Di Maio e Salvini sono i nuovi leader
In Bergamasca è Lega pigliatutto

L’Italia ha votato e lo ha fatto con una buona affluenza, pari al 72,9 per cento. Risultato: il quadro politico presente fino a ieri è stato completamente sovvertito, con le urne che ci hanno riconsegnato due nuovi leader politici: Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Il primo è il candidato premier del Movimento 5 Stelle, divenuto la prima forza italiana ottenendo un risultato ben oltre le più rosee aspettative, pari al 32,5 per cento circa alla Camera; il secondo, invece, è il leader della Lega, che con il 17,5 per cento (nel 2013 si era attestata intorno al quattro per cento) è la prima forza del centrodestra. A fare da contraltare, ci sono gli sconfitti, su tutti il Partito Democratico, fermatosi al 19 per cento circa, un tracollo inatteso che va oltre le divisioni interne alla sinistra, visto che anche Liberi e Uguali è andato sotto, e di molto, le aspettative con una proiezione del 3,2 per cento che non assicura nemmeno il superamento del quorum al 3 per cento, anche se ce la dovrebbe fare. Non sono andate meglio le cose per Forza Italia, attestatosi di poco sopra il 14 per cento, perdendo così lo “scettro” di primo partito del centrodestra. A questo punto, la domanda che tutti si pongono è una: chi guiderà l’Italia? Al momento, nessuno, visto che nessuna forza politica, sola o coalizzata, raggiunge la quota del quaranta per cento, necessaria per avere la maggioranza in Parlamento con la nuova legge elettorale con cui il 4 marzo si è votato. Forse ce la può fare la coalizione di centrodestra, ma è tutto da vedere. Di certo la più grande verità l’ha detta ieri in tarda serata il pentastellato Alessandro Di Battista: «Se i dati fossero confermati, sarebbe una vera e propria apoteosi per noi. E, comunque vada, ora tutti saranno costretti a sedersi al tavolo a parlare con noi».

 

 

I risultati in Lombardia. In attesa dei risultati certi (le nuove procedure hanno causato diversi ritardi nei conteggi, in particolare per quanto riguarda i collegi uninominali), una cosa è certa: l’Italia è spaccata in due. Al Nord, infatti, si è imposto con chiarezza il centrodestra, che ha portato a casa la maggior parte dei collegi uninominali, mentre al Sud è stato un successo clamoroso per il Movimento 5 Stelle, che in alcune Regioni ha addirittura sfiorato il 50 per cento dei consensi. In questo quadro, il Pd ne esce con le ossa rotte, conquistando solamente buona parte di Toscana, Emilia Romagna e Trentino e diventando così, di fatto, il quarto gruppo parlamentare dopo M5S, Lega e Forza Italia (nonostante le percentuali più alte, infatti, il Pd ha perso buona parte dei collegi uninominali e quindi diversi rappresentanti in Parlamento). In Lombardia non ci sono dubbi: la coalizione di centrodestra sfiora il cinquanta per cento complessivo e il primo partito è la Lega, con il Pd che insegue distante (media del 24, 25 per cento) e il Movimento appena sotto il venti. In attesa dei risultati delle regionali, il cui scrutinio prenderà il via soltanto alle 14 di lunedì 5 marzo, a conclusione di quello delle politiche, gli exit poll danno nettamente in vantaggio Attilio Fontana, con una percentuale compresa tra il 38 e il 41 per cento, staccato di almeno cinque punti percentuali da Giorgio Gori, fermo al 31 o 35 per cento.

Com’è andata a Bergamo. Bergamo si allinea al livello regionale. Nella nostra provincia, a farla da padrona è la Lega, che strappa un netto 36 per cento. Il Pd crolla anche qui, fermandosi a un misero 20 per cento, mentre non sfonda il Movimento 5 Stelle, che si ferma al 15 per cento circa. Soffermandoci sui dati cittadini, secondo i primi dati, nel collegio del Senato il centrosinistra è andato un po’ meglio, raggiungendo il 35,6 per cento, mentre il centrodestra tocca quota 40,7 per cento. In generale, i candidati del Pd pagano duramente i pessimi risultati generali del partito: Elena Carnevali, candidata al collegio uninominale per la Camera della città per i dem, esce sconfitta per mano di Stefano Benigni di Forza Italia, con percentuali, rispettivamente, del 29 e del 45 per cento. Questa sconfitta, chiude le porte del Parlamento a Giovanni Sanga, che quindi non tornerà a Roma essendo stato messo come terzo candidato nel listino proporzionale del Pd, dietro proprio alla Carnevali e a Maurizio Martina. Un po’ a sorpresa, rischia di non farcela anche Antonio Misiani, candidato nel proporzionale per il Senato in seconda posizione.

Ma ecco i dati, come riportati da L’Eco di Bergamo, relativi ai collegi uninominali bergamaschi per Camera e Senato:

  • Collegio uninominale di Bergamo al Senato: Alessandra Gallone (centrodestra – Forza Italia) oltre 52 per cento; Livia Marcassoli (centrosinistra – Pd) oltre il 25 per cento; Attilio Pizzigoni (Movimento 5 Stelle) oltre il 16 per cento.
  • Collegio uninominale di Bergamo alla Camera: Stefano Benigni (centrodestra – Forza Italia) oltre il 45 per cento; Elena Carnevali (centrosinistra – Pd) oltre il 29 per cento; Guia Termini (Movimento 5 Stelle) oltre il 17 per cento.
  • Collegio uninominale di Treviglio al Senato: Simona Pergreffi (centrodestra – Lega) oltre il 56 per cento; Giuseppe Guerini (centrosinistra – Pd) oltre il 19 per cento; Maurina Raimondi (Movimento 5 Stelle) oltre il 18 per cento.
  • Collegio uninominale di Treviglio alla Camera: Cristian Invernizzi (centrodestra – Lega) oltre il 55 per cento; Gabriele Riva (centrosinistra – Pd) oltre il 19 per cento; Vita Maria Macchitella (Movimento 5 Stelle) oltre il 19 per cento.
  • Collegio uninominale di Albino alla Camera: Daniele Belotti (centrodestra – Lega) oltre il 57 per cento; Marco Milesi (centrosinistra – Pd) oltre il 22 per cento; Fabiola Bologna (Movimento 5 Stelle) 15 per cento.
  • Collegio uninominale di Romano di Lombardia alla Camera: Alessandro Sorte (centrodestra – Forza Italia) 57 per cento; Ludovica Paloschi (centrosinistra – Pd) 20 per cento; Andrea Dellavedova (Movimento 5 Stelle) oltre il 17 per cento.

 

 

Segnatevi in agenda il 23 marzo. E ora che succede? Succede che, innanzitutto, si deve finire il conteggio preciso di tutti i voti in tutti i seggi. Bisognerà fare particolare attenzione agli uninominali, perché con questa legge molto dipenderà dai vincitori di questi ultimi, che potrebbero far pendere la bilancia politica da un lato piuttosto che da un altro. Più precisamente, se le cose dovessero andare particolarmente bene per il centrodestra, la coalizione arriverebbe molto vicina alla soglia del quaranta per cento in Parlamento e potrebbe tentare, trovando appoggio in alcuni altri eletti nella circoscrizione estero o in altri partiti, di creare una maggioranza. Il primo vero test, però, si avrà il 23 marzo, quando si insedierà il nuovo Parlamento e si eleggeranno i presidenti di Camera e Senato. Solo a quel punto si potrà capire se e quali alleanze si andranno a formare. A quel punto, inizieranno anche le consultazioni del presidente della Repubblica, che avrà il delicato compito di decidere il futuro politico del nostro Paese.

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