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Mediaset verso un bilancio in rosso
Così pensa alla fusione con Sky

Sopra il cielo di Cologno Monzese infuria la bufera: Mediaset, infatti, è in caduta libera a Piazza Affari, con una perdita che sfiora il 35 percento da fine ottobre a oggi. E la colpa è tutta della pay tv, Premium, e dello spropositato (oramai si può dire senza timore di essere smentiti) investimento fatto per i diritti in esclusiva della Champions League per le prossime tre stagioni, costato la bellezza di oltre 700 milioni di euro. Ora la data segnata con un circhiolino rosso sui calendari dei vertici Mediaset è quella del 22 marzo, quando verranno presentati i risultati del bilancio 2015. Ma si può già immaginare che i sorrisi non saranno molti: se il titolo è sprofondato dopo i deludenti risultati del terzo trimestre, si può supporre cosa accadrà quando verrà messo nero su bianco che, per l’intero 2015, il Biscione ha speso 2,55 miliardi, cioè 35 milioni in più di quanto preventivato. Non una cosa tragica, anche perché negli ultimi anni Mediaset aveva prodotto buoni risultati, ma proprio per questo un risultato che potrebbe ulteriormente scuotere il mercato, che si era abituato al fatto che il Biscione spendesse sempre meno di quanto preventivato, mentre questa volta ha addirittura aumentato le stime.

 

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L’autogol Champions. Il vero problema, però, non è solo il probabile rosso da 35 milioni, quanto la causa di questo rosso, ovvero gli investimenti per il calcio sulla pay tv. Oramai investitori e analisti sono certi di una cosa: Mediaset ha fatto il passo più lungo della gamba, mettendo a segno un clamoroso autogol con l’investimento che, invece, avrebbe dovuto rappresentare il proprio rilancio sul mercato. Il pallone, infatti, resta un asset fondamentale per le tv a pagamento, ma continua a perdere appeal e pubblico, come dimostrano i dati (che vi avevamo già esposto): nella stagione di Champions in corso, le 6 giornate dei gironi di qualificazione trasmesse in chiaro sulle reti Mediaset e a pagamento su Premium hanno avuto una media di 2 milioni e 808mila spettatori contro i 4 milioni e 170mila del torneo precedente (un calo di quasi il 33 percento) e i 5 milioni e 132mila del 2013-2014 (calo superiore al 45 percento). Se al calcio non si affianca quindi un palinsesto vario e ricco, cosa che Sky fa oramai da diverso tempo, il rischio è di andare in perdita. Ma se spendi tutti i soldi a disposizione, o addirittura più soldi di quelli che hai in tasca, soltanto per il calcio, come ha fatto Mediaset, i conti non tornano più. L’obiettivo prefissato a inizio stagione, ovvero quello dei 2,5 milioni di abbonati a Premium, è ancora lontano. E non basta aver fatto registrare la migliore performance europea in termini di nuovi abbonati (più 112mila) nel terzo trimestre del 2015 per convincere gli analisti.

 

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L’indagine dell’Antitrust e la causa a Sky. In questo quadro, non certo roseo, si inseriscono altri due “casi” che certamente non aiutano Mediaset, e in entrambi c’entra anche Sky. Il primo riguarda l’atto di accusa dell’Antitrust contro i due colossi della pay tv italiana, secondo cui la grande partita dei diritti tv della Serie A, pari a 3 miliardi di euro in 3 anni, sia stata una vera e propria spartizione tra Mediaset e Sky, coadiuvata da Lega Calcio e Infront, l’advisor che doveva essere super partes e che invece ha svolto un ruolo attivo nell’assegnazione dei vari pacchetti. Un documento di 52 pagine e 186 allegati che pesa come un macigno, soprattutto sul titolo in Borsa di Mediaset, e dove si legge che il comportamento delle parti in causa «era finalizzato ad alterare il confronto concorrenziale in sede di partecipazione alla gara, evitando il dispiegarsi di dinamiche concorrenziali fra gli operatori attivi sul mercato e ostacolando l’ingresso di potenziali nuovi operatori». In sostanza, la Lega, Infront e i due principali concorrenti, hanno concordato un esito della stessa diverso da quello risultante dalle offerte, in modo da garantire la ripartizione del mercato tra i due operatori storici, evitando l’estromissione di uno di questi (Mediaset Premium) e precludendo l’ingresso di nuovi operatori sia nell’immediato (Eurosport) sia nel futuro. Il tutto senza neanche quei vantaggi per i consumatori che erano stati prospettati. Il documento verrà discusso con le difese delle parti coinvolte il 16 febbraio prossimo, circa un mese prima della presentazione del bilancio di Mediaset.

Sky e il Biscione, quindi, non sarebbero così nemici come invece hanno dato a vedere negli ultimi tempi, in cui si sono cambiati più di una frecciata. Ma il secondo caso che fa discutere recentemente va in direzione diametralmente opposta: Repubblica, infatti, ha reso noto che «pochi giorni dopo Capodanno, Mediaset ha citato per danni Sky in tribunale per “la ritrasmissione dei canali ex analogici di Rti via satellite”». Cologno Monzese accusa i rivali di aver utilizzato illegalmente il proprio segnale televisivo; quest’ultimi si difendono, invece, spiegando che i canali Mediaset (Canale 5, Italia 1 e Rete4) sono disponibili in chiaro a tutti, su qualunque decoder satellitare, anche gratuito e senza abbonamento alla pay tv. La “battaglia del telecomando” sul tema era iniziata l’estate scorsa, quando prima Mediaset aveva chiesto a Sky di pagarla per la trasmissione dei suoi canali, e successivamente, dopo aver ricevuto un secco “no” come risposta, il 7 settembre aveva deciso di criptare le tre reti sulla piattaforma digitale. Il Tribunale di Milano ha fissato per maggio la prima udienza, ma intanto Mediaset pare abbia avanzato una richiesta di risarcimento di 45 milioni di euro. Cosa che fa storcere il naso a molti: i più maligni, infatti, dicono che Mediaset sia perfettamente consapevole che la richiesta di risarcimento finirà in un nulla di fatto, ma intanto, nel bilancio del 2015, potrà mettere all’attivo anche quei 45 milioni circa, che andrebbero a pareggiare il rosso preventivato. Una mossa puramente strategico-economica dunque, tesa a tranquillizzare gli investitori e alleggerire il peso delle critiche degli analisti.

 

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L’ipotesi fusione Sky-Mediaset Premium. Non stupisce dunque che a questo punto tornino in auge le voci che vogliono sul tavolo sia di Murdoch che di Berlusconi l’ipotesi di una clamorosa fusione tra Sky e Mediaset Premium. Già un anno fa circa, dopo che Mediaset si era aggiudicata l’asta per i diritti della Champions per il prossimo triennio, Murdoch aveva fatto una visitina ad Arcore con l’intenzione, secondo quanto riportato da Milano e Finanza, di proporre a Berlusconi la fusione dei due colossi della pay tv. Sull’ipotesi si era espressa positivamente addirittura Mediobanca, dimostrando che la cosa era tutt’altro che fantascienza. Poi, invece, non se ne fece niente, anche perché Mediaset rigettò l’offerta, ma propose a Sky di comprare l’intero pacchetto diritti Champions per circa 1 miliardo di euro (300mila in più di quanto speso dal Biscione). Proposta che Murdoch visse come un’offesa e diede il via a quella “guerra” andata in scena negli ultimi mesi e ancora in corso. Ora, a 12 mesi di distanza e a fronte di numeri impietosi, pare sia proprio Mediaset a ripensare all’ipotesi della fusione, che Mediobanca è tornata ad auspicarsi in un documento di inizio 2016. Ma, a questo punto, il manico del coltello è saldamente nelle mani di Sky.

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