di bandire o rimuovere questo simbolo così controverso potrebbe sortire l’effetto contrario e rafforzarne la connotazione.

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