La tragedia senza fine di Orio:
è morto anche il papà-pilota

È un incidente che ha suscitato una emozione profonda fra la gente, in città, in provincia. Perché è morta una ragazza di quindici anni, sul colpo. Perché il padre, Stefano Mecca, è rimasto ferito in maniera gravissima nello schianto e ha retto fino al tardo pomeriggio di ieri, venerdì 27, quando è spirato anche lui. Mecca era stato ricoverato per due giorni al Centro grandi ustionati dell’ospedale di Verona e poi, lunedì scorso, trasferito al Niguarda di Milano, in terapia intensiva. Le ultime informazioni filtrate dall’ospedale sembravano lasciar spazio a qualche segnale di speranza e invece nel tardo pomeriggio di venerdì l’uomo è deceduto a causa delle gravi ferite e delle ustioni riportate nell’impatto a terra del Mooney M20K. Nell’ospedale milanese sono ricoverate anche le due figlie Chiara, di 18 anni, e Silvia, di 15, sopravvissute all’incidente. Stefano Mecca era vice presidente dell’Aero Club e pilota esperto. La Procura della Repubblica è al lavoro per ricostruire l’incidente. Da chiarire, soprattutto, perché Mecca nella sua comunicazione con la torre di controllo avesse semplicemente parlato di un «problema», senza mettere in evidenza una vera emergenza.

È stato un incidente dell’aria, protagonista un velivolo da turismo. Su quel velivolo viaggiava praticamente una famiglia, tre figlie e il padre pilota, diretti a Venezia per trascorrere una giornata indimenticabile, insieme. Normale che abbia suscitato emozione profonda. Comprensibile. Umano. Anche perché, infine, due uomini hanno rischiato la vita per salvare quelle ragazze e quel papà imprigionati nell’aeroplano in fiamme: Francesco Defendi e Angelo Pessina passavano sull’asse interurbano, hanno visto l’aereo, il fumo, a pochi metri, e mentre altre persone si fermavano a fotografare, loro hanno saltato il guard rail e hanno fatto quello che potevano.

Che cosa è successo davvero quella mattina? Per adesso ci sono soltanto ipotesi. Il padre, Stefano Mecca, commercialista Gazzaniga, era un pilota di buona esperienza, con dieci anni di brevetto e settanta ore di volo. Sabato 21 era decollato con un Mooney, un aereo da turismo. La cronaca racconta che, pochi minuti dopo il decollo dall’aeroporto turistico di Orio, l’aeroclub Taramelli, attiguo al grande scalo aeroportuale, Stefano Mecca si è rivolto alla torre di controllo dicendo di avere un problema. La torre di controllo ha chiesto se era necessaria una procedura di emergenza. In quel momento si avvicinava allo scalo un volo Ryanair, ma per l’emergenza il grande aereo si sarebbe rialzato per dare la precedenza al piccolo velivolo in avaria. Ma Mecca ha detto di non avere bisogno dell’emergenza. Perché? Probabilmente riteneva che il problema non fosse così grave, credeva di potersela cavare. Alla torre di controllo non ha comunicato di che genere di difficoltà si trattasse. Tutte le ipotesi sono aperte: guasto tecnico, malfunzionamento di un apparato, malore…

Il Mooney era decollato alle 10.04; arrivato sopra Mornico, Mecca ha però virato verso nord per tornare a Orio; è sceso sulla pista dell’aeroclub, ma era troppo “lungo” e così ha deciso, dopo avere toccato con le gomme l’asfalto della pista, di riprendere subito quota. L’aereo è salito e ha virato sulla destra, non si sa se volontariamente. Le immagini lo mostrano in stallo e andare poi a schiantarsi contro un palo, quindi percorrere ancora un tratto sul terreno per finire contro la massicciata dell’asse interurbano. I tecnici hanno accertato che l’aereo è sceso a velocità piuttosto bassa e che probabilmente per questa ragione il tentativo di risalita non è riuscito. Ma perché? Un problema al motore? Un errore del pilota? Problemi al carburante?

L’addio a Marzia, la figlia di 15 anni, è stato dato lunedì mattina, nella chiesa parrocchiale di Fiorano al Serio. C’era la mamma, Francesca Ongaro, con il fratellino, loro due erano rimasti a casa, niente aereo, niente gita a Venezia. Quarantotto ore prima. Un dolore che si può intuire, ma che è impossibile da comprendere. Francesca ha detto di non imputare nulla al marito, si augurava soltanto che potesse guarire guarire. Le condizioni di Stefano erano gravi, ma sembra potesse cavarsela. Invece… Chiara, la figlia diciottenne, è in condizioni critiche, ma dovrebbe farcela. Silvia, la gemella di Marzia, è invece rimasta ferita in maniera lieve. Se tutto fila liscio, torneranno tutte e due a casa e torneranno a volersi bene, a guardarsi negli occhi. Con la consapevolezza che la vita non potrà più essere la stessa di prima.

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