A Morbegno è protagonista il Bitto
(sapete la storia dei suoi ribelli?)

Una manifestazione storica che punta alla valorizzazione del territorio valtellinese, delle sue peculiarità, delle tradizioni e dei prodotti. Stiamo parlando della 111esima edizione della Mostra del Bitto a Morbegno, in Valtellina, in programma sabato 13 (dalle 9 alle 23.30) e domenica 14 ottobre (dalle 9 alle 19). Re dell’evento, naturalmente, il noto formaggio Bitto. Quest’anno l’organizzazione è guidata dalla Comunità Montana di Morbegno che ha deciso di raddoppiare la manifestazione con attività ed eventi sia al Polo Fieristico provinciale che nel centro cittadino.

Due ospiti speciali. Le due location, a ingresso gratuito, saranno collegate da un bus navetta anch’esso gratuito. Con i formaggi protagonisti (da segnalare il concorso riservato ai casari con le premiazioni nella serata del 13 ottobre) e la massiccia presenza di associazioni, gruppi folcloristici e bande, saranno due stelle della televisione a far brillare di luce propria le eccellenze di Valtellina e Valchiavenna: Jimmy Ghione, testimonial di Coldiretti nella battaglia contro la contraffazione dei prodotti agroalimentari e volto storico di Striscia la Notizia, e Benedetta Parodi, indiscussa regina dei fornelli televisivi. In più, per tutte e due le giornate ci saranno musica e spettacoli con tre diversi palchi.

 

[I ribelli del Bitto]

 

I tormenti del Bitto. Non c’è dubbio che questo formaggio sia uno dei simboli della produzione casearia lombarda dalle portentose capacità di invecchiamento: le forme migliori possono riposare oltre i dieci anni. Si tratta ovviamente di prodotti eccezionali con conseguente prezzo, che può superare per questi pezzi unici il centinaio di euro per chilogrammo. Storicamente il formaggio nasce nelle Valli di Gerola e Albaredo, nelle Orobie Valtellinesi e proprio dal torrente che le attraversa prende il nome. Come tutte le cose buone, questa delizia casearia ha fatto gola a molti, soprattutto dopo l’ottenimento del marchio Dop, nei primi anni duemila. Come ha spiegato Paolo Ciapparelli (presidente del Consorzio dei produttori “antichi”) al Corriere, ai 12 produttori di Bitto storico se ne sono aggiunti molti altri, per un totale di 60 nuovi arrivati. Ma il vero problema è giunto in seguito, dall’alto: c’è stato infatti un cambiamento del Disciplinare di produzione Dop. La Dop che dovrebbe tutelarne la produzione per evitare prodotti mistificati prevede un disciplinare che, secondo i cosiddetti ribelli, travisa alcuni punti salienti: prima di tutto allarga l’area di produzioni ben oltre la ristretta zona geografica storicamente riconosciuta; in secondo luogo, non considera la piccola aggiunta di latte di capra orobica che da sempre viene addizionata al latte vaccino e, infine, concede l’utilizzo di mangimi e fermentati industriali e non tollera le lavorazioni tradizionali. Sono stati questi i motivi che hanno portato alcuni casari di alpeggio a voler uscire del Consorzio e differenziare il loro prodotto con il marchio Storico.

I 12 ribelli del Bitto. Con questi cambi normativi, quindi, i produttori antichi del Bitto si sono trovati paradossalmente a essere dalla parte del torto. Ne è nata una guerra: due consorzi distinti, in forte contrapposizione. Da una parte i ribelli del Bitto, i 12 pionieri del Consorzio per la salvaguardia del Bitto storico, guidati da Ciapparelli e sostenuti da Slow Food, dall’altra i nuovi arrivati del Consorzio di Tutela del Bitto e Casera, che sul piano legale stanno nel giusto e hanno i numeri decisamente dalla loro: 1500 forme ribelli contro 18mila moderne ogni anno. «Una battaglia impari. Oltretutto ci sentiamo presi in giro dalla Camera di Commercio di Sondrio con la quale abbiamo stipulato accordi, mai rispettati – ha aggiunto Ciapparelli –. I produttori del Bitto storico hanno sostenuto molte spese (una casera-museo da 300mila euro, ndr). Sono la realtà modello che traina tutto il settore. Eppure, nonostante le promesse, non abbiamo ottenuto alcun finanziamento. Dunque, siamo pronti a cambiare definitivamente strada».

Se volete capirne di più di questa interessante storia, vi consigliamo di leggere QUI e QUI.

 

 

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