Le origini della festa della donna
(che non sono quelle che credete)

L’8 marzo, in tutto il mondo, si festeggia la Festa della Donna. E allora via di mimose, cioccolatini, mazzi di fiori e panegirici sull’importanza della donna nel tessuto sociale della comunità. Tutto molto bello e molto giusto, anche se, di anno in anno, si è persa la memoria storica delle reali origini della manifestazione. Leggenda narra, infatti, che la data dell’8 marzo sia stata scelta per festeggiare la Giornata internazionale della donna (vero nome della ricorrenza) in ricordo di un grande incendio che l’8 marzo 1908 avrebbe colpito una fabbrica di camicie newyorkese portando alla morte di 123 operaie. Ma, per l’appunto, si tratta solo di una leggenda: come sottolineava nel 1987 un articolo di Repubblica a firma di Susanna Nirenstein, quel tragico evento, in realtà, non accadde mai. Non ce ne è traccia in nessuna fonte ufficiale e non c’è cronaca che lo registri. Altrettanto falso è che a scegliere la data sia stata Clara Zetkin nella Seconda conferenza internazionale socialista del 1910 a Copenaghen. Sebbene la grande socialista e femminista tedesca abbia giocato un ruolo fondamentale nella battaglia per il riconoscimento dei diritti femminili, l’8 marzo non c’entra nulla con lei.

Tra politica e rivendicazioni. Le vere origini di questa ricorrenza sono molto più confuse di quel che tanti potrebbero pensare e hanno radici profonde nella politica internazionale dei primi del ‘900. Le prime tracce di una giornata dedicata alle donne risalgono all’estate del 1907, quando si tenne a Stoccarda il VII Congresso della II Internazionale Socialista. Proprio Stoccarda, qualche mese prima, era stata teatro di una manifestazione di piazza in cui un folto gruppo di donne socialiste scese per le strade rivendicando il proprio diritto di voto. Il tema venne discusso durante il Congresso, il quale votò anche una risoluzione nella quale si impegnavano i partiti socialisti a «lottare energicamente per l’introduzione del suffragio universale delle donne», senza però «allearsi con le femministe borghesi che reclamavano il diritto di suffragio, ma con i partiti socialisti che lottano per il suffragio delle donne». Parallelamente venne istituito un Ufficio di informazione delle donne socialiste, la cui direzione fu assegnata a Clara Zetkin. Per questo la rivista di cui era direttrice, la Die Gleichheit (L’uguaglianza), divenne anche l’organo ufficiale dell’Internazionale delle donne socialiste.

La connotazione politica di queste decisione, però, fece storcere il naso a molte femministe socialiste. Tra queste Corinne Brown, americana, che non condivideva l’idea di “escludere” dalla battaglia le «femministe borghesi». Per questo, il 3 maggio 1908, in occasione della conferenza del Partito socialista di Chicago, la Brown indisse il Woman’s Day. L’idea non prese subito piede, come avrebbe voluto la Brown. Fu necessario l’intervento dei vertici del Partito socialista americano affinché l’evento diventasse ricorrenza: le sezioni locali del partito furono invitate a riservare l’ultima domenica di febbraio 1909 all’organizzazione di una manifestazione in favore del diritto di voto femminile. La prima vera Giornata della donna, dunque, si tenne ufficialmente il 23 febbraio 1909, negli Stati Uniti. Il primo evento di massa si tenne un anno dopo, il 27 febbraio 1910, quando al Carnegie Hall ben 3mila donne parteciparono al Woman’s Day, sulla scia del grande sciopero a cui presero parte 20mila camiciaie di New York dal 22 novembre 1909 al 15 febbraio 1910.

 

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La scelta dell’8 marzo. Forti di questa nuova ricorrenza, le donne socialiste americane, in occasione della seconda Conferenza internazionale delle donne socialiste tenutasi a Copenaghen il 26 e il 27 agosto 1910, proposero di istituire una giornata internazionale dedicata alla rivendicazione dei diritti delle donne. Documenti alla mano, non risulta che le 100 donne partecipanti in rappresentanza di 17 Paesi presero una decisione chiara al riguardo. Certo è che gli Stati Uniti continuarono a festeggiare il Woman’s Day l’ultima domenica di febbraio e che la ricorrenza, dopo Copenaghen, iniziò a circolare anche in diversi Paesi europei, sebbene non in date prefissate e senza una cadenza regolare. Anche perché, di lì a qualche anno, scoppiò la Prima Guerra Mondiale. L’evento bellico comportò la sospensione di ogni tipo di celebrazione. Ma l’8 marzo 1917, a San Pietroburgo, un folto gruppo di donne scese in piazza per chiedere a gran voce la fine della guerra. Lo Zar ordinò ai cosacchi di reprimere la manifestazione, ma questi reagirono fiaccamente, dando l’idea di essere più dalla parte delle donne che da quella del potere. L’evento ebbe una tal partecipazione di massa che incoraggiò molte altre successive manifestazioni che portarono sino al crollo dello zarismo. È per questo che l’8 marzo 1917 è rimasto nella storia come il giorno in cui iniziò la Rivoluzione russa di febbraio ed è per questo che nella Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste, tenutasi a Mosca il 14 giugno 1921, si decise di indicare l’8 marzo come Giornata internazionale dell’operaia, che poi, di anno in anno, si trasformò nella Festa della Donna che noi tutti conosciamo.

 

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La Festa della Donna in Italia. Le prime a mettere in dubbio le origini della Giornata internazionale della donna e ad aprire un dibattito che ha portato oggi a una ricostruzione storica e politica della ricorrenza, sono state due investigatrici insospettabili, due femministe storiche del nostro Paese, ovvero Tilde Capomazza e Marisa Ombra. La scoperta è avvenuta quasi per caso, alla fine degli anni Settanta, quando la festa dilagava, la partecipazione si estendeva e non c’era chi non volesse rendersi conto delle sue ragioni storiche. Così le due femministe si misero al lavoro. Subito, però, si trovarono davanti a dati «confusi, manipolati, inventati». Soltanto indagando, spulciando tra documenti antichi e articoli di giornali datati, le due smentirono prima la versione dell’incendio newyorkese e poi quella della mozione di Clara Zetkin. E furono sempre loro a ipotizzare che la data dell’8 marzo potesse essere legata alla manifestazione di San Pietroburgo, ipotesi poi confermata negli anni successivi da più storici.

Perché tanta confusione? Molto probabilmente piaceva poco che una ricorrenza di questo tipo avesse una fortissima connotazione politica, tanto più che l’isolamento della Russia prima, del movimento comunista poi e lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale infine favorirono la perdita della memoria storica sulle reali origini. Le versioni false circolate per anni e anni (e ancora oggi spesso spacciate per vere) furono cavalcate da partiti e sindacati, desiderosi di cancellare le origini “comuniste” di una festa tanto popolare e sentita dalla popolazione femminile. Eppure, in Italia, si dovette aspettare addirittura gli anni Settanta perché la ricorrenza avesse un riconoscimento ufficiale. E ciò avvenne soltanto sulla scia delle proteste del movimento femminista, in particolare sulla scia della manifestazione tenutasi a Roma l’8 marzo 1972, quando la polizia, senza alcun preavviso, caricò e malmenò migliaia di donne presenti in piazza, ree di gridare a gran voce slogan femministi allora assolutamente intollerabili per gran parte della società italiana. Per questo le vie di molte città sono dedicate all’8 marzo. Per questo è giusto che ogni anno si festeggi questa ricorrenza, che è molto più di un mazzolin di mimose o di una scatola di cioccolatini. È la Festa della Donna, ma soprattutto dei suoi diritti conquistati non senza fatica.

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