L’inquinamento olfattivo della Kerry
Il comitato torna sul piede di guerra

Il clima rovente delle ultime settimane estive non ha fermato la protesta civile del Comitato Aria Pulita per Mozzo per le molestie olfattive della Kerry. Anzi, pare che il comitato abbia disseppellito l’ascia di guerra e stia per iniziare una protesta nuova con armi non convezionali. Il gruppo si è riunito e ha deciso di incaricare un legale per una comunicazione perentoria alla azienda Kerry con date certe per porre fine al lungo calvario che dura da oltre vent’anni e ha messo a dura prova i residenti. Abbiamo incontrato nei pressi dell’azienda Edoardo Ogliari portavoce del comitato.

Sembra che durante l’incontro del comitato di settimana scorsa ci sia stata maretta…
«No, lo escludo – racconta Ogliari – Nell’affollatissima riunione del primo agosto al centro sociale ho solo ribadito che azioni legali con lunghe cause sarebbero solo un favore alla azienda. Noi dovremmo pagare i legali, mentre l’azienda proseguirebbe nella sua non azione e a rimetterci sarebbero solo la salute e le tasche dei cittadini. Ho fatto presente che se c’era qualche dubbio sulle strategie fino ad ora attuate ero disposto a farmi da parte. C’era chi voleva forzare la mano ma poi parlando tutto è rientrato. Io sono per il dialogo, nell’interesse dei cittadini, e con decisione abbiamo dimostrato che neanche la ferie ci hanno fermato. Chi può dettare legge sono gli enti che autorizzano o meno le attività e quindi compito del comitato è tenere alto il livello della attenzione per evitare, come nel passato, che le cose poi, passando il tempo vadano nel dimenticatoio e tutto rimanga come prima».

 

 

Quindi i lavori promessi dalla azienda, ormai conclusi, non hanno dato gli effetti sperati?
«Dobbiamo essere onesti: non farei cambio con gli odori che si sentivano due anni fa. Ora la situazione è migliorata, ma dire migliorata non vuol dire che è stata risolta. La notte del 2 agosto ho ricevuto diversi messaggi nel nostro gruppo whatsapp per i miasmi impossibili, che non facevano che confermare quello che sentivo anche io. Ho scritto subito alla azienda e al sindaco e il giorno dopo abbiamo chiesto un incontro urgente alla Kerry. L’azienda ha confermato che i lavori come da piani consegnati al tavolo tecnico con gli enti erano finiti ma forse c’era un problema al camino E1 che andava risolto. Abbiamo fatto presente alla azienda che gli odori uscivano anche dai portoni tenuti aperti durante la notte. L’azienda prima ha negato spiegando che le stringenti norme Haccp non lo consentono. Ma noi abbiamo le foto e quindi l’azienda si è arresa all’evidenza».

Era circolata la voce che forse gli odori venivano da altre aziende o esercizi commerciali.
«Sono voci fatte circolare ad arte, una pizzeria o una mensa di notte non sono aperte e quindi abbiamo respinto subito queste ipotesi campate in aria. E poi una pizzeria o una mensa danno del tartufo ai loro clienti? Ma scherziamo?».

 

 

Risulta che abbiate proposto alla azienda una soluzione definitiva dal punto di vista tecnico, utilizzando tecnologie risolutive…
«Si è vero, io e il sindaco abbiamo proposto di sondare la tecnologia a post combustori ma sembra che i costi del metano che servono al processo siano troppo elevati. Verificheranno comunque la nostra proposta. Anzi di fronte a questa obiezione economica abbiamo risposto che il calore prodotto dal processo potrebbe essere riutilizzato per i processi produttivi o per produrre energia. Non solo protestiamo ma ci informiamo anche su come altre aziende hanno risolto problemi simili e questa è stata una delle soluzioni».

Si dice che siate pronti ad alzare il livello della protesta, cosa volete fare? Occupare la Sp Dalmine-Villa?
«No, non scherziamo su queste cose. Sicuramente stiamo verificando delle azioni importanti che potrebbero comunque attirare l’interesse dei media nazionali. Chiederemo inoltre agli enti preposti, in caso di allarme puzze importanti, di verificare la possibilità di prendere provvedimenti seri. Sono cose che spettano a loro, non a noi. La nostra protesta è pacifica ma la pazienza dei cittadini ha raggiunto ogni limite umano. Tante promesse ma le soluzioni si sono rivelate solo palliativi».

 

 

Sembra che i dipendenti dell’azienda non siano molto contenti della vostra protesta…
«Noi siamo con i dipendenti, si tratta della nostra salute ma anche della loro. Respingiamo ogni logica che ci mette contro i dipendenti, è una guerra tra poveri. Se vinciamo noi vincono anche loro. Se dovessimo avere delle prove che qualcuno sta tentando di metterci contro i lavoratori, sicuramente agiremo di conseguenza per vie legali».

Voi protestate contro l’azienda e qualche preoccupazione tra i lavoratori…
«Dobbiamo ringraziare Confindustria che con maestria ha saputo mediare e convincere l’azienda a ritornare sui suoi passi quando si era sottratta al dialogo con i cittadini volendo escludere il Comitato dal tavolo tecnico come uditore. Oltre Confindustria penso che anche i sindacati ritengano che il dialogo con il territorio sia una cosa importante. Ci sono molte aziende chimiche, alimentari che organizzano degli open day aperti alla cittadinanza proprio per mantenere uno stretto rapporto con i cittadini».

Mentre ci congediamo passiamo davanti alla azienda e la presenza di Ogliari che ricorda con la sua fluente capigliatura un capo indiano, non passa inosservata. Qualcuno dall’azienda si affaccia e sentiamo qualche commento a distanza. Ogliari al momento non commenta e riprende la strada di casa poco distante. «Speriamo che stanotte – Ogliari poi ci ricorda sotto casa sua – a parte le zanzare e il caldo almeno le puzze ce le evitino. La natura non si può fermare ma le azioni dell’uomo sì».

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