L’Atalanta rimonta la Fiorentina
e scaccia anche le streghe

Quando tutto sembrava perduto, quando la seconda sconfitta di fila sembrava ormai certa e lo spettro di una mini-crisi dietro l’angolo è arrivato l’angelo biondo nato in Belgio e ha detto no. Ha insaccato il gol del 2-2, ha mandato al manicomio tutto lo stadio regalando emozioni fortissime ad un popolo che non molla mai. Lui si chiama Timothy Castagne, di professione fa l’esterno di corsa e non segna mai gol casuali: dopo Zapata settimana scorsa, questa volta il sigillo al 95’esimo è suo e per completare il risultato vanno nominati anche Ilicic, Chiesa (su deviazione di Palomino) e Ribery. Una partita pazzesca che la Dea stava perdendo immeritatamente e che ha pareggiato quando tutto sembrava perduto, se consideriamo anche la rete di Pasalic annullata al 92’. Un pareggio da infarto, un risultato importantissimo per il morale che comunque muove una classifica che resta buona anche se non scintillante.

 

 

Doppia novità in attacco per il tecnico Gasperini, nonostante alla vigilia avesse dichiarato che Ilicic avrebbe giocato, la scelta negli undici di partenza ricade su Muriel insieme a Zapata. Alle spalle delle punte gioca per la prima volta da titolare Malinovskyi (panchina per Gomez), mentre gli altri cambi sono Palomino per Toloi, Pasalic per Freuler e Castagne per Hateboer con Gollini, Djimsiti, Masiello, de Roon e Gosens a completare la formazione anti-Fiorentina. Montella propone ancora l’attacco tutta rapidità Chiesa-Ribery e la difesa a tre composta da Milenkovic, Pezzella e Caceres. Giornata autunnale al Tardini, si gioca sotto la pioggia con oltre diecimila i tifosi sugli spalti di cui cinquecento arrivati da Firenze.

Buona Atalanta in avvio di partita, al 1’ Zapata costringe Pezzella all’intervento da ammonizione, ma Muriel spara alle stelle la punizione dal limite. Al 6’ Malinovskyi mette in mezzo un buon pallone che Djimsiti alza di poco sopra la traversa, l’ucraino è nettamente il migliore in campo dei bergamaschi nel primo tempo e al 12’ la sua punizione da 35 metri è molto interessante, ma sbatte sullo stinco di Pezzella e non trova la porta. Al 14’ de Roon trova Muriel in profondità, ma il tiro di sinistro del numero 9 colombiano è schiacciato. Al 16’ la Fiorentina mette per la prima volta il naso fuori dall’area di rigore con un destro alto di Castrovilli e dopo un’altra bella iniziativa di Malinovskyi per Muriel (parata centrale di Dragowski al 21’) la Fiorentina passa in vantaggio con una conclusione centrale di Chiesa che Palomino devia all’angolino senza che Gollini possa intervenire.

 

 

Due minuti dopo lo svantaggio, l’Atalanta avrebbe subito l’occasione giusta per tornare sul pareggio, ma Zapata (26’) non sfrutta a dovere il retropassaggio sbagliato di Caceres e spedisce sul fondo solo davanti a Dragowski. La gara al 31’ viene fermata perché Dalbert dice a Orsato di aver sentito dei cori razzisti (allo stadio lo sbigottimento è generale) e dopo l’annuncio dell’altoparlante si vivono un paio di minuti di grande contestazione a Chiesa che si butta a terra per un paio di mezzi contrasti. Orsato gli fa chiaramente capire che è il caso di alzarsi. L’Atalanta nel finale di tempo cerca ancora di rimettere a posto il risultato, al 37’ Malinovskyi parte da metà campo con una grande azione personale e serve Muriel (sinistro violento che sfiora il palo esterno), mentre al 38’ è Castagne a mettere in mezzo per Pasalic pronto a segnare in volo d’angelo, se non fosse che Zapata gli toglie la palla dalla testa in girata.

 

 

La ripresa si apre con un sinistro centrale di Ribery che Gollini blocca senza problemi (47’), l’Atalanta attacca in modo confuso e nemmeno dopo il cambio Ilicic-Gomez per Muriel-Masiello (de Roon passa centrale di difesa) la Dea riesce a costruire azioni degne di questo nome. Al 65’ arriva il solito gol regalato agli avversari: errore di Palomino con Chiesa in pressione, il numero 25 dei Viola alza la testa e pesca in mezzo Ribery che al volo fulmina Gollini all’angolino. È la rete che mette in ginocchio l’Atalanta, l’episodio che fiacca terribilmente il morale di una squadra che nonostante abbia in campo tutti i giocatori d’attacco non riesce quasi più a mettere in difficoltà l’avversario: i tentativi di Malinovskyi (68’), Gomez (73’) e de Roon (81’) sono velleitari e non provocano pericoli.

Quando tutto sembra finito, Gomez e Ilicic (84’) regalano un finale di speranza costruendo l’azione del 2-1 in modo magistrale (cross del numero 10, controllo e sinistro del numero 72). L’Atalanta da quel momento inizia ad attaccare a testa bassa e nel recupero succede tutto quello che serve per mandare il cuore in frantumi distruggendo coronarie e arterie, distribuendo infarti e coccoloni come se non ci fosse un domani. Al 92’ un tocco di braccio rivisto al VAR vanifica il pareggio di Pasalic, l’ultimo respiro della partita manda il pallone sul piede di Timothy Castagne che di esterno destro infila la palla all’angolino e pareggia una partita semplicemente folle. La serata del Tardini regala a tutto il calcio italiano un messaggio semplice e tremendamente importante: questa Atalanta, anche quando non gioca una grande partita, non muore mai. Ma proprio mai.

 

 

Atalanta – Fiorentina 2-2

Reti: 24’ Chiesa (F), 65’ Ribery (F), 84’ Ilicic(A), 95’ Castagne (A)

Atalanta (3-4-1-2): Gollini, Djimsiti, Palomino, Masiello (57’ Ilicic), Castagne, de Roon, Pasalic, Gosens (85’ Arana), Malinovskyi, Muriel (57’ Gomez), Zapata. All. Gasperini.

Fiorentina (3-5-2): Dragowski, Milenkovic, Pezzella, Caceres, Lirola, Pulgar, Badelj, Castrovilli, Dalbert (86’ Venuti), Chiesa (77’ Vlahovic), Ribery (68’ Boateng). All. Montella

Arbitro: Orsato di Schio (Manganelli e Bottegoni; Serra; Aureliano e Tegoni)

Ammoniti: 1’ Pezzella (F), 8’ Pasalic (A), 46’ Lirola (F), 53’ Milenkovic (F), 75’ de Roon(A), 88’ Boateng (F), 90’ Dragowski (F)

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