Il mistero della tomba di Cervantes
Dicono di averla trovata a Madrid

Cinque giorni fa, il 23 gennaio, il quotidiano spagnolo El País dava notizia dell’avvio di scavi che in un paio di settimane avrebbero potuto portare al ritrovamento della cassa contenente le ossa del più famoso fra gli scrittori spagnoli: Miguel de Cervantes, l’autore del Don Chisciotte. Luogo delle operazioni, il Convento de las Trinitarias Descalzas de San Ildefonso, a Madrid.

Oggi ne abbiamo 28 e ieri lo stesso giornale riportava – con le doverose cautele – la notizia fresca fresca: sotto il pavimento della chiesa delle suore Trinitarie è stata trovata una cassa in legno contenente resti umani e segnata con le iniziali M.C., ottenute giustapponendo una serie di chiodi di medie dimensioni, come si faceva un tempo quando si collocava del materiale deperibile in un ambiente ostile. Il procedimento simmetrico, consistente nel perforare una lastra di metallo in modo da ottenere una data, era invece usato nelle cantine per segnare le annate del vino. La carta si sarebbe infatti deteriorata.

 

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Gli archeologi hanno potuto operare rapidamente grazie a due strumenti ormai d’uso comune negli scavi: il georadar e la microcamera. Il primo ha consentito al professor Luis Avial di realizzare una dettagliatissima mappa geofisica, termografica e all’infrarosso dell’antica cripta della chiesa; la seconda ha permesso l’ispezione delle cavità risultanti dalla mappa, destinate – si supponeva – ad ospitare antiche sepolture.

A quel punto è stato abbattuto uno dei muri perimetrali della cripta in modo da poter estrarre le casse che, effettivamente, si trovavano collocate ordinatamente in una specie di alveare costituito da celle in mattoni di fango. Una di queste casse è appunto quella che, tirata fuori dalla parte dei piedi, ha rivelato dall’altra la presenza delle iniziali del defunto.

Ovviamente di MC non c’è solo Miguel de Cervantes in Spagna, per cui sarà necessario un minuzioso lavoro nell’archivio delle suore per cercar di capire se quel che si vorrebbe fosse vero lo sia realmente. Non basteranno però le ricerche sui registri a risolvere l’indagine perché i resti contenuti nella cassa sono tutt’altro che in buone condizioni: non solo non hanno mantenuto la forma dello scheletro, ma pare altresì che appartengano a due corpi distinti, di cui uno ancora bambino.

La speranza che anima i ricercatori è che alcune delle ossa presentino i segni delle patologie lamentate da Cervantes: l’atrofia delle ossa del metacarpo della mano sinistra e i segni di proiettili di archibugio nello sterno, oltre alle ferite ricevute nel corso della Battaglia di Lepanto. Le cicatrici allo sterno – data la natura cartilaginea del medesimo – potrebbero risultare difficili da determinare, mentre un indirizzo preciso alle indagini potrebbero darlo l’esame dell’arcata dentaria (quando morì, a 68 anni, allo scrittore erano rimasti solo sei denti) e la ricostruzione della colonna vertebrale che dovrebbe conservare i segni dell’artrosi che l’aveva deformata in maniera significativa.

Altri indizi potrebbero essere forniti dall’analisi degli scampoli di saio col quale si pensa che lo scrittore avrebbe voluto presentarsi al Giudizio di Dio – era Terziario Francescano da tempo – e dall’esame del legno della cassa, che consentirebbe la datazione del reperto.

El Mundo, l’altro giornale madrileno, aggiunge che il promotore del progetto di scavi ha spiegato che l’intera documentazione disponibile indica che Cervantes fu sepolto nella chiesa delle Trinitarie e che non fu mai traslato altrove. «La chiesa è piccola, dipende da un convento, e pertanto si doveva disporre di un permesso per esservi sepolti.[…] Qui ci sono poche tombe, tutte con permesso, e uno di questi riguarda Cervantes». Quale sia quella giusta lo sapremo dunque fra qualche tempo.