Le suore di clausura ora sono social
seppur con «sobrietà e discrezione»

Sono 37.970 in tutto il mondo, e a differenza dei loro colleghi maschi reggono bene alla crisi delle vocazioni. Sono le suore di clausura distribuite in tutti gli angoli del mondo e per le quali una disposizione annunciata ieri in Vaticano la clausura sarà un po’ meno “chiusa”. Le nuove indicazioni contenute nell’Istruzione Cor Orans, redatta dalla Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, chiariscono che le suore possono utilizzare Internet, frequentare i social media, dialogare in rete, mandare e ricevere messaggi. Ma con un’avvertenza a non portare all’interno del convento rumor, pettegolezzi, chiasso e distrazioni. Il suggerimento è quello di usare questo strumento con «prudente discernimento».

 

Nosotras vivimos en clausura, llevamos un hábito casi hasta los tobillos, no salimos de noche (más que a Urgencias), no…

Pubblicato da Patricia Carmelitas Hondarribia Noya su giovedì 26 aprile 2018

 

Le carmelitane contro lo stupro. In realtà il documento vaticano riconosce un dato di fatto. Già sono tanti i monasteri nel mondo che hanno aperto finestre digitali, attraverso le quali comunicano, invitano alla preghiera, commentano i fatti del mondo. Il caso più recente che ha conquistato la ribalta è quello delle monache carmelitane di Hondarribia, nei Paesi Baschi, che attraverso il loro account Facebook hanno manifestato la loro indignazione contro la sentenza assolutoria per uno stupro di gruppo avvenuto a Pamplona nel 2016 durante la celebre festa di San Firmino. Le suore sono uscite compattamente in campo con un post che ha colpito tutti. «Noi», hanno scritto, «viviamo in clausura, portiamo un abito quasi fino alle caviglie, non usciamo di notte (se non per andare al pronto soccorso), non andiamo a feste, non assumiamo alcolici e abbiamo fatto voto di castità. Questa è una scelta che non ci rende migliori né peggiori di chiunque altro, anche se paradossalmente ci rende più libere e felici di altri. E perché è una scelta libera, difenderemo con tutti i mezzi a nostra disposizione (questo è uno) il diritto di tutte le donne a fare liberamente il contrario senza che vengano giudicate, violentate, intimidite, uccise o umiliate per questo. Sorella, io ti credo». Decine di migliaia sono stati i like e le condivisioni.

 

 

Con sobrietà e discrezione. L’istruzione Cor Orans quindi riconosce quello che è già un dato di fatto. E può anche essere letta come un documento che in realtà cerca di arginare un fenomeno che rischia di allargarsi senza criterio. Si fa riferimento al fatto che l’uso dei social debba essere di «utilità comune» e si raccomanda di usare questi «strumenti con sobrietà e discrezione, non solo riguardo ai contenuti ma anche alla quantità delle informazioni e al tipo di comunicazione, affinché siano al servizio della formazione alla vita contemplativa e delle comunicazioni necessarie, e non occasione di dissipazione o di evasione dalla vita fraterna in fraternità».

Papa Francesco è sempre stato molto aperto verso Internet, che aveva una volta definito «un dono di Dio». Ma è preoccupato del fatto che i social alimentino la logica del pettegolezzo, fatto che lui vede come uno dei grandi mali della chiesa di oggi. Nel corso del viaggio in Cile Francesco si era rivolto alle suore convenute invitandole esplicitamente a non essere pettegole e a «non avere un cuore stretto».

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