Il mostro pedofilia nella chiesa
Il Papa chiama a “rendere conto”

Saranno presenti in 190 fra presidenti delle conferenze episcopali nazionali, vertici dei dicasteri romani, superiori degli ordini religiosi ed esperti. Il Papa sarà presente a tutte le fasi dei lavori. È l’atteso summit che si tiene a partire da giovedì 21 febbraio in Vaticano dedicato al tema più spinoso e doloroso del momento: la pedofilia nella chiesa. Il Papa ci arriva avendo chiarito senza mezzi termine qual è la sua linea, che è stata definita “tolleranza zero”. Il segnale più clamoroso è venuto con la decisione di ridurre allo stato laicale con verdetto inappellabile l’ex cardinale Theodore McCarrick, arcivescovo emerito di Washington, responsabile di abusi sessuali anche su minori. Era stata prevista l’esclusione di McCarrick dal collegio cardinalizio, cosa già di grande gravità. La decisione di spretarlo con un primo e unico grado di giudizio rende l’idea della decisione con cui Francesco intende d’ora in avanti affrontare la questione.

 

 

Il programma del summit prevede che al centro della prima giornata venga affrontato il tema della responsabilità; venerdì sarà dedicato al “rendere conto”, sabato al tema della trasparenza. Domenica ci sarà la celebrazione eucaristica che precederà il discorso finale del Papa, prima dell’Angelus, nel quale saranno tirate le somme dell’incontro. Il comitato organizzatore è costituito dall’ex direttore della Sala stampa vaticana, padre Lombardi, dai cardinali Oscar Gracias e Blaise Cupich, oltre che dal segretario aggiunto dell’ex Sant’Uffizio, l’arcivescovo Charles Scicluna, e dal vice presidente della Pontificia commissione per la tutela dei minori, padre Hans Zollner.

Sono tante le situazioni critiche che stanno emergendo, soprattutto sull’altra sponda dell’Oceano. Ad esempio dopo il caso delle rivelazioni sugli abusi commessi da sacerdoti in Pennsylvania (oltre mille bambini nell’arco di settant’anni sarebbero stati brutalmente molestati da sacerdoti), ha fatto scalpore la scelta della diocesi di Brooklyn, negli Stati Uniti, di pubblicare cento nomi di presbiteri pedofili. Francesco ha davvero rotto gli indugi come aveva fatto capire nel 2016 con il motu proprio “Come una madre amorevole”. Qui il Papa precisava che, tra le “cause gravi” per cui un vescovo può essere rimosso, «è compresa la negligenza dei vescovi nell’esercizio del loro ufficio, in particolare relativamente ai casi di abusi sessuali compiuti su minori e adulti vulnerabili».

 

 

Una questione che certamente infiamma il dibattito all’interno della chiesa è quello delle ragioni del dilagare del fenomeno drammatico dei casi di pedofilia. L’ala conservatrice punta il dito sul fattore omosessualità. Secondo i vescovi che si oppongono a Francesco questo è il problema e quindi auspicano una linea più dura nei confronti dell’omosessualità stessa, a tutti i livelli. Bergoglio invece ha un punto di vista molto diverso, che ha ribadito in più occasioni: secondo lui la questione cruciale da combattere è il clericalismo, che lui ritiene la stortura che soggiace a ogni forma di violenza commessa da diaconi, preti e vescovi. Il clericalismo per Francesco è un abuso di potere, è una perversione della vita della Chiesa, una forma di aristocrazia che prescinde dal sentirsi parte del popolo di Dio. In sostanza è una situazione nel quale un sacerdote si sente legittimato a tutto.

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